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Bonolis punge: «La simulazione di Bastoni? Una cosa ordinaria, polemiche nate per il livello mediatico. Dobbiamo assolutamente andare ai Mondiali con l’Italia, altrimenti…»

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Il noto conduttore tv e tifoso interista, Paolo Bonolis, è tornato sul caso Bastoni e si è espresso sui playoff Mondiali per l’Italia

Intervistato da Sky Sport, Paolo Bonolis ha detto la sua sulla Nazionale di Gattuso, attesa domani dalla semifinale dei playoff per qualificarsi ai Mondiali contro l’Irlanda del Nord.

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PAROLE – «Certo che la sostengo la Nazionale, chi se la perde la partita domani? Dobbiamo assolutamente qualificarci al Mondiale per una gloria nazionale e dopo due Mondiali in cui non ci siamo stati. Penso che dovremmo farcela anche se il calcio a volte è infame perché due nazionali come Bosnia e Irlanda non hanno la storia come quella dell’Italia. Poi se non dovessimo riuscirci è anche giusto che non si vada: se non riesci ad affrontare queste due, al Mondiale è inutile che ci vai. Però credo che si possa e si debba fare: e sono sicuro che ce la faranno. I giocatori e la mentalità ci sono, tanti non l’hanno giocato mai e metteranno anima e corpo: ci sono giovani nuovi, è bello sapere che si sta creando un cambiamento generazionale. Con un gruppo unito l’Italia è superiore a Irlanda e Bosnia.

Gattuso ct? Ha un carattere che chiunque fa sport invidierebbe: lo si vedeva in campo, ha determinazione, grinta e rabbia ma anche gentilezza nel proporle. Non abusa di carattere ma lo distribuisce: tatticamente poi farà le scelte a seconda degli avversari o mantenendo una linea. Caratterialmente tanto di cappello.

Bastoni? Spero sia recuperato, non lo so: umanamente hai voglia se ha recuperato. Siamo in un’epoca in cui tutto è esasperato, qualunque cosa o è incredibile o inesistente, o straordinaria o un fallimento. Abbiamo perso la dimensione dell’ordinario. Quello di Inter-Juve è stato un fatto abbastanza ordinario per quanto succede nel calcio, una simulazione: ci stava, basta, ne hanno fatte tante. Ma il livello mediatico di oggi non permette ad alcuno, soprattutto in un clima così partigiano come nel calcio, di potersi permettere di sbagliare perché ci sono subito le forche caudine per tutti quanti su social, giornali e tv. E’ un’esistenza complicata: lui è un uomo, sa che è un problema dell’epoca ma non può essere soggettivo per la persona».

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