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2013

Andreazzoli: media scudetto

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Lo strepitoso cammino della Juventus – 65 punti in 29 partite di campionato – procede su una media di 2.24 punti a gara, un dato eccellente che testimonia l’efficacia del lavoro di valorizzazione effettuato da Conte e la validità di un organico completo. Dopo ventinove giornate della Serie A 2012-13 non c’è squadra che possa vantare una media superiore alla quota 2, ad eccezione della Roma di Andreazzoli.

LE SEI DI ANDREAZZOLI – Sei partite di campionato, quattro vittorie – contro Juventus, Atalanta, Genoa e Parma – un pareggio esterno con l’Udinese e la sconfitta al personale esordio del Marassi subita dalla Sampdoria. Tredici punti in sei gare per una media di 2.16 punti a partita. E’ indubitabile che sul numero così ristretto di partite non si possa fondare una statistica centrata, ma i segnali sono estremamente confortanti soprattutto se paragonati alla gestione precedente, l’esperimento Zeman che ha totalizzato 34 punti in 23 gare per una media di 1.47 punti a partita. Media punti poco più alta della statistica relativa all’attuale valore dell’Udinese (1.41), stabile al nono posto della classifica. La Roma invece è oggi quinta, ha raggiunto l’avversaria cittadina e si trova a soli sette punti dal terzo posto attualmente occupato dal Milan, impresa ardua ma tecnicamente non impossibile.

L’INVERSIONE DI TENDENZA: I MOTIVI – Premettendo ancora la necessità di trovare ulteriori conferme nell’immediato futuro della Roma – già la trasferta di Palermo e il seguente derby potranno dire tanto sulle reali ambizioni giallorosse – le ragioni fondanti del cambio di passo sono due: duttilità tattica e serenità nello spogliatoio. Andiamo con ordine: Andreazzoli ad oggi non si è rivelato soltanto un normalizzatore di una progetto iniziale che per troppe cause non ha mai trovato una sua stabilità, ma anche un tecnico capace di variare l’assetto in base a partita ed avversario. Ha scelto il 3-4-1-2 e due punte di ruolo quale Totti ed Osvaldo contro Juventus, Sampdoria e Genoa, ma ha dimostrato di saper rendere la sua squadra offensiva anche con l’utilizzo di un solo centravanti di ruolo – Totti contro Udinese e Parma, Osvaldo a Bergamo – premiando gli inserimenti dei centrocampisti, vedi Perrotta e Florenzi. E poi la duttilità di Lamela: seconda punta, trequartista centrale e addirittura esterno destro di un 3-4-2-1, con un’interpretazione del ruolo piuttosto offensiva che non ha premiato nella gara di battesimo dal Marassi ma ha reso meglio nell’ultima sfida casalinga contro il Parma.

SERENITA’ ED OBIETTIVI – Il secondo fattore è la serenità: sono proprio le parole del gruppo a testimoniare la ritrovata tranquillità di uno spogliatoio che – reale fattore imputabile alla gestione Zeman – in precedenza contava un numero di scontenti troppo elevato ed emarginato dal nucleo vitale dell’organico. Un po’ tutti a turno hanno richiamato tale inversione di tendenza, restano da comprendere reali potenzialità ed obiettivi della nuova Roma nell’ultimo scorcio di stagione: da difendere con le unghie il 2-1 della semifinale d’andata di Coppa Italia contro l’Inter – in palio la finale dell’Olimpico con la Lazio – capitan Totti ha dettato la strada, indicando la necessità di rientrare tra le prime cinque della classifica finale per garantirsi un posto nelle prossime manifestazioni europee. Terzo posto missione impossibile? Difficile. Un mese fa erano troppe le squadre da rimontare, oggi ne restano due: Fiorentina e Milan, rispettivamente a quattro e sette punti di distanza. Rincorsa forse avviata tardi ma spetta proprio all’ex collaboratore tecnico confermare il trend, dimostrarsi allenatore vero e non soltanto un aggiustatore in corso d’opera.

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