Gattuso si presenta: «Serve spirito da guerriero. Montella? Concetti di calcio diversi»

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La conferenza stampa del nuovo tecnico dei rossoneri, Gennaro Gattuso, nel suo primo giorno di lavoro con la prima squadra

Gennaro Gattuso si presenta. Primo giorno di lavoro per il nuovo tecnico del Milan promosso ieri dalla Primavera dopo l’esonero di Vincenzo Montella. L’allenatore, risponde alle domande dei giornalisti a Milanello, marcando subito il senso di responsabilità che c’è al Milan: «C’è grandissima responsabilità, è una squadra con 16 nazionali la cui età media è di 21 anni e che può fare di più. Questo è sicuro. In 100 e passa partite, di campionati diversi.» Sul metodo di lavoro che imposterà al Milan e sulle differenze di approccio all’allenamento rispetto a Montella dice: «Ho il mio modo di vedere il calcio, la difesa a 3 dovrà giocare di reparto, dobbiamo lavorare sui concetti di palla, tempo e spazio, io ho avuto un grandissimo rapporto onesto con Montella e il suo staff. La metodologia e il modo di vedere il calcio è un po’ diverso sui concetti. Lui ama partire dal basso, però negli ultimi 20-30 metri dobbiamo verticalizzare con qualche movimento degli attaccanti.» Un pensiero anche per i ragazzi che ha allenato in Primavera: «Ringrazio i ragazzi della Primavera, non sono riuscito a completare il percorso con loro, ma ho sempre saputo costruire i gruppi. E’ nata una squadra che sapeva soffrire e lottare sempre, per questo li ringrazio tanto. Ero entrato nella loro testa»

Gattuso fissa l’obiettivo: contro il Benevento come una finale di coppa del Mondo: «Non guardo la classifica oggi, devo pensare al Benevento come se fosse la finale di coppa del mondo, pensando che dopo aver vinto la partita abbiamo in mano la Champions. C’è bisogno di cambiare, di una consapevolezza maggiore: se non stai bene mentalmente, fisicamente, a 360º a San Siro la palla scotta e pesa, la priorità oggi è dare qualcosa in più dal punto di vista mentale» La ricetta per cambiare la stagione del Milan? Lo spirito guerriero di Gattuso, da iniettare a tutta la rosa: «Questa squadra può dare di più, dobbiamo diventare squadra, toccare con mano, scendere in campo da squadra e saper soffrire. Coprire bene il campo e dare la sensazione che siamo una squadra quadrata, avere spirito battagliero: la qualità c’è, sappiamo giocare e far girare la palla, dobbiamo aggiungere però altro e sapere soffrire»

Il rapporto con Berlusconi è ottimo, come dimostrano le parole d’affetto rilasciate ieri dall’ex presidente rossonero: «Berlusconi? Lo conosco abbastanza bene, mi è capitato tantissime volte di parlarci: parlo con il mio presidente, uno dei più vincenti della storia, conoscitore di calcio. L’ho ascoltato, non ho fatto finta, l’ho fatto con grande attenzione e rispetto per quello che ha fatto al Milan e per quello che è. Il presidente non parla inglese, in questi giorni ci scambieremo un po’ di parole. In calabrese non parla…Kessie è uno dei giocatori che può ricordare il nuovo Gattuso, anche più esplosivo, più forte e più gol nelle gambe.» Il passato difficile prima da giocatore e poi da allenatore, fa da padrone nella carriera di Gattuso, che non lo nasconde ma anzi ribatte con orgoglio: «Ho preso tante legnate, ho messo in difficoltà tante persone che hanno lavorato con me e che hanno famiglia, senza stipendi: dall’Ofi Creta, dove quando hai figli e non ti pagano vai in difficoltà, a Pisa. Siamo durati, con grande sofferenza e passione. Ho apprezzato, si ragionava però a livello dilettantistico: a volte me lo sono chiesto, chi me lo fa fare? Ma è stata la passione, le persone che avevo attorno. Se non tocchi con mano le cose che hai in testa, e non le provi, bisogna mettere tutto in pratica. Rino è questo, dopo 4 anni è andato in giro per Italia ed Europa per migliorare concetti e nuovo lavoro. La prevenzione nei miei confronti? Non mi dà fastidio, dopo 3 partite in carriera mi davano dello scarpone: la fortuna l’ho cercata con lavoro e con caparbietà, sapevo il mio e ciò che dovevo fare. È durata 18 anni questa storia, ora non leggo più i giornali perché voglio stare tranquillo: voglio avere consapevolezza e forza nel lavoro quotidiano»

Sulla squadra e in particolar modo sui singoli, Bonucci e Andrè Silva«Bonucci? É e resta il capitano. Assolutamente. André Silva ha grandissime qualità, è uno che se lo proponi sul mercato te lo comprano domattina. Tante volte fa ottime cose quando va da solo, quando taglia in profondità: bisogna metterlo in condizione di farlo giocare con la squadra. Difficilmente fa un 1-2 andando in profondità». L’affetto di ex colleghi e tifosi non è mancato in queste prime ore da nuovo allenatore del Milan«Le chiamate? È stata una roba impressionante: Terim, il messaggio di Sacchi e Capello, Ancelotti…anche con i fotomontaggi di Savastano» Poter vincere qualcosa quest’anno? Secondo Ringhio si può, ma ad una condizione: «Vincere qualcosa quest’anno? In Europa League siamo al prossimo turno, in Coppa Italia giocheremo gli ottavi. Questa maglia e questa società hanno un peso, non lo dimentico: tra vittoria e sconfitta c’è una grandissima differenza, quando si perde il sedere deve bruciare.» Gattuso sa di non convincere a pieno i tifosi milanisti più sofisticati e abituati al bel gioco, ma, come suo solito, non ha paura e ribatte: «Traghettatore? Potevo pensarlo se ci fossero state 4-5 partite, ma ne mancano 24. Perché dovrei sentirmi così? So di non piacere a tutti, so quali doti e forze ho. Mi definisco come uno che tante volte deve imparare a contare, che vive molto le partite e che si sente vivo. Quando scendo in campo per una partita sento lo stesso formicolio di quando giocavo»