La solitudine di Dzeko: perché alla Roma è già tempo di bilanci?

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Roma graziata da Alisson nella sfida di esordio in Champions League: Atletico Madrid nettamente superiore ma stoppato dai prodigi del portiere brasiliano. E Dzeko…

Il battesimo internazionale della Roma di Eusebio Di Francesco è in chiaroscuro: la metà felice arriva dal risultato, non che un pareggio casalingo in un girone a sei partite possa essere accolto con entusiasmo, ma alla luce dello scarto emerso in campo rispetto all’Atletico Madrid di Simeone è qualcosa da prendere con gratitudine, quella da mostrare ad Alisson per i quattro interventi prodigiosi con cui ha tenuto a galla la sua Roma nella prima sfida della fase a gironi della Champions League. L’altra metà, quella scura, arriva più che dalle difficoltà incontrate – l’Atletico Madrid oggi è da considerare oltre ogni ragionevole dubbio di livello superiore rispetto a quello che spetta riconoscere ai giallorossi, ragion per cui gli ostacoli erano decisamente prevedibili – da un postpartita reso quantomeno particolare dalle dichiarazioni di Edin Dzeko.

Super Alisson salva la Roma

Ma andiamo con ordine e dettagliamo quanto accaduto ieri sera all’Olimpico: dopo un primo tempo sostanzialmente equilibrato, caratterizzato da un buon approccio ed altrettanto positivo finale della Roma (nel mezzo tanto Atletico), la ripresa ha smascherato la contesa lasciando emergere i valori delle due squadre. Più alto quello dell’Atletico Madrid di Simeone, che in organico vanta calciatori – Oblak, Godin, Koke, lo strepitoso Saul Niguez e Griezmann, non titolare ieri Gimenez – probabilmente titolari persino nella Juventus, per intenderci. Ed anche per farla finita con questa storia dei miracoli del Cholo Simeone: la sua squadra vale, eccome se vale. Se non avete assistito allo sviluppo della gara vi chiederete allora come sia sopravvissuto lo 0-0 finale: il protagonista della notte dell’Olimpico si chiama Alisson Becker, portiere brasiliano classe ’92 che con quattro interventi prodigiosi in ordine su Vietto, due volte su Correa e nell’overtime sullo scatenato Saul Niguez, ha tenuto in piedi la Roma dall’urto degli schiaffoni spagnoli. Se il rendimento complessivo di Alisson alla fine risulterà – se non in linea, impossibile del resto – quantomeno raffrontabile a quanto si è visto nella sfida di Champions, bene, la notizia migliore per Di Francesco sarebbe arrivata proprio dalla copertura della sua porta. La Roma del post Szczesny avrebbe trovato un portiere non soltanto affidabile ma capace di andare oltre a quel che si dà per scontato.

Dzeko senza freni: Roma meno vicina

Complice la delusione di una gara nella sostanza disputata da peggiore in campo, stretto nelle maglie dell’accorta difesa dell’Atletico Madrid senza essere in grado di venirne a capo, Edin Dzeko non si è limitato ad un commento banale né ordinario nell’immediato post-gara, ma ha scelto piuttosto di raccontare le difficoltà che sta incontrando nella nuova Roma di Di Francesco: con Spalletti l’anno scorso giocavo molti palloni, ora è tutto più difficile, manca Salah, Nainggolan gioca lontano da me, sono isolato nel nuovo modulo. Il pensiero di Dzeko non lascia spazio ad interpretazioni, nonostante la prevedibile retromarcia di oggi, ma più che nei contenuti andrebbe analizzato nelle sue tempistiche: sono davvero bastate tre partite – quelle attualmente disputate dalla Roma nella stagione 2017-18 – al centravanti bosniaco per giungere a conclusioni così definitive? Lo abbiamo premesso, incide la frustrazione di una gara tipicamente complessa per un centravanti di ruolo, ma al contempo siamo di fronte ad un calciatore senz’altro non di primo pelo, da cui ci si attende l’esperienza giusta per non incappare in dichiarazioni infelici figlie di una serata storta. A meno che, dato che appunto non stiamo parlando di un pivello, il malessere sia già così reale da non poterlo trattenere.

Roma, tempo di bilanci?

A prescindere dai binari che intraprenderà la stagione giallorossa, non si può essere d’accordo con dichiarazioni che sanno di bilanci palesemente frettolosi. Nel dietrofront Edin Dzeko ha parlato di strada giusta, quella che porta agli insegnamenti attuati da Di Francesco, ma il giorno dopo era prevedibile immaginare tali parole. Che sono comunque migliori rispetto a quelle dell’immediato post-gara. Non fosse altro perché rispondono a verità, nel senso che ad Eusebio Di Francesco va garantito il tempo necessario per poter insegnare il suo credo tattico alla squadra, così che la stessa possa apprendere i nuovi strumenti ed inscenare la proposta calcistica richiesta dal suo allenatore. Non c’è risultato o malcontento che tenga, quando siamo appena a settembre e la guida tecnica è stata rinnovata. Così come parte dell’organico. Pur vero è che la Serie A – così come un raggruppamento di Champions League tanto complesso – non ha intenzione di aspettare i ritardatari: resta la certezza che sul treno ci si possa salire tutti insieme e non se si rema in direzioni opposte. La risoluzione tattica dell’enigma palesato da Dzeko spetta al solo Di Francesco: toccherà all’ ex allenatore del Sassuolo rintracciare le giuste coordinate e condurre la Roma sugli alti livelli della passata stagione. Sostenuto e non osteggiato dai suoi calciatori più rappresentativi.

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