2013
Da Achille a Javier, mito e uomo dei record
Calciatore straniero con più presenze nella storia della Serie A – 603, secondo in classifica generale soltanto a Paolo Maldini (che ha giocato un numero maggiore di campionati) in una lista in cui tra i primi venti risulta l’unico oriundo – e recordman dell’Inter, maglia con cui ha centrato il personale primato di presenze consecutive nella massima serie (ben 137) e del quale è il rappresentante più titolato con ben sedici trofei.
CAMPIONE INENARRABILE – Cinque scudetti, una Champions League, una Coppa Uefa, una Coppa Intercontinentale, quattro Coppe Italia, quattro Supercoppe Italiane: il fiore all’occhiello è senza ombra di dubbio la stagione 2009-2010, annata fantastica in cui la sua Inter centrò il celebre Triplete targato Mourinho, vincendo in un solo colpo scudetto, Champions League e Coppa Italia. Segnando dunque un traguardo ineguagliabile nella storia nerazzurra ed in generale negli almanacchi calcistici internazionali. Dal 1995 stabilmente con la maglia dell’Inter, è il capitano dal 1999, detiene ogni record immaginabile conseguibile con tali colori ed è oltre ogni ragionevole discussione il giocatore più rappresentativo dalla nascita del club ad oggi. Recordman di presenze nella nazionale argentina dove, nonostante le mancate convocazioni nell’era Maradona Ct, ha totalizzato ben 145 partite distaccando notevolmente ogni altro connazionale ed essendone il capitano dal 1997 al 2008, anno in cui ha spontaneamente lasciato la fascia a Lionel Messi.
OLTRE I NUMERI – Il calciatore perfetto. Esempio di professionalità e lealtà per le generazioni future: mai sopra le righe, mai un comportamento fuori posto, sempre il primo a raggiungere il campo d’allenamento e l’ultimo ad abbandonarlo. Alla scuola Zanetti si apprende lo spirito di sacrificio, l’abnegazione, la dedizione alla causa, la determinazione nel non mollare un centimetro nonostante l’inesorabile scorrere degli anni e una carriera impressionante che basta da sé per non dover dimostrare nulla a nessuno. Ma quelli come lui, ammesso che ne esistano, non fondano la propria ragion d’essere sul dimostrare agli altri: piuttosto vivono la propria professione calcistica come una missione che non si ferma al campo in sé quanto invece all’essenza e allo spirito con cui la si vive. Rileggendo queste righe ci si accorge che il suo nome è stato a malapena citato, quasi come se fosse superfluo dover specificare: in effetti quando rappresenti tutto ciò non puoi che chiamarti Javier Zanetti.
IN BOCCA AL LUPO CAPITANO – In procinto di varcare la fatidica soglia dei 40 anni, a vederlo all’opera ancora oggi ci si domanda come sia possibile tutto ciò: Zanetti gioca con immutato rendimento in ogni fetta di campo, corre per tre, lo trovi allo stesso tempo in attacco e difesa. Due, tre, quattro Zanetti per ogni partita: una macchina perfetta dalle sembianze disumane scalfibile soltanto con imprevedibili eventi della natura. Rottura del tendine d’Achille, ad esempio. Sei, otto mesi di prognosi: recupero che si complica per un calciatore della sua età con tanti, troppi, chilometri all’attivo. Per un calciatore della sua età, appunto: non per Javier Zanetti. “Dopo tanta strada devo cambiare le gomme, tornerò almeno per una partita davanti ai miei tifosi”, le parole del capitano nerazzurro dopo la definitiva conferma medica dell’avvenuto crac. Possiamo scommetterci: la partita non sarà una e calcisticamente, senza offese per il mitologico Achille, il famoso tendine apparterrà a capitan Zanetti. Un mito vivente. In bocca al lupo Javier.