2012
Ciò che poteva essere
Il 29 maggio 1991 al San Nicola di Bari si disputava la finale di Coppa dei Campioni. Da una parte c’era l’Olimpique Marsiglia di Jean Pierre Papin che aveva sconfitto il Milan di Sacchi nella famosa gara in cui si spensero i lampioni, ma che avrebbe dovuto aspettare ancora qualche anno per conquistare il titolo continentale. Dall’altra c’era la Stella Rossa di Belgrado, prima squadra jugoslava nella storia a raggiungere una finale europea. Questo team era il frutto di un progetto lungo anni e in esso militavano quasi tutti i calciatori jugoslavi più forti di quella generazione, basti ricordare Savicevic, Mihaijlovic, Jugovic, Prosinecki e Belodedici, libero rumeno di origini serbe già campione d’Europa con la Steaua Bucarest che scappò dal regime di Ceausescu apposta per militare nella squadra per cui faceva il tifo da ragazzo. In una partita per la verità non esaltante la spuntarono gli jugoslavi ai calci di rigore.
Un anno dopo quella squadra avrebbe potuto fornire lo zoccolo duro alla Jugoslavia nel Campionato Europeo per Nazioni, permettendole così di presentarsi al torneo come la squadra da battere, ma ciò non avvenne. La Jugoslavia venne esclusa dalla fase finale del torneo perché nel frattempo, pochi mesi prima, con l’inizio del conflitto tra croati e serbi, la guerra nei Balcani era entrata nella sua fase più sanguinosa. Le guerre che negli anni ’90 condussero alla dissoluzione del vecchio impero titino rappresentarono il conflitto più spaventoso avvenuto in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale e furono il teatro di scontri efferati e fratricidi. Al posto della Jugoslavia venne ripescata la Danimarca, Cenerentola del torneo i cui giocatori erano già tutti in vacanza, che a dispetto di ogni aspettativa vinse l’Europeo. Ma questa è un’altra storia.
Capita spesso che calcio e storia incrocino le proprie strade. Ma mai come in questo caso nel calcio si riversano le vicende politiche e storiche di un’area geografica e quello che succede a livello calcistico può aiutare a capire questioni che vanno ben al di là del gioco più bello del mondo. C’è chi addirittura chi identifica l’inizio della guerra nei Balcani nel famoso calcio di Boban sferrato a un agente della Polizia Federale Jugoslava durante l’incontro Dinamo Zagabria-Stella Rossa che gli costò la convocazione ai Mondiali del 1990.
Dopo la guerra, la Jugoslavia ne uscirà, oltre che distrutta fisicamente e moralmente, frammentata in una serie di nuovi Stati. I grandi campioni che prima militavano nella stessa Nazionale si divideranno tra la maglia jugoslava e quella croata, indebolendo, e di molto, un gruppo che avrebbe potuto competere con qualsiasi selezione nazionale del mondo. Le guerra hanno il potere di distruggere qualsiasi cosa: vite umane, case, strade. In questo caso ha potuto distruggere i sogni e le speranze sportive di un’intera generazione. E a noi non resta che immaginare quello che sarebbe stato, ciò che poteva essere, vedendo giocare ancora insieme calciatori e uomini legati da una passione e separati da un’etnia.