Bonucci pronto al derby… con il suo passato

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Oggi capitano del Milan, Leonardo Bonucci ha iniziato con l’Inter: un racconto dei suoi tempi in nerazzurro

«Torneo ad Abu Dhabi. L’Inter cerca un portiere del 1987 e nella Viterbese gioca Goletti, il cugino di Leonardo. Lo prendono, allora noi convinciamo Beppe Baresi a portare anche Bonucci. Lui accetta, alla fine l’Inter firma per un prestito gratuito con riscatto a 40mila euro». La storia di Leonardo Bonucci a Milano comincia così, non col Milan, ma con l’Inter. Vederlo ora con quella maglia dà strane sensazioni. Il racconto è di Sergio Innocenti, l’osservatore nerazzurro che lo segnalò. Innocenti racconta che a fine anno qualcuno dell’Inter voleva confermare Leonardo, altri no ma quello che importa è che sia andata bene. Bonucci è arrivato all’Inter nel 2005, ha giocato due stagioni in Primavera e nella seconda ha vinto il campionato: finale a Bressanone, 1-­0 sulla Samp, Balotelli su rigore.

AMBIZIONE – Uno squadrone, anche se l’oroscopo non indovinò con tutti. Balo era un predestinato, è diventato il numero 9 della Nazionale ma ha combinato meno del previsto. Bolzoni sembrava pronto per una carriera di alta A, ha mantenuto a metà. Seba Ribas prometteva, ha fatto benissimo in B francese, poi si è perso tra Ecuador, Francia, Spagna, Uruguay, Messico, Ucraina e Argentina. Leo era meno atteso e Paolo Tornaghi, il portiere di
quell’Inter, riassume per tutti: «Al tempo avrei detto che sarebbero arrivati in alto Balo, Bolzoni, Ribas e Biabiany. Leo all’inizio ha fatto un po’ di panchina a Mei, un ‘89, però voleva arrivare, era sempre concentrato. È stata la sua arma, non aveva grandi doti atletiche, ma ha imparato tanto». La ricostruzione è simile a quella di altri. Bolzoni dice che Leo aveva carisma: «Non si è fatto condizionare da chi diceva non sarebbe arrivato». Tutti aggiungono che Leo aveva leadership. Vincenzo Esposito, l’allenatore: «Avevo un gruppetto di esperti che consultavo. Fautario, Bonucci, Figliomeni, Tornaghi. Prima della finale la società ci ha chiesto se volevamo Andreolli, un ‘86 come rinforzo. Hanno risposto che erano arrivati fin lì da soli, se la volevano giocare. Due ore prima della partita qualcuno ha visto Balotelli che mangiava un gelato enorme, contro tutte le regole. Li ho chiamati: “Secondo voi devo tenerlo fuori?”. Hanno deciso di lasciar perdere. Leo non aveva rapidità nel breve, ma è stato esigente con se stesso e intelligente: bravo».

VITE (NON) PARALLELE – Strano destino, quei ragazzi. Lo ricorda a “La Gazzetta dello Sport” Maa Boumsong, centrocampista titolare, ha appena firmato in Prima categoria ma non ha rimpianti: «Non siamo nati tutti lo stesso giorno, ognuno ha il suo destino. Leo? Mai sentito lamentarsi, anche quando non giocava al Treviso». Fais ha smesso da tanto. Fautario, il capitano, è fuori rosa al Modena, ultimo in C. Conrotto, l’altro centrale, è capitano come Leo, non al Milan ma al Cuneo: «Sono obiettivo, non ho rancore: aveva qualità. Il burlone del gruppo era Litteri, ma anche Leo era simpatico. In finale mi arrivò una pallonata in faccia, fortissima. Lui arrivò e con l’accento viterbese mi disse: “Tanto sei brutto uguale oh”».

DISCOTECA – Il compagno di stanza di Leo invece era Giuseppe Figliomeni, oggi a Foggia. Altri racconti: «Io, lui e qualche altro rompevamo le scatole a Balo, che usava un cappellino rosa col teschio invece di quello nerazzurro. Noi: “Mario, hai rotto”. Lui: “Non importa, pago la multa”. Una volta, era domenica, io e Leo volevamo andare a ballare e Mario insisteva: “Vengo anch’io”. Ovviamente non poteva, era minorenne. Ho convinto Leo a portarlo e lui, serio: “Mario, se ci beccano ti ammazzo”». Li hanno beccati.