Calcio Estero
Boban analizza il calcio di oggi: «Luis Enrique è nella storia, l’Italia deve cambiare strada. Non vedo passi avanti nel Milan»
L’ex centrocampista del Milan e attuale presidente della Dinamo Zagabria ha parlato alla Gazzetta dello Sport di Champions League, Serie A e futuro del calcio italiano
Zvonimir Boban si racconta in una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport in occasione dell’inizio della nuova stagione calcistica. L’ex fuoriclasse croato ha affrontato numerosi temi: dalla Champions League alle ambizioni delle squadre italiane, passando per la crisi del calcio del nostro Paese, il ruolo della Nazionale e il rapporto con il mondo delle istituzioni.
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Champions League, Mourinho e le favorite
Il primo argomento affrontato da Boban riguarda la sfida tra José Mourinho e il Real Madrid, con il tecnico portoghese chiamato a una nuova grande impresa europea.
MOURINHO E IL REAL MADRID «Negli ultimi tempi non è stato quello degli anni migliori però, se ritrova la vena, può fare l’impresa. Mi sembra comunque una sfida complessa…».
Secondo Boban, alcune squadre partono davanti alle altre nella corsa alla vittoria finale.
LE FAVORITE IN EUROPA «Barcellona, Psg e Bayern sono le migliori, e Yamal sarebbe la mia scelta per il Pallone d’oro: ha un talento assurdo, è ancora un bimbo ma la naturalezza con cui gioca è unica. Tra le inglesi, dico Arsenal: è la mia quarta favorita. Sono curioso, il nuovo format si è rivelato avvincente e commentare le partite è sempre bello».
L’ex giocatore rossonero ha poi spiegato la sua scelta di continuare anche il percorso televisivo come commentatore.
RUOLO DI PRESIDENTE E COMMENTATORE «Sì, fare il commentatore mi permette di staccare dal mio ruolo di presidente della Dinamo e tenere vivo l’amore per l’Italia e il giornalismo».
Luis Enrique, Psg e i grandi allenatori
Boban ha poi analizzato il lavoro svolto da Luis Enrique al Paris Saint-Germain, arrivando a definire il tecnico spagnolo uno dei grandi allenatori della storia.
LUIS ENRIQUE E LA STORIA DEL CALCIO «Non mi piacciono queste classifiche ma di sicuro Luis Enrique è già nella storia: ha fatto un miracolo, non credevo fosse così bravo. Mi ha colpito come abbia trovato una collocazione a Dembélé, che a Barcellona non capiva come collaborare con gli altri. Mi sembra della categoria di Kovacs, Sacchi, Cruijff, Guardiola, Capello: i grandi».
Spazio anche a Enzo Maresca, indicato come possibile erede di Pep Guardiola sulla panchina del Manchester City.
MARESCA E IL DOPO GUARDIOLA «Mi piace tanto, ha un’idea di calcio propositiva. C’è tanta logica nell’aver scelto lui».
Boban ha poi commentato la scelta di Guardiola di non accettare la panchina della Nazionale italiana.
GUARDIOLA E L’ITALIA «No, il fatto che non se la sia sentita è importante: probabilmente per lui sarebbe frustrante non lavorare ogni giorno sul campo. So che Guardiola ha un rispetto enorme per Maldini, ma ha capito che non era il momento. Dobbiamo ringraziarlo tutti, durante la sua carriera di allenatore ha dato tantissimo al calcio».
Federazione italiana e scelta Pirlo
L’ex dirigente della Uefa ha commentato anche il caos legato alla federazione italiana e alle scelte sulla guida tecnica della Nazionale.
RESPONSABILITÀ FEDERALI «Dipende da quali erano gli accordi e chi li ha traditi. Certamente non Paolo…».
Sul possibile incarico affidato ad Andrea Pirlo, nonostante le esperienze negative recenti in panchina, Boban ha difeso l’ex compagno al Milan.
