Mou, tre anni per tornare sulla Terra - Calcio News 24
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2013

Mou, tre anni per tornare sulla Terra

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mourinho ifa

Il Real Madrid sfiora l’impresa ma in finale di Champions League va il Borussia Dortmund: il 4-1 dell’andata basta ai tedeschi nonostante la rimonta avversaria, il 2-0 degli uomini di Mourinho – scaturito nel finale più dalla forza dei nervi che da una reale identità di gioco – non toglie nulla ai meriti di una squadra che nell’arco dei centottanta minuti ha meritato il passaggio del turno oltre ogni ragionevole dubbio.

MOU RINUNCIA ALL’AMBIZIONE PERSONALE – Tre Champions League in tre Paesi diversi: questo l’obiettivo mai nascosto da Josè quando ha lasciato l’Inter del Triplete per accasarsi a Madrid: quale posto migliore per coronare tale sogno? Anche la tempistica sembrava portare vento alla sua nave: il Real Madrid, nell’estate del 2010, mancava l’appuntamento con il titolo nazionale dal 2008 e quello con la massima competizione europea dal 2002, nona Champions League dei madrileni con l’eventuale decima proprio nel cantiere guidato dal tecnico portoghese, figura che ama approdare in un gruppo affamato di successi e chiedere attori di primo calibro ad una proprietà forte ed ambiziosa. La storia non è andata in tale direzione, tre anni alla guida dei blancos e tre semifinali: Josè Mourinho ha restituito al Real Madrid voglia di lottare, fame e determinazione ma non è riuscito a costruire una brillante idea di gioco per una squadra che è tornata a competere ad alti livelli più per meriti singoli che per una reale proposta calcistica.

UN AMORE MAI NATO – Il ritorno a discreti livelli europei e il successo nella Liga 2011-12 non è bastato a far scattare la scintilla tra piazza e tecnico: la platea madrilena è particolarmente attenta alla qualità di gioco espressa e resta sensibile in tal senso nel giudicare la benevolenza o meno di un progetto. Inoltre, un rapporto evidentemente tormentato con la stampa: Josè Mourinho ha sempre diviso il complesso degli addetti ai lavori, creandosi nemici ad hoc ed attirando l’amore della sua gente. A Madrid non è andata così: la tattica dei nemici non ha funzionato – proprio perché la Liga si sviluppa su dinamiche meno competitive rispetto a Italia ed Inghilterra – e lo Special One ha finito per inimicarsi l’intera platea spagnola. Dopo un deludente secondo posto in Liga e una finale di Coppa del Re che non basterà a prescindere dal suo esito, la conferenza stampa post Real-Borussia lascia poco spazio a dubbi: Mourinho ha parlato da ex, il suo futuro a Madrid è da escludere a meno di imprevedibili colpi di scena mentre risulta altamente probabile un suo ritorno in Premier League alla guida di quel Chlesea che già conosce alla perfezione, che ama e dove è amato, e che può dargli un’altra chance di centrare il personale traguardo delle tre Champions League vinte in tre Paesi diversi dopo i successi al comando di Porto ed Inter.

SPAZIO AL BORUSSIA – Hanno vinto i migliori. Non la squadra migliore sulla rosa – nettamente l’organico a disposizione del tecnico portoghese – ma quella che esprime il miglior calcio e che, nell’arco del doppio impegno, si è decisamente lasciata preferire sotto ogni profilo. A maggior ragione merito di Jurgen Klopp, l’autore del capolavoro Borussia Dortmund: società che mantiene i suoi conti in attivo, squadra giovane che punta alla valorizzazione del talento fatto in casa, gruppo però già esperto in termini di successi – due titoli nazionali negli ultimi due anni – e che ha ben pensato di tentare il colpo grosso. La banda Klopp quest’anno ha puntato all’affermazione internazionale ed al primo vero tentativo ha centrato la finale di Champions League: sorretto da un collettivo in grado di esprimere un gioco totale, dinamico e veloce ed esaltato dai fuoriclasse Reus, Gotze e Lewndowski. Apparentemente quarta incomoda delle semifinali al cospetto delle superpotenze Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco, è la prima ad aver centrato la finale e gioca volentieri a vestire il ruolo che fu del Chelsea un anno fa. Il lavoro paga,  il Borussia Dortmund accede con merito alla finale di Wembley e aspetta di conoscere la sua rivale. Senza timore.