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Milan: cosa si diceva in estate di De Ketelaere

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In casa Milan si è aperto il dibattito su Charles De Ketelaere, ecco cosa si diceva dal suo arrivo in estate

É il tema del momento in casa Milan, ampiamente dibattuto sui media e sui social alla luce della prova negativa di De Ketelaere contro il Chelsea. La peggiore di questa prima parte di stagione che ha visto il belga passare attraverso fasi diverse. Inizialmente un entusiasmo finanche eccessivo, motivato però da due combinazioni: la lunga trattativa di mercato per portarlo da Bruges a Milano; la consapevolezza della limpidezza del suo talento e la certezza di quanto negli ultimi tempi Pioli abbia saputo valorizzare al massimo le nuove forze messe a
disposizione.

Il debutto sembrava confermare quanto di buono si sapeva e San Siro accompagnava affettuosamente ogni giocata del principe Charles. Sui giornali si sprecavano i paragoni con Kakà. Che sono affascinanti, ovviamente, ma poi finiscono per schiacciare un ragazzo non appena si mette a fare il compitino senza riuscire ad andare oltre. Fino a quando anche eseguire la normale amministrazione diventa un problema e si arriva a definirlo «il mistero», definizione che oggi accomuna i due quotidiani milanesi e più importanti a livello nazionale: La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera. Eppure non è lontano il tempo nel quale CDK veniva raccontato attraverso queste valutazioni. Che probabilmente torneranno attuali non appena lui farà qualcosa d’importante, ovvero quel gol che non ha segnato.

DEMETRIO ALBERTINI «Nel 4-2-3-1 di Pioli può ricoprire più ruoli, ma è prima di tutto un trequartista. Un potenziale campione, perché è un giocatore moderno, di caratura internazionale, e perché a 21 anni ha già più esperienza in Champions di tanti giocatori del Milan attuale. Non è solo talentuoso, sa mettersi a disposizione delle esigenze della squadra e giocare in molte zone del campo. Penso che abbia potenzialità per entrare nella schiera di quei grandi alla De Bruyne o alla Kroos: diversi tra loro per caratteristiche, ma tutti capaci di dare il massimo in un gioco di scambi posizionali. È il calcio di oggi, ai miei tempi Boban era uno dei pochi a interpretarlo in questo modo: era incredibilmente moderno e aveva qualità straordinarie, questo lo ha portato a giocare da centrocampista, da esterno, da trequartista, sempre ad altissimi livelli. Ecco, De Ketelaere è totalmente diverso da Boban, ma è polivalente come lo era lui: il percorso tattico fatto da Zvone nel Milan può essere un modello, in questo senso De Ketelaere può ripercorrerne le orme».

ROBERTO DONADONI  «Il Milan punta molto sul collettivo, sul gioco corale, sugli scambi di posizione, sul palleggio possibilmente fatto in verticale, e credo proprio che De Ketelaere sia utile in questo sistema. Pioli saprà trovargli la collocazione giusta, che può essere dietro la punta centrale, oppure sulla fascia. Ma, lo ripeto, lui è uno che svaria molto, non dà punti di riferimento agli avversari»

STEFANO PIOLI «Ha grande talento, si vede da come tocca palla: è elegante, bello da vedere. Ho chiesto di lui a Origi, compagno di nazionale, e lui: “È metà Havertz e metà Kakà”.Ci sono aspettative importanti ma è giusto dargli tempo, io per primo gli ho detto di non avere fretta. In prospettiva, in due-tre anni, può diventare un top europeo».

RICKY ALBERTOSI «Se De Ketelaere si inserisce bene, l’impresa è a portata di mano. E uno scudetto in cifra tonda non si scorda mai, fidatevi di chi lo ha vinto»

ROBERTO MANCINI  «Ha qualità importanti, atletiche e tecniche. E’ giovane e serve prudenza, ma non gli manca nulla per diventare un crac»

DAVID OKEREKE «De Ketelaere farà bene, ha il dono di trovare passaggi che nessuno vede»

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