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Vergara svela: «A gennaio potevo andare via, ma sapevo di avere la stima di Conte. Pio Esposito è il futuro dell’Italia, non chiamateci più…»

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Vergara Napoli Chelsea 1

L’attaccante del Napoli, Antonio Vergara, racconta il suo exploit negli ultimi mesi con Conte e svela di quando era stato vicino all’addio a gennaio

Il talento Antonio Vergara, diventato titolare nell’undici del Napoli guidato da Conte causa infortuni, reclama spazio per il futuro. Questa la sua intervista concessa al Corriere della Sera.

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I GIOVANI IN ITALIA E PIO ESPOSITO – «In Europa i ragazzi a 17 anni giocano in Champions, in Italia si parla tanto di talenti ma forse non siamo pronti culturalmente a considerarli tali. Non chiamateci più giovani, per il calcio non lo siamo. Pio Esposito ha due anni meno di me, è fortissimo. Fisicamente e anche mentalmente. È il futuro dell’Italia».

NAZIONALE – «Non lo so, già essere andato a cena con Gattuso è stata una soddisfazione. In questo momento ci sono tanti giocatori che meritano la Nazionale. Ma ci credo, lavoro. Provo a migliorare. Mi ha detto di continuare così, mi ha chiesto di continuare così…».

IPOTESI ADDIO A GENNAIO – «Quando tornano i titolari? Ci penso tutti i giorni in realtà, ma non mi dà fastidio. Nel calcio accade e neanche di rado. Io ho avuto la tenacia di stare in questo spogliatoio pieno di campioni, con l’idea di fare una formazione. A gennaio potevo andar via, questi erano i programmi… Poi quello che è successo non era prevedibile, però mi sono fatto trovare pronto. Sapevo di avere la stima di Conte».

RESPONSABILITÀ E NOTORIETÀ – «Sono passato dall’essere il signor nessuno al signor qualcuno. Faccio le cose di sempre, mi vedo con i pochi amici che ho ai quali il calcio neanche piace. Ma non sono più un invisibile. Divertente da un lato. In campo tutto come prima. La responsabilità è un’altra cosa: so che devo dimostrare il triplo, certo. È un peso ma di quelli belli. Mi sono tolto parecchi sassolini dalle scarpe».

IL GOL IN CHAMPIONS E CONTE – «Al goal in Champions ho pianto, quel gol valeva poco. Siamo usciti dalla Champions. Potendo scegliere… zero gol, zero numeri e stare ancora in gioco. La gloria personale è relativa, il focus è la squadra, l’obiettivo. Conte Dice che ogni cosa ha il suo tempo, nessuno ti regala nulla. L’unica volta che mi ha detto bravo è stato dopo la partita con il Genoa, che però avevo giocato male. Ma il rigore al 95’ ci aveva fatto vincere. Conte vuole vincere sempre».

MODELLI – «Un modello? Da bambino Messi, inarrivabile. Ero e resto innamorato di Zielinski. Nello spogliatoio? Di Lorenzo. Ha giocato con un dito del piede rotto per mesi. Vince sempre lui».

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