Ronald Hoop, non proprio come Rijkaard e Gullit

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Ronald Hoop nasce a Nieuw-Nickerie, capoluogo del distretto di Nickerie e seconda città  più popolosa del Suriname dopo la capitale Paramaribo, il 4 aprile del 1967.

La sua carriera di calciatore professionista inizia, però, in Olanda, tra le fila del B.V.C. De Bilt, squadra satellite dell’Utrecht, che anni prima aveva lanciato il grande Hans Van Breukelen.

Dopo essersi fatto le ossa ha la sua occasione in Eredivisie proprio tra le fila dell’Utrecht, che ne aveva seguito la crescita, ricalcando così le orme del mitico portiere campione d’Europa.

Al termine però di una sola stagione con gli Utregs, durante la quale, tra l’altro, non riesce nemmeno a mettere piede in campo, inizia a peregrinare in una serie di modestissime squadre.

La parentesi più significativa è rappresentata dalle tre stagioni con il Telstar, squadra dell’Eerste Divisie, la Serie B olandese, che gli permettono di diventare il secondo marcatore della storia del club con 52 reti, preceduto solo dal compagno di reparto Sander Oostrom (lo ha da poco superato, relegandolo al terzo posto, Melvin Holwijn).

Nonostante non calchi i palcoscenici più importanti del calcio olandese, il suo nome, in quegli anni, figura lo stesso in un elenco di giocatori dal doppio passaporto, contattati per sondare la loro disponibilità  al fine di far parte della nazionale di calcio del Suriname, in cerca di “rinforzi”. Il progetto, cui Hoop aderisce con entusiasmo, però non và  in porto a causa di insuperabili questioni economico-burocratiche.

Svanito il sogno della nazionale, anche se non si trattava di quella Orange, la grande chance per Hoop sembra però arrivare nella stagione 1996-97, quando il Palermo si accorge di lui e lo porta in Italia.

Era quello il Palermo di Giovanni Ferrara, squadra dei palermitani, anzi dei “picciotti”, guidata in panchina da un palermitano doc, Ignazio Arcoleo, tornato nella “sua” città  l’anno prima, e capace con un nugolo di giovani di fare un campionato di B di alta classifica.

La stagione successiva le linee guida della programmazione societaria erano orientate a setacciare il mercato internazionale alla ricerca di giocatori che facessero al caso dei rosanero, in vista di una scalata nel calcio dei “grandi”.

Arrivano così in prova prima Stèphane Paille, subito bocciato dopo un’amichevole, poi addirittura l’ex erede di Pelè, il ghanese Nii Lamptey, al quale però Arcoleo gli preferisce il fedelissimo Ninuzzo Barraco, bomber delle polverose periferie siciliane.

Dopo tanto cercare ecco, infine, che in autunno sbarca a Palermo l’attaccante olandese. Primo, e tanto atteso, straniero dei rosanero dalla riapertura delle frontiere; acquisto cui farà  seguito quello del nazionale marocchino Under 21 Abdelaziz Dbni.

L’ottimo avvio della compagine siciliana, tra le prime posizioni dopo il girone di andata, sembra dar ragione alla strategia del presidente Ferrara, anche se i conti vanno fatti alla fine. Nel frattempo Hoop, chiamato a dar manforte all’attacco palermitano, colpisce immediatamente l’immaginario dei tifosi, sicuri che il suo arrivo coincida con una sorta di “rivoluzione calcistica”, tanto più che qualcuno aveva avuto addirittura l’ardire di presentarlo come il nuovo Van Basten nero!!!

La sua carica di simpatia e il suo calcio spensierato fanno breccia più del suo (modesto) curriculum, così Hoop, vuoi per il coinvolgente sorriso, vuoi per le sue treccine, che lo accomunavano ad altri giocatori nati nel Suriname come Frank Rijkaard e Ruud Gullit, diventa subito il beniamino dei tifosi, che lo eleggono idolo incontrastato della curva nord.

Alla prova del campo però Hoop fallisce miseramente, disputando appena 7 partite e marcando il cartellino soltanto una volta, quando, schierato tra i titolari in un Palermo-Venezia 2-2, segna la rete che dà  il là  alla rimonta della compagine sicula sotto 2-0, e che regala al colored il suo breve ed effimero momento di gloria.

La marcia dei “picciotti” di Arcoleo nel frattempo subisce un inspiegabile calo nel girone di ritorno, che fa precipitare la squadra nei bassifondi della classifica, fino alla clamorosa retrocessione nell’inferno della serie C.

Nonostante la sfortunata stagione Hoop è rimasto simpaticamente nella memoria dei tifosi, tra le cui fila iniziarono a circolare folkloristiche leggende metropolitane, seconde le quali, tra l’altro, il buon Ronald durante l’annata vissuta a Palermo vendesse collane di perline presso la spiaggia di Mondello per “arrotondare” lo stipendio. Ovviamente nessuna di tali dicerie trovò mai riscontro, ma a conferma dell’aura “mistica” che circondava il giocatore, resta il fatto che, ancora oggi, la sua maglia numero 27, con il nome sulle spalle, è oggetto da collezione. Ricercatissima tra i tifosi palermitani e posseduta solamente da pochi “fortunati” collezionisti.

Dopo l’esperienza nel nostro Paese, la carriera calcistica di Hoop è poi continuata tra Germania e Svizzera sempre in serie inferiori. Dal 2003 è rientrato in Olanda per giocare a livello amatoriale con la formazione dell’Elinkwijk di Utrecht, la sua città  d’adozione. Si è ritirato nel 2008, all’età  di 41 anni, chiudendo proprio nella squadra dove aveva iniziato il “vero” Van Basten.

Ronald Hoop è stato, ed è, certamente un personaggio cult nella storia calcistica del Palermo, non fosse altro perchè l’ultimo straniero degno di nota si vide alla Favorita più di trenta anni prima.

Si trattava del grande Lennart “Nacka” Skoglund, che, agli sgoccioli di una gloriosa carriera, pensò bene di andare a farsi una “vacanza” in Sicilia, giocando appena 6 partite prima di scappare in patria, con tanto di conto di festa di Capodanno lasciato da pagare alla società .

Purtroppo per i tifosi Hoop si rivelò un clamoroso, ma simpatico, “bidone”, anche per l’incapacità  di calarsi agevolmente nella realtà  della serie B italiana, un torneo dove il livello tecnico non aveva certamente nulla a che vedere con gli standard cui era solitamente abituato.