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2013

Roma, si va verso il cambio d?allenatore

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andreazzoli primo piano 2013 ifa

Aurelio Andreazzoli ha steccato la prima e l’ultima delle sue sette partite sulla panchina della Roma: negativo l’esordio sul campo della Sampdoria, con Lamela in evidente sofferenza impiegato a destra da quinto di centrocampo in un 3-5-2: esperimento poi ripetuto contro il Parma e a Palermo, dove è arrivata la seconda sconfitta della sua gestione.

LA ROMA DI ANDREAZZOLI – Nell’intervallo di tempo tra esordio ed ultima giornata cinque risultati utili consecutivi, ben quattro vittorie ed un pareggio che hanno notevolmente innalzato la media punti della Roma fino a valori da primissimi posti della classifica. La squadra ha continuato a segnare tanto – undici gol in sei partite prima del clamoroso flop di Palermo – e palesare limiti difensivi figli non solo della gestione zemaniana ma anche di un organico che andrà giocoforza corretto e rinforzato in vista della prossima stagione. Dopo i meritati complimenti la doccia fredda: inguardabile la Roma scesa in campo al Barbera di Palermo, fragile in termini di equilibrio generale contro una squadra mai così in difficoltà negli ultimi anni della sua storia. Ilicic e Miccoli, finora assenti ingiustificati di una stagione da incubo per i siciliani, hanno letteralmente devastato una difesa apparsa in continua sofferenza. Nulle le sortite offensive degne di tale nome, se si fa eccezione per qualche spunto sparso qua e là nella ripresa più legato ad una reazione di nervi che ad un reale approccio alla gara.

PERCHE’ SI CAMBIERA’ – L’avvento della proprietà americana aveva lasciato intendere altro nonché sognare una piazza troppe volte rimasta a bocca asciutta a guardare gli altri festeggiare: la scelta di dirigenti navigati quali Franco Baldini e Walter Sabatini avrebbe dovuto rappresentare quel marchio di garanzia sull’ambizioso progetto a medio – lungo termine intrapreso dalla cordata di imprenditori statunitensi. A conti fatti la dirigenza ha fallito per due anni consecutivi la scelta dell’allenatore: Luis Enrique prima e Zeman poi non sono risultati in grado di abbinare una temeraria proposta di gioco al raggiungimento di risultati quantomeno sufficienti. Già dunque decisamente incrinato il rapporto fiduciario tra la piazza e i dirigenti del nuovo corso, sarà impossibile sbagliare per la terza volta. Pena il definitivo allontanamento di figure che giocoforza diventerebbero invise alla totalità della piazza romanista.

I NOMI SULLA LISTA – A due mesi dal termine di una stagione in cui c’è ancora da rincorrere una più appetibile posizione di classifica ed una finale di Coppa Italia – traguardi entrambi da leggere soprattutto in chiave europea per la prossima annata – è arduo avanzare un nome che possa già aver superato gli altri papabili alla panchina giallorossa. Allegri e Mazzarri sono sul taccuino: di questo c’è certezza e si tenterà ogni strada percorribile – compatibilmente con le scelte dei due tecnici, per entrambi è teorizzabile un rinnovo con gli attuali club – per affidare le chiavi del progetto giallorosso ad un allenatore che ha già dimostrato di saper competere ad altissimi livelli nel panorama nazionale. Idea degli ultimi giorni nonché ipotesi che stuzzica la dirigenza è quella di riportare Roberto Mancini in Italia: agli sgoccioli la sua esperienza alla guida del Manchester City – da dimenticare le sue esperienze in Champions League dove ha fallito per due anni consecutivi l’accesso agli ottavi di finale, oggi in ritardo in campionato – il tecnico jesino può diventare un’alternativa credibile. Altri nomi possono venir fuori da un momento all’altro ma è altamente probabile che dopo due azzardi si punterà su una figura in grado di garantire equilibrio ed esperienza.

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