Il Barcellona non è quello del 2015, ma la Juve nemmeno

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Sono passati 674 giorni dal Juve-Barça di Berlino: da allora i blaugrana hanno proseguito uno straordinario ciclo, i bianconeri cambiato pelle. Ma, soprattutto, tanto è mutato nella consapevolezza delle due squadre…

Seicentosettantaquattro giorni dopo la finale di Berlino, questa sera sarà di nuovo Juve-Barça. Sarà un altro Juve-Barça. Perché le due squadre hanno compiuto percorsi profondamente diversi dal 2015 ad oggi. Lineare quello dei blaugrana, che ben poco hanno cambiato da allora forti della consapevolezza dei migliori: negli interpreti, nel modulo, nella mentalità. Ben più variopinte le ultime due stagioni di Madama, fino alla virata allegriana sul 4-2-3-1 che tante certezze sembra regalare. Della formazione in campo in quella serata teutonica d’inizio estate molto è cambiato: addirittura sei undicesimi, con i soli Buffon e Bonucci ancora perni imprescindibili dello scacchiere bianconero. Si può così giocare a paragonare le due rose, quella di ieri e quella di oggi. L’attacco adesso offre forse più soluzioni: con Higuain e Dybala che hanno fatto le prove generali contro il Chievo, con Mandzukic e Cuadrado ad assicurare sostanza ed imprevedibilità più di quanto fosse nelle vene di Tevez e Morata. Il centrocampo per certo risulta ridimensionato: pur con un Khedira ai massimi livelli, pur con un Pjanic dalla giocata risolutiva nelle corde. Ma dei “fab four” di allora, di quella melodiosa filastrocca Pirlo-Marchisio-Pogba-Vidal, resta il solo Principino, e nemmeno nella sua versione migliore. E anche la granitica BBC difensiva, pur allargata in virtù dei preziosi innesti di Benatia e Rugani, pare offrire qualche garanzia in meno.

CAMBIO DI MENTALITA’ – Ma la differenza principale tra la notte di Berlino ed i prossimi 180′ sta nella mentalità e nella consapevolezza delle due squadre. Quel Barcellona rappresentava semplicemente una delle versioni migliori di una delle più forti squadre del mondo: era ingiocabile. L’apice di un ciclo che ancora oggi prosegue, con due anni in più sulle spalle, forse appena più logoro. Perché la corazzata del 2015 mai sarebbe incappata in una serata come quella di Parigi il mese scorso, ma quella attuale è pur sempre la straordinaria protagonista di una rimonta forse irripetibile. D’altro canto, partita dopo partita, anno dopo anno, la Juve di Allegri ha forgiato sempre più la propria personalità europea. Con la forza dei risultati, a partire proprio da quella finale per molti versi inattesa. E adesso può sedersi a pieno titolo al tavolo delle grandi del continente, forte di una continuità a livello di competitività internazionale figlia di un percorso e non di una scorciatoia fortunata. Resta un gradino a separarla dalla triade composta da Real, Barça e Bayern. E quella di questa sera è una buona occasione per provare ad affrontarlo.