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2013

Roma, Totti: «Avevo scelto il Real Madrid. Futuro?»

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ITALIA ROMA TOTTI – Sono passati 20 anni dall’esordio e sembrano esser volati per Francesco Totti, che in campo sembra ancora un ragazzino: «Sono volati, perché ho fatto tutto con passione. Spero di non avere problemi fisici e continuare così. Anche se fra un anno mi scade il contratto. Rinnovo? Lo spero, la prossima settimana arriverà il presidente Pallotta a Roma e ne parleremo direttamente. Comunque mi fa piacere che la società mi stia mostrando fiducia», ha dichiarato a La Gazzetta dello Sport l’attaccante della Roma, che poi ha parlato dei migliori giocatori, da avversari e compagni, e del migliore allenatore: «Nel primo caso, solo uno: Messi. Il più forte avversario dico Ronaldo. Come compagni scelgo Batistuta e, come feeling in campo, Cassano. Miglior allenatore? Lippi. Il carisma che trasmetteva lui nessuno lo aveva. Anche Capello però è stato un grande, così come Spalletti. Ancora ci sentiamo. Peccato che ancora mi dica che sono stato io a mandarlo via dalla Roma, invece era lui che voleva lo Zenit… Con chi mi piacerebbe lavorare? Mourinho».

A proposito di allenatori, c’è Andreazzoli che sta facendo bene e ora la Roma potrebbe cominciare a puntare alla Champions League: «Non dipende da noi. Ci proviamo, ma bisogna essere realisti: il traguardo è l’Europa League. Una squadra come la Roma, comunque, non può stare lontano dall’Europa. Con Andreazzoli le cose stanno andando bene. È uno che conosce Trigoria dalla A alla Z. E se arrivano vittorie su vittorie, ha ragione su tutti i fronti. Il prossimo anno, però, dobbiamo lottare per i primi due-tre posti. Zeman? Pregi e difetti ce l’hanno tutti, e alla fine quando le cose non vanno, si sa che paga l’allenatore. Ma se ognuno di noi avesse dato il 100% le cose sarebbero andate diversamente».

Nel passato di capitan Totti c’è però l’ombra del Real Madrid e della Sampdoria: «Andando a Genova non sarei più tornato e adesso sarei lontano. Anche anni dopo, prima del penultimo rinnovo, avevo deciso di andare al Real Madrid. Poi il contratto e questioni di vita privata mi hanno spinto a restare qui. E non mi sono mai pentito».

A proposito di “se”, l’attaccante giallorosso avrebbe potuto vincere il Pallone d’Oro: «Quando lo avrei meritato? Nel 2000: se avessimo vinto l’Europeo avrei dovuto ottenerlo, anche perché avevo iniziato la stagione dello scudetto. Nazionale? So che un Mondiale è il massimo, soprattutto in Brasile dove il calcio è tutto. Ma se le cose invece andassero male, saprebbero con chi prendersela. Direbbero: “Hanno portato un vecchio, uno che ha rovinato il gruppo”. Vorrei sentire tutte queste persone che sono salite sul carro, quando sbaglierò qualche gara il prossimo anno. Ricominceranno a dire: “Basta, non si sopporta più”. Ora sono tutti bravi a parlare. Il gruppo è valido e Prandelli è bravissimo, li mette bene in campo. Balotelli?  Diciamo che può diventare un fenomeno, ma dipende dalla testa che avrà, dai comportamenti. Ciò che fai esternamente lo trasmetti in campo. A me dicevano che ero romano, coatto, che non volevo allenarmi, ma lui se le cerca, io no. Sono stato sempre un tipo tranquillo».

Inevitabile un riferimento alla vittoria dello scudetto nel 2001:«Avevamo uno squadrone, un bel gruppo e un grande allenatore. Ne avremmo potuti vincere almeno 2-3. Assomigliavamo all’Inter che ne ha vinti 4 di fila. Un paio li abbiamo buttati, ma penso che anche Calciopoli abbia avuto il suo peso. Roma americana? Se i risultati non sono arrivati non dipende dalla società, ma dai giocatori. Loro hanno fatto una grande squadra. De Rossi? I tifosi dai romani pretendono sempre di più rispetto agli altri. Spero che resti, però nel calcio può succedere di tutto».

Infine, sul derby Totti ha evitato i pronostici: «Non posso farlo, perché non è più come una volta, purtroppo, anche perché appena parli, se la prendono subito come se fosse chissà che. Forse qualcuno non capisce le battute».

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