Armanini (Onefootball): «Dopo la Bundesliga anche la Serie A è pronta a ripartire» – ESCLUSIVA

Foto Instagram Giovanni Armanini (@armagio)
© foto Foto Instagram Giovanni Armanini (@armagio)

Giovanni Armanini, caporedattore di Onefootball ed esperto di Bundesliga e Premier League ha parlato in esclusiva ai nostri microfoni

Giovanni Armanini, penna di grandi testate giornalistiche e attuale caporedattore di Onefootball, vive a Berlino da parecchi anni dopo un passato nella splendida Manchester. Nessuno meglio di lui può fare il punto della situazione sulla ripresa di Bundesliga e Premier League, sottolineando le grosse differenze con la situazione italiana. Le sue parole in esclusiva ai nostri microfoni.

La Merkel ha ufficialmente dato il via libera alla ripresa della Bundesliga. Tu a inizio pandemia pensavi che il campionato tedesco non ripartisse? Sei sorpreso di questa decisione?

«No, non sono sorpreso di questa decisione. Però dobbiamo fare un passo indietro. Io sono fermamente contrario alla chiusura della stagione anzitempo perchè credo che crei più problemi di quelli che risolve. Innanzitutto perchè ti crea dei contenziosi con le tv a tutti livelli e poi perchè ti crea un contenzioso con le squadre come è già successo in Francia o in Olanda. Penso che lo sport debba sempre evitare queste cose. Magari possono stupire le tempistiche per il fatto che la Germania, dove la pandemia è partita con 10 giorni di ritardo rispetto all’Italia, è già pronta adesso. Questo perchè il sistema tedesco ha reagito perfettamente. Rimango convinto che, anche fosse settembre, si deve ricominciare da dove si è lasciato, pensando ad un piano di medio periodo per riformare i sistemi calcistici. La perdita del 20/25% dei fatturati e la perdita di 50mila posti di lavoro nell’indotto del calcio sono fatti reali e non si può pensare che i format del calcio rimangano uguali». 

Queste riforme dovrebbero riguardare tutti i campionati europei o solo la Serie A?

«In base alle perdite che uno avrà dovrà fare i conti con se stesso. In particolare al calcio italiano va fatto questo discorso, poi ovvio che se tutti perdono sei mesi di calcio e ripartono a settembre dovranno fare i conti con delle grosse perdite e quindi pensare a come ristrutturarsi. Inoltre c’è un altro aspetto da considerare: UEFA ed ECA nel 2024 vogliono cambiare sistema delle coppe europee andando incontro ad un sistema che Agnelli ha già ventilato. Quindi tutti da qui al 2024 dovranno pensare a delle riforme».

Come ti sei spiegato il fatto che in Bundesliga si sia arrivati ad un accordo per la ripresa in tempi rapidi mentre la Serie A è infervorata da polemiche e litigi?

«Ci sono due aspetti: le società e le persone che hanno voce in capitolo in Germania hanno senso delle istituzioni e quindi non parlano a caso in base ai propri interessi come succede in Italia. In Germania hanno tenuto bassi i toni, trattando e creando prospettive nella opportuna sede. Poi la Germania ha reagito come sistema paese con una capacità di reazione che l’Italia non ha avuto. Io vivo a Berlino dove l’impatto del COVID19 è stato minimo a differenza di zone più industrializzate che hanno sofferto maggiormente ma ciononostante la Germania ha sempre avuto una visione di medio-lungo periodo, ragionando con i numeri e i dati in mano. Non con il pietismo».

Insomma sono tanti gli aspetti dove l’Italia è indietro rispetto alla Germania e non lo scopriamo certo grazie a questa pandemia…

«Di certo in Italia manca il senso delle istituzioni. La Germania è un paese con il forte rispetto verso queste, con dei partiti che sono responsabili davanti alle scelte e con un paese che dal punto di vista organizzativo-manageriale sa trattare i dati e disegnare prospettive. Cosa che da noi non si fa. In Italia c’è un governo di un partito che viene definito populista. Populista è colui che prende una decisione che apparentemente è buona ma che poi si dimostra di corto respiro e che crea più problemi di quelli che risolve. L’esempio è la parola congiunti. Apparentemente puoi andare a trovare i parenti ma poi se ci ragioni crea più casini e problemi di quelli che risolve. Essere populisti vuol dire non avere mai un’idea di medio-lungo periodo. Sembra che si stia seguendo il contagio zero che forse avremo tra un anno o due».

Questo atteggiamento populista si riflette anche sul calcio?

