Palermo con un piede in B: il diario di una stagione disgraziata - Calcio News 24
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2013

Palermo con un piede in B: il diario di una stagione disgraziata

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Un grande poeta della musica recentemente scomparso, Franco Califano, quasi mezzo secolo fa scriveva “La musica è finita / gli amici se ne vanno“. E l’atmosfera che ieri sera si provava al ‘Renzo Barbera’, dopo il triplice e dolorosissimo fischio del signor Giannoccaro, salentino tanto quanto lo è l’uomo, che all’inizio e nel corso di questa stagione avrebbe dovuto rappresentare il faro, il totem, la luce in fondo a un tunnel fin troppo profondo per sperare di attraversarlo nelle ultime otto giornate, dopo averlo contemplato con troppo timore e troppa passività nelle precedenti trenta settimane di gioco. Fabrizio Miccoli, nella serata della Favorita, non è riuscito a trattenere le lacrime, e di questa pioggia sul viso del Romario del Salento si parlerà a lungo, nei prossimi dieci giorni e forse per tutto il mese di giugno, in cui la vicenda sul rinnovo del suo contratto terrà banco a Palermo più di qualunque altro problema che la città sta vivendo, e non sono pochi o di poco conto.

In ogni caso, purtroppo ci sono poche chiacchiere che tengano: a dispetto di sette gare giocate alla morte, anche con qualche elemento di qualità che è emerso in alcuni frangenti, questo Palermo merita la retrocessione, anche se la matematica affida qualche flebilissima speranza. E la merita per diversi aspetti, che spesso e volentieri si estraniano dalle mere questioni tecniche o tattiche, ma che risiedono quasi interamente nella cattiva gestione di alcuni aspetti fondamentali, come il parco giocatori, il rapporto tra questi ultimi e la piazza, piuttosto che la stessa dirigenza. Diamo per buono il fatto di voler cambiare la guida tecnica quando ci si accorge che niente va come deve andare, o comunque non ci sono margini per fare meno peggio di quanto si è visto fino a quel momento, ma sostituire la figura del direttore sportivo, e farlo per la seconda stagione consecutiva a campionato in corso, sconfessando il lavoro fatto durante l’estate e persino le idee espresse e coltivate prima dell’inizio dell’annata, è sicuramente un atto incosciente, oltre che privo di logica.

Sono apparsi in maniera evidente, e sin dai primi minuti della prima gara ufficiale, i limiti tecnici e caratteriali del gruppo guidato da Giuseppe Sannino, il quale ha provato a cavare sangue dalle rape ritrovandosi a lavorare con un gruppo forse più debole, rispetto a quello guidato un anno prima in quel di Siena. Il calendario, poi, ha aiutato poco, visto che i rosanero hanno perso male contro squadre del calibro di Napoli e Lazio, già più forti sulla carta e perdipiù supportate da una condizione atletica già ottima a fine agosto. Il pareggio che sa di sconfitta contro il Cagliari ha dato il colpo di grazia al mister di Ottaviano, il quale ha tolto il disturbo senza fare polemiche, pur avendo di che lamentarsi. E come se non bastasse, più che di cambio alla guida tecnica non si può far altro che parlare di rivoluzione, visto quanto è accaduto a cavallo tra i mesi di ottobre e novembre. Il primo clamoroso errore arriva con l’approdo in panchina di Gian Piero Gasperini: non tanto perchè il mister di Grugliasco sia scarso, ma perchè è stata affidata, a uno dei pionieri del 3-4-3 in Italia, una rosa di giocatori che quel modulo non possono sostenerlo, avendo caratteristiche tecniche e tattiche che poco hanno a che fare con questo sistema di gioco.

Poi viene sollevato dall’incarico anche Giorgio Perinetti, sostituito da Pietro Lo Monaco, il quale, al momento della firma sul contratto, forse ha tralasciato un particolare di rilevanza abbastanza alta: lavorare alle dipendenze di Maurizio Zamparini, un po’ come gli è accaduto in quel di Genova con Preziosi, equivale a essere lanciato in una vasca piena di piranha, senza saper nuotare e senza un paio di braccioli a darti una mano. Per carità, di errori clamorosi ne ha commessi anche il dirigente siciliano d’adozione, come l’acquisto di giocatori validi sul piano tecnico, ma decisamente indietro su quello atletico, e quindi incapaci di calarsi in maniera immediata in una situazione disperata. Il ritorno di Sannino, dopo la breve e quindi ingiudicabile apparizione di Malesani, è stato tanto tardivo quanto indicativo: la squadra si è presentata al rush finale del campionato in buone condizioni fisiche, e la presenza del mister campano ha fatto sì che venissero ripescate motivazioni finite nel dimenticatoio già alla fine dell’inverno.

Ora bisogna ricominciare dagli interpreti, o da buona parte di quelli che hanno finito la stagione in crescendo, con una media punti di tutto rispetto, e con la stessa carica trasmessa dal pubblico nelle ultime gare. Sperando che, tra un anno esatto, le lacrime viste ieri siano di pura gioia.