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2013

PSG, Thiago Silva: «Balotelli mi piace, fermerò Messi»

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BRASILE PSG MILAN THIAGO SILVA – Considerato uno dei migliori difensori centrali al mondo, punto fermo della retroguardia brasiliana, Thiago Silva ha parlato in vista dell’amichevole con l’Italia e della sfida di Champions League contro il Barcellona che ha eliminato il suo ex Milan, partendo però da Mario Balotelli: «Lo conosco poco. Però a Milano mi è capitato di incontrarlo e trascorrere insieme del tempo. L’ho trovato simpatico, generoso, so che ha un grande cuore, che sta facendo bene. Il campo conta e deve valere. Certo qualche volta mi pare gli sia capitato di fare alcune cose fuori dal terreno gioco che uno, diciamo uno normale, non deve fare. Champions? Io dico questo: non è per vendicare lo 0-4 dei miei ex compagni che dovremo entrare “cattivi”. La verità è che il Barcellona è la più grande squadra del mondo, quella che da anni gioca il calcio migliore. Lo so io che l’ho affrontata quattro volte con il Milan e ho sempre sofferto, perdendo due volte e pareggiando le altre due, sempre uscendo. La loro tattica ti fa sbandare, quell’entrare e uscire e allargare, senza mai lanciare una palla lunga… Però io sono sicuro che Ancelotti saprà trovare la tattica giusta per contrastarli», ha spiegato il difensore del Paris St Germain, che poi ha parlato di come Carlo Ancelotti gli abbia cambiato la vita: «Per noi del Psg questa partita è importante per capire il nostro vero valore. Ancelotti è l’ideale per scegliere la chiave difensiva giusta. Posso dirlo io che ho imparato tanto da lui in questo senso».

Infine, il capitano della selezione verdeoro ha parlato dei problemi incontrati dal Brasile e dei modelli difensivi: «Noi stiamo lavorando, stiamo cercando una squadra base. Sarà importante la Confederations, prima del mondiale, dovremo studiare i dettagli del gioco. Il fatto è che abbiamo poco tempo, che il lavoro di ricostruzione si è interrotto. Noto però che prima la fase difensiva era più aperta. Adesso con due giocatori davanti alla difesa va meglio. Chiunque giochi tra Paulinho, Luiz Gustavo o Fernando, chiudono e ripartono come si deve fare. Modelli? Penso si possa parlare di scuola italiana: la compattezza, la capacità di partecipare tutti alla fase difensiva, quella è una scuola. Il Brasile no: non c’è una scuola brasiliana perché noi giochiamo in modo differente da tutti».

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