Morti tutti a vent’anni: Karamoh e Under, andatevene via finché potete

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Yann Karamoh e Cengiz Under, ventenni esaltati dalla critica che fino a ieri nemmeno sapeva chi fossero: nell’Italia della gioventù usa e getta già si sa come finirà, ma non è detto che debba andare così…

Siamo tutti morti a vent’anni, il problema è che non l’abbiamo mai davvero capito. A vent’anni la vita sembra sempre un po’ meno infame di ciò che in realtà è, ma è una questione unicamente di prospettive. La prospettiva di Cengiz Under (anni venti, appunto) e Yann Karamoh (anni venti a luglio addirittura) è alquanto rosea: per due così, alla prima importante ribalta della Serie A, tutto ora è magnifico. Nella loro condizione mentale (duratura, ma non permanente: nulla lo è davvero), anche la miseria del calcio italiano deve risultare come un fattore tutto sommato al momento secondario. Il nostro consiglio è di mantenerlo il più a lungo possibile. Andandosene via finché possono. Poiché l’Italia non è un Paese per giovani, lo si dice e lo si scrive già a sufficienza del resto, ma c’è pure di più se permettete. L’Italia è un Paese che fagocita le speranze e sputa vita ciò che ne resta senza premura alcuna.

Accade nel fatato mondo pallonaro come accade un po’ ovunque, fateci caso: la gioventù non conta mai davvero come risorsa, ma più infamemente è l’abbeveratoio di scorta da cui attingere quando serve. Questo però Yann e Cengiz non lo sanno ancora. Non sanno ancora di essere il mezzo e non il fine. Non sanno ancora di essere più di tutti sacrificabili alla prima occasione buona. Eppure è successo a tantissimi altri prima di loro e succederà ancora chissà per quante volte: ventenni di talento e speranza risucchiati dall’aspettativa matrigna di un Paese vecchio prima ancora che per vecchi. Potrebbero scoprirlo presto a loro spese o magari, se sono fortunati, anche no. Di certo però ad oggi sono la carta moschicida migliore per attirare altri come loro: giovani in cerca di futuro. Tutti morti a vent’anni. Fare di Karamoh e Under i nuovi fenomeni di un calcio in coma profondo, il cartellone luminoso della Serie A, il pretesto mediatico per raccontare una favola imbecille, oggi tuttavia è anche ingiusto.

Oggi fenomeni, domani chissà

Ingiusto per loro, non certo per noi che pure traiamo beneficio dalla loro disincantata giovinezza. Perché significa volervi quasi scrutare dentro, cioè violentare nel profondo, alla ricerca di una salvezza che non dovrebbe mai passare, almeno in un Paese normale, per le speranze di due pedine della partita decisamente ancora troppo sprovviste degli strumenti necessari a comprendere ciò che sta per succedere. Così Karamoh, ivoriano di adozione francese, diventa in poche ore la carcassa da cui succhiare tutto. I media vogliono una storia e un giornalista gli dice: «Hai fatto un gol bellissimo avec le pied gauche». Yann non parla ancora una parola di italiano, qualcuno sorride ma lui no. Non fa ridere un cazzo in effetti, ma nel Paese per vecchi funziona così: la miseria si traveste di grottesco attratta dall’odore di nuovo, come lo sciacallo che avvista una nuova carcassa di cui cibarsi. Un altro giornalista gli chiede: «Sei nato nel luglio del 1998, sai cosa succedeva in Francia nel luglio 1998?». Succedevano tante cose a dire il vero, ma Karamoh è nato in Costa d’Avorio e allo squallido e vecchio teatrino tricolore non ha ancora imparato a sottomettersi. Lo farà. Purtroppo lo farà prima o poi.

Nel Paese per vecchi funziona così anche per Under, al terzo gol appena in Serie A. Il giovane turco esulta esibendo un saluto militare e la polemica infuria arrogante (leggi anche: ROMA: L’ESULTANZA DI UNDER CREA POLEMICA). Pure lui diventa il mezzo, mai il fine, con cui sbattere un mostro in prima pagina. La sua ingenuità viene ingoiata con disprezzo dal peggiore dei travestimenti della miseria (ancor più dello squallido grottesco): la retorica. Eppure Under è al tempo stesso oggetto e soggetto, a seconda delle circostanze, dell’ultima sceneggiatura messa in piedi dal Paese dei vecchi: nazionalista per i populisti, giovane stella in rampa di lancio nella Serie A delle meraviglie per tutti gli altri. Lui non sa ancora e vorremmo poterglielo spiegare noi: verrà sbranato e divorato, come Yann e come tanti altri prima e dopo di loro. Moriranno a vent’anni come siamo tutti morti a vent’anni, stuprati e privati di ogni prospettiva dalla famelica miseria italica, perennemente alla ricerca del nuovo per dimenticare il vecchio. Oggi fenomeni, domani chissà. Eppure per salvarsi servirebbe così poco. Basterebbe iniziare a correre senza guardarsi mai indietro. Cengiz e Yann, accettate il consiglio di chi ci è già passato: andatevene da qua finché potete.