2013
Palermo, Sannino: «Non pensiamo alla loro festa, il mio ritorno…»
PALERMO SANNINO JUVENTUS – Intervenuto in conferenza stampa qualche minuto fa a Boccadifalco, Giuseppe Sannino ha presentato la sfida di domani pomeriggio tra la Juventus e il suo Palermo. Tra il modo in cui affrontare i bianconeri, e la prevista festa per lo scudetto della formazione di Antonio Conte, il tecnico rosanero ha affrontato diversi temi.
NON PENSIAMO ALLA LORO FESTA – «Una squadra che deve vincere qualcosa d’importante è normale che faccia i preparativi necessari per festeggiare. Domani assisteremo ad una partita in uno stadio che non vede l’ora di festeggiare qualcosa d’importante. Noi andiamo a Torino per fare la nostra partita, dobbiamo pensare a noi stessi al nostro campionato e a quello che dobbiamo fare. Ognuno faccia il suo iter, noi non possiamo pensare al pullman che porterà in giro la Juventus, noi dobbiamo pensare solo a noi stessi. Io credo che noi dobbiamo avere un qualcosa che in questo momento gli altri non hanno. Sicuramente a loro manca un punto per la matematica certezza di vincere lo scudetto, noi dobbiamo mettere in campo altro. Guardate vi dico una cosa che sicuramente a Conte dispiacerà. Solitamente le squadre che sono lì per vincere lo scudetto arrivano alla fine leggermente più rilassate, capita. Invece credo che Conte abbia tenuto alta l’attenzione dei ragazzi perché vuole fare bella figura, perché lo conosco so che tiene a queste cose.»
COME SI AFFRONTA LA JUVENTUS? «Con umiltà, con abnegazione e con sofferenza, perché soffriremo ma noi dobbiamo essere abituati a questo in uno stadio che non vede l’ora di esplodere. Ma noi dobbiamo andare dritto per la nostra strada. I ragazzi entrando in quello stadio sicuramente qualcosa vedranno. Io ai ragazzi ho detto chiaramente che dobbiamo stare uniti, che dobbiamo fare gruppo. L’anno scorso con il Siena siamo andati lì e abbiamo preso un punto che poi è stato fondamentale per la corsa salvezza.»
COSA È CAMBIATO DOPO IL MIO RITORNO? «Io sono lo stesso di qualche mese fa. Se fossimo partiti oggi sarebbe tutto diverso, ma non perché ora si fanno i punti e prima no. Non è questo, è cambiato l’atteggiamento dei ragazzi, una cosa che forza inizialmente latitava. Non è un problema di Palermo, questo succede in ogni parte d’Italia. Tutto si raggiunge attraverso l’abnegazione al lavoro: c’è solo il lavoro per raggiungere determinati obiettivi. Chi fa questo lavoro sa che il calciatore è un lavoro, l’allenatore è un lavoro e solo attraverso il sacrificio si possono raggiungere i risultati. Deve essere un professionista impeccabile. Loro lo sanno ma qualcosa nella loro testa è cambiata nell’ultimo periodo e forse l’hanno capito quando hanno visto una situazione un po’ particolare a Palermo e l’hanno intuito quando hanno visto un po’ di malumore in città.»
ZAMPARINI E LE PROFEZIE – «Credo che il presidente parli così perché ci vuole spingere a qualcosa d’importante, ma non c’è bisogno perché i ragazzi sanno che entreremo in uno stadio proibitivo per la maggior parte delle squadre. Andiamo a Torino per fare la nostra partita ben consci dei nostri limiti e tentando di mettere in difficoltà i nostri avversari. Loro fanno correre la palla molto velocemente noi dovremmo correre molto di più.»
IL RECUPERO DI HERNANDEZ – «Non è ancora prontissimo. E’ un giocatore che può spaccare le difese, ma in questo momento lo dobbiamo centellinare. Il futuro appartiene a lui, questo è sicuro. Vorrei, però, che capisse una cosa, come tanti giocatori, che il sacrificio è alla base di tutto. Io mi auguro che lui come Ilicic e come quelli che si affacciano alla ribalta che solo attraverso il lavoro si possono raggiungere certi risultati. In questo mondo non esistono scorciatoie, le cose facili non ti portano da nessuna parte. Io credo che in questo periodo in cui è stato fermo ha capito molte cose, quando sarà al posto al 100% potrà dare il massimo.».