Calcio Estero
Gravina puntualizza: «Il caso Balogun non c’entra nulla con la mia grazia a Lukaku»
Parla l’ex presidente della Figc, Gabriele Gravina: «Ci sono stati falli meno gravi di quello dell’americano». Le sue parole sul rosso revocato a Balogun
Ex presidente della Figc non immune dalle polemiche anche per il suo ruolo di vicepresidente dell’Uefa, Gabriele Gravina si è espresso su La Gazzetta dello Sport sul caso Balogun, la revoca della squalifica per volontà della Fifa, un caso incredibile che ha generato polemiche in tutto il mondo (e che non è servito agli Usa, brutalizzati 4-1 dal Belgio.
Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano
IL CASO BALOGUN – «L’arbitro ha visto chiaramente il fallo bruttino dell’attaccante americano e ha estratto un rosso diretto, che implica almeno una giornata di squalifica. È il regolamento e nessuno può pensare di modificare a piacimento delle norme che sono le stesse in tutto il mondo: anche per questo il calcio tanto amato ovunque. Tra l’altro ho in mente alcuni episodi analoghi in altre partite di questo stesso Mondiale e nessuno è intervenuto a posteriori con lo stesso metro di valutazione. E posso aggiungere che certi falli erano anche leggermente meno gravi di quello di Balogun».
CI SARANNO EFFETTI – «Non voglio entrare nel merito di quello che sarà il risultato finale di questo percorso o degli eventuali provvedimenti che prenderà il Belgio. Dico solo che mi dispiace moltissimo perché questa storia danneggia la credibilità dell’intero mondo del calcio. Guarda caso riguarda una nazionale simpatica a tutti per quello che stava esprimendo sul campo, ma questa è una macchia che intacca o comunque fa venir meno buona parte di quella simpatia. Di certo è un atto che va oltre i confini delle normali applicazioni delle regole del gioco».
LA SUA GRAZIA A LUKAKU NON É LA STESSA COSA – «Sì, sono due cose totalmente diverse a partire da una circostanza di facile intuizione: il rosso a Balogun nasce da un fallo di gioco, quel giallo a Lukaku no. Si trattava di una seconda ammonizione scattata perché, stanco dei cori razzisti, aveva protestato con la curva che lo insultava: era giustamente andato a difendere la sua dignità. Quel giallo, che da regolamento ci stava, avrebbe determinato una squalifica che io ritenevo assolutamente ingiusta. Sono due fattispecie totalmente differenti».