PIRLO COMMISSARIO TECNICO «Pirlo come allenatore non ha avuto dei successi ma sa che cosa voglia dire la Nazionale. Non è uno stupido e i giocatori in lui vedono un genio del calcio, e questo non è stato capito. Un dirigente sceglie e si prende la responsabilità delle sue scelte».
Dopo aver analizzato la Champions League e il lavoro dei grandi allenatori europei, Zvonimir Boban si è soffermato sulla situazione del calcio italiano, dalla gestione della Nazionale fino al livello tattico della Serie A. L’ex campione del Milan ha evidenziato alcune criticità del movimento, indicando anche le realtà che considera più virtuose.
Le idee del calcio italiano e il confronto con l’Europa
Boban ha espresso una posizione molto critica sul percorso intrapreso negli ultimi anni dal calcio italiano, sottolineando una distanza sempre maggiore rispetto ai principali campionati europei.
MENTALITÀ DEL CALCIO ITALIANO «Sul piano delle idee, siamo lontani dall’Europa e dalla sua idea di velocità. Il calcio italiano è poco offensivo, sempre più fisico e meno propositivo. In epoca post-Sacchi, il 90% delle squadre vincenti avevano la difesa a quattro e due uomini sulle fasce, in Italia invece si giocano i catenacci modernizzati, con le difese a tre. Sta ai club cambiare strada, la federazione non può imporlo».
Secondo l’ex dirigente della Uefa, il cambiamento deve partire direttamente dalle società.
CAMBIAMENTO DEI CLUB «Sta ai club cambiare strada, la federazione non può imporlo».
Tra le poche realtà che Boban considera in controtendenza c’è il Como, apprezzato per il progetto tecnico e la programmazione.
IL PROGETTO COMO «Il Como. Sono un tifoso del progetto e di come Fabregas sta allenando la squadra. E poi c’è Baturina, un ragazzo della Dinamo Zagabria come me».
Scudetto, Como e gerarchie della Serie A
Interrogato sulla possibilità che il Como possa inserirsi nella lotta per il titolo, Boban ha riconosciuto le qualità della squadra di Cesc Fabregas, pur indicando nell’Inter la formazione più avanti rispetto alle rivali.
COMO E LOTTA SCUDETTO «Se guardo come gioca il Como e quante volte ha perso partite dominate, dico di sì. Può complicare la vita a tutti. Poi certo, l’Inter è molto più avanti e la storia conta: ci saranno momenti in cui la forza della maglia e della tradizione peserà».
Secondo Boban, dietro ai nerazzurri ci sono altre due squadre pronte a competere.
INSEGUITRICI DELL’INTER «La Juventus, la Roma».
Boban critica il Milan: «Da anni non fa cose da Milan»
L’ex rossonero ha poi analizzato il momento del Milan, squadra con cui ha vinto tutto da protagonista negli anni Novanta.
SITUAZIONE MILAN «Il Milan da anni non fa cose da Milan, in nessun senso. Non vedo passi avanti, se non per il coraggio e la voglia di giocare un calcio offensivo. Lo scorso anno ha perso col Cagliari perché per tutta la stagione aveva giocato un calcio difensivo: al momento buono, non è riuscito a dominare la partita. Ramos è stato pagato un prezzo sproporzionato, in compenso si muove bene per il gol e vede la porta, ma siamo lontani dalla qualità che cambia la dimensione. Piuttosto, mi ha emozionato la storia di Cisse, un ragazzino arrivato dal nulla grazie al talento».
Boban ha poi commentato anche l’arrivo di Luka Modric in rossonero, soffermandosi sull’età del centrocampista croato.
MODRIC E LA LONGEVITÀ «Luka Modric ha genio e il genio non sparisce con l’età: con la sua logica, anticipa le situazioni. Certo, sono scelte della vita. Credo che per lui sarà pesante giocare nel sistema di Amorim. Con Allegri era difeso da due mezzali e giocava basso, ora dovrà coprire 60 metri con un altro giocatore. Sarà dura».
