Maldini tra Nazionale e Milan: «Non sono sempre stato io a dire di no»

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© foto www.imagephotoagency.it

L’ex capitano rossonero Paolo Maldini ha parlato ai microfoni di Sky Sport in merito al futuro del Milan e della Nazionale

Lunghissima intervista da parte di Sky Sport a Paolo Maldini, ex bandiera e capitano del Milan. L’ex terzino si è raccontato a 360°, ripercorrendo diverse tappe della sua carriera. Maldini inizia togliendosi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di chi, insinuava, che avesse sempre rifiutato le offerte per tornare nel mondo del calcio: «Non è vero che ho sempre detto di no. Molte volte son stato disponibile a parlare, ma le cose non sono andate come sarebbero dovute andare. E’ vero che sono abbastanza selettivo, lo sono sempre stato, ma non è vero che dico sempre di no. La mia storia mi impone di essere selettivo, con quello che abbiamo avuto con il Milan sia io che la mia famiglia. Le scelte sono obbligate per quello che riguarda l’Italia: o Milan o Italia. Ma non devo per forza fare qualcosa. La mia storia è già una fiaba così. Devono succedere tante cose e, per ora, non sono successe».

Domani pomeriggio contro il Verona, Gigi Buffon darà l’addio al calcio e Maldini non se la sente di consigliare il suo ex compagno di Nazionale su cosa fare in futuro: «E’ veramente difficile consigliarlo, perchè nessuna storia è uguale all’altra. Ci accomuna una cosa, parlo di Totti, di Del Piero e di Buffon: l’amore per questo sport. Nasce da lì la difficoltà di dire basta. Per me non è stato così traumatico, perchè è stata una cosa pensata a lungo. Arrivavo a maggio e parlavo con la società per decidere se continuare un altro anno, in base alle condizioni fisiche e al volere dello spogliatoio, dell’allenatore e della stessa società».

Due brevi battute su i suoi ex compagni di squadra, Gattuso e Nesta che stanno intraprendendo la carriera di allenatore: «Gattuso? Ha fatto veramente bene. Tutti ci aspettavamo grinta e volontà, ma ha sorpreso la sua gestione della squadra, la comunicazione e l’aspetto tattico. Quelle esperienze in B, in C, in Svizzera e nel campionato greco. E’ stato piacevole vederlo in panchina. Io ho parlato con lui quando è arrivato in Primavera del Milan perchè voleva convocare mio figlio, perchè non era ancora pronto. Nesta? L’ho sentito e son rimasto sorpreso della sua scelta. Sapevo che già a metà anno c’era stato qualche contatto con qualche squadra di Serie A. E’ importante che si avvicini a un calcio più professionistico, per iniziare a parlare di calcio vero. E’ un’impresa non facile portare la squadra in Serie A, ma credo sia un percorso a lunga stanchezza».