«Ovviamente si riflette anche sul calcio e infatti la scelta populista del calcio è stata quella di mettere per giorni e giorni il calcio sullo stesso piano di me che posso andare al parco a correre. Ma ti pare normale che la Continassa possa essere paragonata alla palestra che ho sotto casa? Il calcio è un sistema che dà lavoro a 250mila persone e va trattato come settore industriale a tutti gli effetti, però il populismo non vede questo e pensa che il calcio sia quella roba di cui si discute al bar».

Se ti dovessi sbilanciare secondo te il campionato ripartirà in Italia?

«È veramente difficile perchè dicono tutto e il contrario di tutto. Se dipendesse da me oggi io direi che guardando i dati e le curve del contagio si noterebbe il calo. E in Germania la curva tedesca è molto simile a quella italiana. Quindi secondo me dopo la Bundesliga il primo campionato che potrebbe ripartire è la Serie A. Vedo molto più difficile che possa riprendere l’Inghilterra dove la curva rimane molto alta senza scendere e hanno un sistema sanitario portato a creare problemi visto che hanno la metà delle terapie intensive. Tuttavia sento un Inghilterra molto più spavalda nel parlare di ripresa. L’Italia è la più vicina a riaprire ma con i modi e i tempi corretti. Con un piano di uscita sensato. Spero che la Bundesliga abbia trovato un protocollo che possa essere ricalcato dagli altri».

Passando all’Inghilterra puoi farmi un punto generale della situazione sulla ripresa della Premier League?

«L’Inghilterra ha un numero di nuovi contagi molto alto e quindi è difficile per loro pianificare. Dal punto di vista organizzativo della ripartenza loro hanno stabilito questo simil modello alla Bundesliga con 30/40 mila test da fare ai giocatori e stanno ragionando sulla metà di giugno (tra l’8 e il 13 giugno) per tornare a giocare. Il dogma che hanno posto è quello di mandare tutti in ritiro e giocare in pochi stadi. Se l’Inghilterra facesse i conti con la realtà si accorgerebbe che la stessa è più preoccupante rispetto a quella italiana e non solo perchè ci hanno superato come casi ma perchè il numero di contagi è molto alto rispetto alle attese. Ricordiamoci sempre che da noi ci sono state le polemiche quando ci si è dovuti fermare ma in Inghilterra ci si è fermati il venerdì mattina quando al sabato erano previste le partite a porte aperte e si è stoppato tutto solo perchè ci sono stati i casi di Arteta e Hudson-Odoi. La Premier League ha mostrato un cinismo totale. In questo caso la Premier è da criticare aspramente».

Questo cinismo mostrato dalla Premier League le potrà permettere di ripartire nonostante il numero di contagi alto?

«Secondo me loro hanno un’impostazione tale che faranno i loro calcoli e ripartiranno. Non è sbagliato, attenzione, perchè è la cosa che dovrà succedere ovunque. È più sbagliato non dare riferimenti, come succede in Italia, dove hai l’impressione che per ripartire serva il contagio zero».

Come hai preso la decisione della Ligue 1, uno dei top 5 campionati d’Europa, di interrompere la stagione?

«Innanzitutto la Ligue 1 è uno dei top 5 campionati perchè adesso va di moda parlarne. È un campionato che si basa sullo strapotere del Psg, certo ha un paese interessante come la Francia che produce grandi giovani ma è nei top 5 per distacco e lo stesso ranking UEFA lo dimostra. Hanno preso questa decisione sbagliando perchè creano tantissimi problemi. Ricordiamo che loro i soldi delle televisioni li hanno incassati e quindi una volta incassato il malloppo hanno interrotto tutto. È un dettaglio non indifferente. Per il rispetto dello sport bisognerebbe ripartire altrimenti si scrivono dei verdetti a tavolino che per me sono antisportivi».

Champions League ad agosto, ti piace l’idea?

«Un grande assente in questa situazione è la regia del UEFA. L’assenza dell’Europa del calcio è la stessa che vediamo nell’Europa politica. Siamo davanti ad una realtà ibrida e te lo dice uno che è un europeista convinto. Il loro piano di fare la Champions ad agosto  non mi convince. Loro hanno delle televisioni che pagano per un certo numero di partite e per un certo tipo di prodotto. Immagino abbiano fatto i conti con l’oste e per questo non penso possano fare una coppa ridotta con partite di sola andata. Ci può stare giocare ad agosto come soluzione l’importante è che facciano bene i conti con le televisioni perchè non credo che un format diverso sia prevedibile. La stessa Coppa Italia che tutti considerano dal punto di vista sportivo un portaombrelli, la Rai paga i diritti tv con i soldi veri senza mai alzare la voce. I soldi della Rai per la trasmissione della partita li prendi e quindi se non fai più la Coppa Italia stai mettendo in conto un’altra pesante perdita».