Nella parte conclusiva della sua intervista alla Gazzetta dello Sport, Zvonimir Boban ha parlato anche del suo rapporto con la Dinamo Zagabria, del ruolo da presidente, delle istituzioni calcistiche e dei ricordi più importanti della sua carriera. L’ex campione del Milan ha poi chiuso con alcune riflessioni personali sul calcio di oggi e sul proprio carattere.
Boban presidente della Dinamo Zagabria
Dopo una carriera vissuta soprattutto sul campo, Boban oggi ricopre il ruolo di presidente della Dinamo Zagabria, una posizione che vive con grande orgoglio ma senza dimenticare la sua vera natura.
IL RUOLO ALLA DINAMO «Ne vado orgoglioso, sono il primo presidente democraticamente eletto, ma io nell’anima rimango un calciatore: la posizione che occupo certo non cambierà la passione vera per il pallone. Restare in tribuna durante le partite però mi mette troppa tensione. Le partite sono la mia croce e di solito non le vedo, però la scorsa stagione, con le vittorie di campionato e coppa, è stato il momento più bello della mia vita calcistica».
Per Boban, il legame con il club croato va oltre il ruolo professionale.
IL LEGAME CON LA DINAMO «Sì, la Dinamo è nel mio cuore da sempre. Mio padre era un rappresentante della Dinamo, ho vissuto le partite con mio fratello allo stadio, a 18 anni ero il capitano della squadra. La Dinamo per me viene prima di tutto, a parte la famiglia».
L’ex centrocampista ha poi fatto un confronto tra il ruolo di dirigente e quello di genitore.
PRESIDENTE O PAPÀ «Che domanda… Il presidente ha più cose da fare, in sé è un lavoro probabilmente più difficile ma gli errori che fai da papà li paghi per tutta la vita. Spero di non averne fatti così pesanti».
Ceferin, Infantino e il futuro del calcio
Boban è tornato anche sul rapporto con Aleksander Ceferin, presidente della Uefa, dopo la separazione caratterizzata da forti contrasti.
RAPPORTO CON CEFERIN «No, non ci sentiamo più. Ognuno vive con le proprie decisioni e le conseguenze».
L’ex dirigente della Uefa ha poi espresso il proprio pensiero sulla gestione del calcio mondiale da parte di Gianni Infantino e della Fifa.
FIFA E INFANTINO «Che la strada del calcio si è persa, si è perso il rispetto per le istituzioni. Nei primi anni, Gianni ha fatto un bel lavoro e la Fifa con lui ha guadagnato in pulizia, ora però la politica, il potere e il business hanno preso troppo spazio, sconfiggendo anche l’amore che quel ragazzo di Briga aveva per il calcio. Mi dispiace per lui, per la Fifa e per il calcio, ma io non butto tutto di Infantino».
I ricordi della carriera: Milan, Mondiale e anni Novanta
Boban ha poi scelto una partita simbolo per raccontare il calcio che ha vissuto da protagonista.
LA PARTITA DA RIVEDERE «Milan-Barcellona 4-0, finale di Champions ’94».
Tra i momenti più difficili della sua carriera, invece, c’è un episodio legato al Mondiale del 1998.
L’ERRORE PIÙ GRANDE «La palla persa nella semifinale mondiale 1998 contro la Francia. Ero il capitano e non ho mai perso una palla davanti alla mia area. Mai me la perdonerò».
L’ex fuoriclasse croato ha poi ricordato con orgoglio il periodo vissuto negli anni Novanta.
CALCIO DI IERI E DI OGGI «Ho vinto un Mondiale Under 20 e ho giocato nel Milan, il club migliore. Ora si guadagna di più ma… chi se ne frega. Mi tengo i miei anni Novanta».
Infine Boban ha parlato dei rapporti personali interrotti nel corso degli anni.
LITIGI E RAPPORTI «No, onestamente, però auguro tutto il bene anche alle persone con cui non parlo più».
E sulla sua personalità, spesso definita spigolosa, ha concluso:
CARATTERE DI BOBAN «Magari non mi so vendere e ho idee forti, ma non un caratteraccio, almeno non mi sembra. Certo, lo ammetto, non sono San Francesco».