Nainggolan, Trappist a San Siro: è lui l’anti Juve

Nainggolan Roma
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Monumentale prestazione del guerriero Radja: la Roma disintegra l’Inter e resta in vita nella corsa scudetto

Presenze extraterrestri alla Scala del calcio: avvistato un ufo, un oggetto di altro pianeta e spettante ad altra dimensione. C’è vita oltre la normalità di San Siro: Radja Nainggolan firma una prestazione colossale da catalogare a tutti gli effetti tra le massime espressioni individuali della recente era calcistica. La Roma giallorossa ringrazia, saluta definitivamente il potenziale rientro dell’Inter e continua a cullare il sogno scudetto.

AND THE OSCAR GOES TO… – No, in questo caso è impossibile sbagliare: non saliranno sul palco gli Stati generali di La La Land per poi premiare il reale vincitore Moonlight. Fa ridere, vero. Impensabile qui commettere alcun errore: l’Oscar di San Siro va tutto a Radja Nainggolan. Prestazione monumentale del guerriero belga: impressionante la caratura del primo gol, quando riceve lo scarico da un ottimo Dzeko e calcia con inaudita potenza all’incrocio dei pali opposto. Pietrificando un atterrito Handanovic: non uno qualunque insomma. Un gol da favola: impensabile replicarlo. Ah sì? Non avevate fatto i conti con questo alieno: in avvio di ripresa ruba palla ad uno stordito Gagliardini e cavalca metri di campo con il sangue agli occhi. In quella corsa c’è il significato di Radja Nainggolan: come se volesse trasportare tutti i compagni e l’intero mondo Roma sulla sua barca. Come trovi la lucidità poi per calciare quel bolide dopo cinquanta metri palla al piede è oggetto misterioso che appunto lasciamo volentieri a chi si occupa di Trappist e via discorrendo.

LEADERSHIP DEVASTANTE, ANTI JUVE ED INTER A TAPPETO – La notte di Milano si incastra alla perfezione in una fase di folle esaltazione del centrocampista belga: segna a ripetizione (già 12 reti stagionali!), è ovunque in campo, abbina fase difensiva ad apporto offensivo come probabilmente – allo stato attuale dei fatti – riesce a pochi centrocampisti del pianeta Terra. Il ruolo cucitogli addosso da Luciano Spalletti lo esalta, il resto lo fa lui e soltanto in parte con quel che si vede sul campo: il differenziale di Radja Nainggolan sta tutto nell’animo. Lui vuole vincere. Ma non a parole: con i fatti. Userà pure locuzioni forti, vedi il famoso episodio rubacchiato dalle telecamere di alcuni pseudo tifosi, ma è quella l’espressione del suo essere interiore: Nainggolan sa che a questa Juventus, se non le mostri realmente i denti e la vena del collo, non le fai neanche il solletico. Perché i bianconeri, già da agosto, giocano con la tranquillità di chi sa che tutti sbaglieranno più di loro. Impensabile così invertire la tendenza: Radja Nainggolan ci sta provando. E’ lui l’anti-Juventus: l’Inter non ha un leader di pari livello in campo e ieri si è dovuta arrendere a tale impeto.

ROMA E FUTURO – Lo scudetto probabilmente va ancora catalogato alla voce sogno: la Roma viaggia alla media di 2.27 punti a partita, statistica che spalmata sull’intero campionato renderebbe una classifica finale da 86 punti. Qualora la banda Spalletti dovesse lievemente migliorarla e – per dire – riuscisse a centrare quota 90, beh, non le si potrebbe rimproverare davvero nulla. I sette punti di distacco dalla Juventus, da questa Juventus, sono ancora troppo consistenti per poter realmente mettere le mani sull’obiettivo: del resto quando hai davanti qualcuno che non sbaglia mai risulta complesso approfondire determinate considerazioni. Il crocevia è la sfida di sabato prossimo con il Napoli: la Roma è costretta a vincere per tenere in vita il sogno, essenzialmente per mettere pressione ad una Juventus che deve avvertire il fiato sul collo delle contendenti affinché possa lasciare qualcosa sul suo cammino. Ma la stagione della Roma è anche epoca di coppa: l’ottavo di Europa League con il temibile Lione, l’attesissimo derby di Coppa Italia con la Lazio per eleggere la finalista della competizione. Servirà attingere il massimo dalle rotazioni dell’organico ed in tal senso si attende l’ultimo step dell’eccezionale lavoro di Spalletti: tirare fuori il meglio da Paredes e Gerson. Due profili di gran livello e prospettiva, ancora piuttosto ai margini – senz’altro il brasiliano, in parte anche l’argentino – del progetto giallorosso. Il tecnico di Certaldo ha vinto la sfida tattica ed è a buon punto su quella della personalità: non gli resta che valorizzare questi due talenti. Del resto se ci è riuscito con Emerson – ora straripante – perché non provarci con questi due qui.