Bianchi: da Catania a Catania. Addio Toro - Calcio News 24
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2013

Bianchi: da Catania a Catania. Addio Toro

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bianchi rolando casa torino 2013 (sconsolato) ifa

Nella carriera di un calciatore ci sono partite che resteranno per sempre nel cuore ed altre che entreranno nella storia del calcio. Quella di domenica contro il Catania sarà una di quelle che resteranno per sempre nell’animo e nei ricordi di Rolando Bianchi. Dopo cinque anni passati a Torino, la sua avventura si concluderà contro gli etnei. Cinque anni intensissimi, fatti di pochi alti e tanti bassi. Ma lui c’era sempre. Nel bene e nel male. In serie A o in serie B. Queste differenze non le ha mai fatte. Nemmeno quando c’erano diverse sirene che lo attiravano fuori dal Piemonte e dall’Italia.

RICONOSCENZA – Ma nel calcio la riconoscenza, si sa, non esiste, e a fine stagione verrà “cacciato” come un giocatore qualsiasi. Non il capitano, non colui che per anni, in quelli più bui dell’ultimo decennio, s’è rimboccato le maniche ed ha tenuto a galla la nave da solo. Tre anni fa, con il Torino incastrato nel limbo della cadetteria, aveva giurato: “Non avrò pace fino a che non riuscirò a riportare il Torino dove merita di stare”. Alla fine ce l’ha fatta: ha contribuito con gol pesanti alla promozione in A dopo l’onta dell’ottavo posto conquistato l’anno precedente. Il merito è soprattutto di Giampiero Ventura ma lui, da capitano, ha sempre dato tutto senza risparmiarsi.

TATTICA – Peccato che il pomo della discordia maggiore sia proprio il disegno tecnico-tattico  di mister libidine: lui non ci rientra. Oltretutto non è nemmeno riuscito a trovare l’accordo per il rinnovo contrattuale con una dirigenza che l’anno prima l’aveva “regalato” proprio al Catania nel mercato di gennaio. Scherzi del destino: tra 72 ore la sua avventura sotto la Mole si chiuderà proprio contro i siciliani. Bianchi ha più volte giurato eterna fedeltà alla maglia granata e l’ha sempre onorata fino all’ultima goccia di sudore. Per questo i tifosi l’hanno idolatrato sin dai primi vagiti, anche se qualche “scellerato” ha pure avuto il coraggio di fischiarlo in questi ultimi mesi.

LOIK – Ed è un vero peccato che il capitano di mille battaglie debba lasciare dopo aver raggiunto, otto mesi fa, un mito come Ezio Loik nella classifica dei marcatori di tutti i tempi a quota 70 reti. Avrebbe meritato di chiudere la carriera in granata per tentare la scalata agli 85 gol di Ossola o ai 100 di Baloncieri. Ma non ne avrà l’occasione. I tifosi già lo stanno rimpiangendo e stanno cercando di convincere Urbano Cairo e la dirigenza a cambiare idea. Ma il suo destino è già segnato: Atalanta, Parma o Bologna. Chiudere la carriera a Bergamo, nella sua città, con la maglia che l’ha allevato non avrebbe prezzo. Lo stesso che non avrebbe dovuto avere il suo contratto con il Torino dopo cinque anni di sacrifici ed abnegazione. Ma nel calcio, si sa, la riconoscenza non esiste. Senza ombra di dubbio “Rolando Bianchi il capitano” al triplice fischio di Torino-Catania sarà un po’ più triste.