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2013

Top & Flop della 29^ giornata

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TOP PLAYERS

Marchisio – Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando il giovane Marchisio offriva belle speranze ma poca sostanza nella disorientata Juventus precipitata in B. Oggi il prodotto del vivaio bianconero è tra i primi centrocampisti al mondo per rapporto qualità/quantità. Vedere Bologna per credere: assist a Vucinic e gol di giustezza con tocco che solo piedi (molto) ben educati sono in grado di confezionare. In mezzo e ovunque, tanta efficace corsa.

Balotelli – Decisamente cambiato rispetto a quello di Manchester e non ci riferiamo alle abitudini extracalcistiche che temiamo siano piuttosto dure a morire. Se in Inghilterra era uno dei numerosi frombolieri a disposizione di Roberto Mancini, a Milano rappresenta la punta di diamante di una squadra in ricostruzione e il sentirsi importante lo ha evidentemente trasformato in un giocatore decisivo. Lo è anche contro il Palermo e chissà come sarebbe andata a finire al “Camp Nou” se a giocare fosse stato lui e non l’evanescente Niang. Cesare Prandelli non aspettava altro.

Totti – Altro pezzo da novanta della Serie A che passa il convento: forse economicamente povera, però ricca come mai di giovani di talento. Lui, che sbarbatello non lo è decisamente più, offre ancora lampi di calcio abbagliante, da maestro consumato: tacco da urlo che Perrotta stampa sulla traversa e 226° bersaglio, con relativo sorpasso a Nordhal, a mezzo bordata finale che sa tanto di fuoco d’artificio celebrativo. Brasile 2014 è ancora lontano ma mica poi tanto…

Gomez – Difficile che l’ex Arsenal Sarandì e San Lorenzo resti ancora all’ombra del borbottante Etna dopo l’ennesima stagione da protagonista. Contro l’Udinese, un’altra prova da attaccante moderno ed efficace: tanta mobilità condita dalla sostanza dei gol. Già sette nel campionato in corso: tante quante quelle di Vucinic, tanto per citare un illustre collega di reparto.

FLOP PLAYERS

Tzorvas – Una volta i portieri italiani erano i migliori in circolazione e dubitiamo che la bontà della scuola nostrana si sia inaridità a tal punto da richiedere l’import di interpreti del ruolo made in Grecia. Con tutto il rispetto per Tzorvas, la Serie A non è il campionato ellenico e certi errori grossolani marchiano indelebilmente. Cuadrado e la Fiorentina ringraziano; dubitiamo facciano altrettanto i sempre più disorientati tifosi del “Grifone”.

Ciani – Fisico da cestista e poca perizia per l’ex Bordeaux che dopo appena 16 minuti, martorizzato dagli affondi di Barreto, pensa bene di guadagnarsi due gialli per lasciare l’innevato “Olimpico” e godersi anzitempo il tepore e la tranquillità degli spogliatoi. La Lazio è squadra dalla panchina troppo corta e l’exploit di Ciani lo conferma inesorabilmente. Per questo, la stagione dei biancocelesti, con una finale già in cassaforte, sa di miracolo targato tutto o quasi Vladimir Petkovic.

Rosi – Contro la sua ex squadra con tanta voglia di fare ma pochi risultati concreti. Troppo confusionario, non si dimostra all’altezza in nessuna delle due fasi. In poche parole, nè carne, nè pesce. Anche lui poi è affetto dal “morbo” dell’esterno mediocre: ogni qualvolta arriva sul fondo, ecco arrivare puntuale un cross o un passaggio sbagliato. Deprimente.

Cannavaro – Qualcuno ha ancora il coraggio di chiedersi perché il fratello meno illustre della famiglia Cannavaro non abbia mai indossato la casacca azzurra? Vedere Napoli–Atalanta per informazioni. Lasciate perdere la fatalità dell’autogol e concetratevi sul modo in cui il nostro non marca Denis, tra l’altro suo ex compagno di squadra, in occasione delle reti orobiche. Dilettantesco.

Il calcio del giorno

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