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Hanno Detto

Galliani si racconta: «Vi racconto il Milan di Sacchi, Capello e Ancelotti. Berlusconi, pensava in grande. Sui giorni del condor…»

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Adriano Galliani

Galliani mette indietro le lancette dell’orologio e racconta la sua esperienza con il Milan: «Berlusconi, pensava in grande. Sui giorni del condor…»

Il legame tra il passato glorioso del Milan e le ambizioni del presente torna al centro dell’attenzione grazie a un nuovo racconto che sta circolando rapidamente online. Adriano Galliani, storico dirigente rossonero e protagonista di alcune delle pagine più iconiche della storia del club, è tornato a ripercorrere la sua lunga epopea a Milanello. Lo ha fatto in una ricca intervista al podcast Colpi da Maestro, nella quale ha svelato aneddoti inediti, retroscena di mercato e momenti decisivi che hanno contribuito a plasmare il calcio europeo degli ultimi decenni.

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Sul Milan di Sacchi, Capello e Ancelotti: “Quel Milan pensava in grande perchè il suo presidente, Silvio Berlusconi, pensava in grande. E questa cosa l’ha trasmessa alla società, agli allenatori e ai giocatori. Se penso a quando abbiamo scelto Sacchi, la gente diceva che eravamo matti. Arrigo faceva giocare bene le sue squadre, ma era un allenatore che nell’anno prima di venire al Milan non aveva conquistato la promozione dalla Serie B con il Parma. Di Capello si diceva che era il cocco di Berlusconi perchè Fabio non allenava da anni e faceva altro. Il terzo colpo è stato Ancelotti che lo chiamavano il ‘perdente di successo’ perchè nei due anni precedenti al Milan era alla Juve e arrivò secondo per due volte. Non andrebbero ricordati solo i colpi da maestro per quanto riguarda i giocatori, ma anche gli allenatori. Dopo il Milan sono tornato a Monza e credo che un colpo di maestro sia stato prendere l’allenatore della Primavera Palladino e portarlo in prima squadra. Gli allenatori incidono molto sui risultati delle squadre“. 

Sui giorni del Condor: “Nasce dal fatto che c’era un film che si chiamava ‘I tre giorni del Condor’. Io ho pensato che i tre giorni del Condor fossero i giorni finali del mercato. Sono arrivato a fare cento mercati. Io inizio la mia carriera nel 1975 al Monza e ho finito con il mercato del Monza del 2025. Il primo colpo è stato uno scambio: il Monza prende Braida e dà al Palermo Peressin. Io mi ricordo tutti i colpi. Dal 1975 io ho sempre visto una cosa: i valori dei calciatori scendevano con il passare del mercato. Se devi vendere un giocatore lo devi vendere all’inizio del mercato, se vuoi comperare devi prenderlo a fine mercato. Io penso che tutte le squadre hanno più giocatori di quello che servono. Quindi i giorni del Condor devono essere gli ultimi giorni. Non sempre, ma spesso negli ultimi giorni operazioni che erano dei no diventano dei sì, o anche operazioni che sembravano essere impossibili diventano possibili. Così nascono i giorni dei Condor“. 

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