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Maspero svela: «Juve? C’era questa possibilità ma io decisi di andare alla Samp. Ecco il miglior allenatore avuto nella mia carriera»
Maspero a sorpresa: «Juve? C’era questa possibilità. Io decisi di andare alla Samp. Ecco il miglior allenatore avuto nella carriera»
Per molti Riccardo Maspero è “quello della buca”. Una furbata diventata cult, regalando un insperato 3-3 al Toro nel derby del 2001. a La Gazzetta dello Sport ha raccontato tutta la sua carriera.
LA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE UN CALCIATORE «A Cremona. Perché l’importante non è debuttare, ma riuscire a restare ad alti livelli. Noi alla Cremo avevamo un gruppo “pane e salame”. Eravamo una famiglia. Favalli era un direttore sportivo incredibile, comprava bene e rivendeva benissimo, mantenendo sempre intatto il nostro spirito di squadra. Anche i nuovi si integravano subito. Mi creda, era qualcosa di magico».
LA SAMPDORIA «Volevo fare un salto di qualità. Mi chiamò Eriksson e mi disse “ti voglio in squadra”. Era impossibile dire di no».
IL MODULO «Ero un po’ penalizzato dal modulo. Poi l’anno dopo loro presero Seedorf e Karembeu e io scelsi di andare via. Conservo, però, ricordi memorabili, come la semifinale di Coppa delle Coppe con l’Arsenal. Fu una cavalcata incredibile. Ho stretto tanti legami anche quell’anno, uno in particolare… Con Ruud Gullit. Stavamo davvero tanto tempo insieme. Lui era già una star, io un ragazzo al primo anno in una grande squadra. Per uscire insieme doveva travestirsi, ogni volta era uno spettacolo. Ho tanti flash di un ragazzo fantastico: a cena ti faceva piegare dal ridere, in spogliatoio metteva la musica. Poi entrava in campo e si trasformava».
MANCINI «Diciamo che Roberto alla Sampdoria aveva molto potere. Eriksson lo ascoltava tanto e il mio ruolo da seconda punta era un po’ ingombrante. Non abbiamo mai litigato, tranne una volta. Se posso… Anche in allenamento era uno che pretendeva molto, una volta gli diedi male una palla e impazzì. Io gli risposi e discutemmo. Non ho niente contro di lui, ma so che spinse per la mia cessione. E pensare che mi dissero che solo un anno prima era stato lui a suggerire a Mantovani e al mister di prendermi…».
IL MIGLIOR ALLENATORE «Direi Simoni, ma non voglio fare torti a nessuno. Gigi per me è stato un secondo padre. Sbagliai a non seguirlo a Napoli: era il ‘96 e spingeva tantissimo per avermi. Mi ospitò due giorni a casa sua per provare a convincermi. Io, però, scelsi di restare a Cremona perché la stagione era in corso e avevo dato la mia parola al presidente e a Favalli che avrei aiutato la squadra in difficoltà. Non volevo abbandonare la nave in tempesta, non fa parte del mio modo di essere. Mia moglie ancora me lo rinfaccia, le sarebbe piaciuto».
SIMONI AL TORO «Per una manciata di partite. Perché Simoni venne esonerato quasi subito. Anche quella, però, è stata una parentesi fantastica. Tutti mi ricordano per la “buca” nel derby, ma furono tre anni molto belli. Sì, capita di essere ricordati solo per quello. In realtà sono molto contento della carriera che ho fatto. Quella nel derby fu una furbata: eravamo 3-3, avevo appena segnato il gol del pari e ci diedero un rigore contro. Così andai lì e “scavai”. Salas non ci fece caso e calciò nella buca. Palla alle stelle. I tifosi della Juve ancora me lo rinfacciano».
LA JUVE SFIORATA «È vero, Favalli trattava molto con i bianconeri e mi disse che c’era questa possibilità. Io, però, decisi di andare alla Samp».
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