Fattore Icardi irrompe sul campionato: così la Juventus è già dietro

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Tripletta fantascientifica del bomber argentino: Mauro Icardi si prende derby e seconda posizione solitaria, l’Inter di Spalletti vola sulle sue spalle

Il derby di Milano va all’Inter di Luciano Spalletti e Mauro Icardi: ha vinto la squadra favorita in relazione ai rispettivi avvii di stagione. Per una volta dunque il derby ha seguito la logica. Una logica rocambolesca se vogliamo, considerata la modalità con cui i nerazzurri si sono aggiudicati la posta in palio, ma che ha dato seguito agli andamenti delle due realtà. Notte fonda per il Milan della nuova era cinese: il ritardo accumulato in classifica dalle principali concorrenti è già consistente, l’obiettivo massimo – salvo colpi di scena e comunque considerando l’ipotesi di una rimonta sostanziale – pare essere circoscrivibile al raggiungimento del quarto posto.

Icardi da Marte

Di un altro pianeta. Di Mauro Icardi impressiona il tasso di capitalizzazione: tramuta in gol una parte consistente dei palloni che gioca nell’arco dei novanta minuti. Un alieno: il suo fiuto in area di rigore avversaria non è al momento paragonabile a quello di alcun collega su piazza. Magari paga dazio nell’analisi di altre caratteristiche, ma sul recepimento del servizio negli ultimi metri di campo è un pezzo unico nella gioielleria mondiale dei centravanti. L’ennesima conferma nella missione di ieri sera: segna la rete che apre la gara di fatto al primo pallone giocato, movimento da urlo tra Bonucci (in ritardo nella chiusura) e Musacchio (in ritardo nella lettura) e girata di prima intenzione che fredda l’incolpevole Donnarumma. Prima di passare al racconto delle altre due firme apposte sul derby di San Siro si preferisce aprire il capitolo inerente al suo carattere: aspetto da troppi incomprensibilmente sottovalutato.

La personalità di Mauro Icardi

Al Milan va dato il merito di esser rientrato dagli spogliatoi con un piglio del tutto differente rispetto al tono pigro riscontrato nel primo tempo: i rossoneri si sono riversati con coraggio e discreta qualità nella metà campo nerazzurra alla ricerca di un pari giustamente arrivato. Ma nel momento in cui l’Inter di Spalletti appariva alle corde, ecco il cuore del suo capitano a riportarla a galla: Mauro Icardi soffia il pallone ad un discutibile Biglia, lo scarica sul solito instancabile Perisic per poi raccogliere l’altrettanto solito servizio della freccia croata. La coordinazione è da sballo, è come se il gol stesso lo cerchi, cerchi il suo corpo, la sua presenza, la sua essenza. Palla all’angolino ed Inter nuovamente avanti. Finita qui? Neanche per scherzo. Il Milan sa bene che in questa notte si gioca parte della credibilità delle sue ambizioni e con le ultime forze rimaste trova la rete del 2-2: a quel punto il copione pare scritto, è il risultato rocambolesco degli ultimi due derby disputati e sembra poter andare bene un po’ a tutti. Un po’ a tutti appunto, fatta eccezione per quel ragazzo con la maglia numero 9. Riavvolgiamo il nastro per l’ultima azione significativa del derby di Milano. Ricardo Rodriguez è imperdonabile, fallo in piena area su D’Ambrosio tanto inutile quanto inspiegabile, è calcio di rigore. Che quella palla la gestirà Mauro Icardi non è un segreto, non ci sono dubbi. Che però si presenti su quel dischetto con quella personalità, con quello status, con quella serenità d’animo nel trafiggere un colosso delle dimensioni fisiche di Donnarumma, beh, questo non può essere dato per scontato. Non può esserlo anche alla luce di quanto si è visto un giorno prima allo Juventus Stadium – o ancor prima all’Atleti Azzurri d’Italia – con un tale che risponde al nome di Paulo Dybala.

Icardi fattore scudetto?

Mauro Icardi irrompe sul campionato e lo fa forte di una squadra che mai aveva avuto nei suoi anni di Inter: nel senso, Icardi c’è sempre stato, ma quando predichi nel deserto puoi al massimo ritagliarti spazi di visibilità personale. Con l’Inter di Spalletti – serviranno verifiche e verifiche, fin troppo scontato affermarlo, ma per esprimere alcune considerazioni neanche possiamo aspettare maggio insomma, altrimenti chiudiamo tutto e rivediamoci a fine stagione per la dettatura delle classifiche – la musica può cambiare: il tecnico toscano si è già messo dietro la Juventus, di tre punti, circostanza che non gli era riuscita neanche nella recente parentesi giallorossa al timone della Roma. Se ne sono dette tante sulla sua Inter: non ha gioco, non ha idee, ma soltanto fortuna. Se è plausibile che in alcuni frangenti di questa prima fetta di campionato la sorte sia stata al fianco dei nerazzurri, è altrettanto riduttivo e poco aderente alla realtà ridurre tutto a questo aspetto: no, non va così. L’Inter di Icardi e Spalletti ha vinto sette delle otto gare del suo torneo, con Napoli e Roma (una gara in meno) vanta la migliore difesa della Serie A con 5 reti al passivo (media di 0.62 a gara), tra le tre realtà di spessore che hanno cambiato la guida tecnica – appunto Inter, Milan e Roma – appare decisamente la più avanzata. La più indirizzata, quella dove le polveri del cantiere risultano meno dense. La profondità della rosa in alcuni comparti di campo non garantisce sicurezza, ma è pur vero che l’Inter – a differenza di tutte le sue competitor – non ha il fronte internazionale da gestire. Ed è su questa leva che il lavoro di Spalletti dovrà agire. All’orizzonte un Napoli-Inter da sballo: per misurarsi con l’attuale capolista, per tenere dietro la storica capolista.