Pescara, Pelizzoli: «Paro fino a 40 anni» - Calcio News 24
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2013

Pescara, Pelizzoli: «Paro fino a 40 anni»

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pelizzoli ivan pescara (indicazioni) 2013 ifa

PESCARA PELIZZOLI ATALANTA – Alla vigilia della sfida di questa sera, in programma allo Stadio Adriatico contro il Napoli, i colleghi della Gazzetta dello Sport hanno intervistato Ivan Pelizzoli. L’esperto estremo difensore del Pescara, che a stagione in corso ha strappato il posto a un giovane talento come Perin, ha fatto capire quali sono le sue intenzioni per il futuro, sia per la destinazione che per la durata della carriera: «Lavoro sempre al cento per cento sul campo e gestirsi bene fuori. Cosa che quelli della mia generazione fanno ancora con massima serietà. È fondamentale è staccare la spina una volta tornati a casa: per fortuna ho mia moglie e le mie bambine, Asia di 8 anni e Gaia di 6, che mi tengono molto impegnato. E poi ho due hobby che coltivo quando non gioco: il golf e la kick-boxing, utilissimi per distrarmi. Il mio futuro? Ho un altro anno con il Pescara e sono disposto a scendere in B se c’è un progetto per provare subito a risalire. L’addio al campionato italiano? Una scelta che non rifarei col senno di poi. Andare al Lokomotiv mi ha fatto uscire dal giro in Italia, e ho faticato molto per ritrovare un posto da protagonista. Allora, il presidente Foti mi chiese di fare un sacrificio (la Reggina incassò tre milioni dai russi, ndr) e accettai. Da lì ho visto quanto sia stimato il nostro calcio all’estero, e anche quali siano i difetti peggiori. Come la mancanza di rispetto verso gli arbitri. Il mio sogno? Tornare un giorno all’Atalanta, la squadra della mia città e dove sono cresciuto. Prima però torno in Serie A con il Pescara, poi si vedrà. Il mio collega più bravo? Federico Marchetti, con cui ho avuto la fortuna di lavorare a Cagliari. È il secondo dopo Gigi, al momento, se non alla pari. Nei prossimi anni siamo in buone mani: c’è Perin, ma anche Leali e Bardi sembrano ottimi talenti. Ma la Serie A è tutta un’altra storia. Questi ragazzi devono imparare a reggere il peso della responsabilità della categoria.»