CN24 Awards: maggio di Moggi e Quadri

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La situazione del premio: la top ten e five degli influencers del mercato

Sosta di maggio dei Calcionews24 Awards 2016, road to calciomercato. Prima di riprendere la corsa al nostro premio giornalistico dedicato a procuratori, intermediari e qualsiasi altra forma di vita lontanamente simile alle due categorie di cui sopra, logica vuole che sia necessario prima di tutto fare un breve rewind dei mesi appena trascorsi, tanto per non perdere il filo del discorso generale. Con ordine allora, giusto per non restare indietro, qui di seguito una tabella riassuntiva di ciò che vi siete persi:

  • GENNAIO – Procuratore del mese: Tullio Tinti – Intermediario del mese: Gabriele Giuffrida
  • FEBBRAIO – Procuratore del mese: Alessandro Moggi – Intermediario del mese: Giovanni Branchini
  • MARZO – Procuratore del mese: Mino Raiola – Intermediario del mese: Federico Pastorello
  • APRILE – Procuratore del mese: Federico Pastorello – Intermediario del mese: Riccardo Napolitano 

Lotta ai premi più che mai incerta dunque in entrambe le categorie, con nessuno dei protagonisti delle scorsa annata che ha ancora tirato fuori le unghie (le chiamerei così anche soltanto per una pura questione di decenza) alla ricerca della zampata che possa decretarne la sopravvivenza all’interno delle ristretta specie in via di estinzione del “procurator pecunia”, ovvero del procuratore che fattura, visto che di quelli che semplicemente si limitano a parlare se ne dovrebbe stabilire l’abbattimento per evitare il sovrappopolamento già nel prossimo periodo estivo. Passiamo adesso classifica di maggio:

PROCURATORI – MAGGIO 2016

10. SIMONE SEGHEDONI 

Procuratore di Domenico Berardi, giocatore al centro delle questioni di mercato per il possibile passaggio dal Sassuolo alla casa madre Juventus ed una lunga serie di altre noiosissime vicende di mercato già ampiamente raccontate altrove e con le quali eviterei di praticare eutanasia ai pochi neuroni che mi restano. Seghedoni, a regola, dovrebbe essere solo uno dei rappresentanti di Berardi: l’altro, colui che teoricamente ne detiene la rappresentanza ufficiale (ma viaggiamo nel campo delle ipotesi), è Beppe Galli. Ora, non aprirò un capitolo a tema sulla confusione più o meno volontariamente indotta nei tifosi da alcuni procuratori che rispondono un po’ come capita alle domande dei giornalisti: basterebbe tenere però bene a mente la famigerata regoletta per cui un calciatore può avere un solo procuratore (o al più una società giuridica con un rappresentante fisico che lo assista, siamo sempre lì nella sostanza dei fatti). È questo motivo per il quale, quando generalmente di un giocatore parlano in venticinque, è sempre meglio diffidare di almeno ventiquattro di loro: spesso è probabile si tratti semplicemente di amici, parenti o amici di parenti del giocatore in questione che parlano a titolo esclusivamente personale (ça va sans dire: farlo non è vietato, ma evitabile). Seghedoni, tornando a noi, è di fatto colui che cura parte degli interessi di Berardi, se in amicizia o a scopo di lucro non è poi così importante saperlo in questa sede. Buona fin qui (non impeccabile) la gestione del calciatore, anche se forse sarebbe arrivato il momento di passare ad una condotta un tantino meno casereccia ed improntata maggiormente alla cura dei dettagli, magari partendo proprio dallo specificare pubblicamente chi è in termini tecnici il procuratore del ragazzo e chi invece si limita ad accompagnarlo a firmare i contratti, stendergli la biancheria intima sul balcone e a parlare ai siti internet quando è il momento. Anche soltanto per fare un servizio all’informazione corretta nei confronti del povero tifoso di turno, altrimenti vale tutto.

9. FEDERICO PASTORELLO

Procuratore di Antonio Candreva tra i tanti altri, anche se nel caso specifico mi interessa parlare proprio dell’esterno della Lazio. Continuo a pensare che Pastorello riesca ad essere molto più concreto con le società di calcio rispetto a quanto non lo sia con giornali e siti internet: non è un problema, anzi probabilmente è un modus operandi pure abbastanza comprensibile, ma finisce col diventare una tattica alla lunga un po’ stancante e stucchevole per chi è costretto a seguirne la scia. Inter, Napoli, Atletico Madrid, Chelsea… Qualcuno alzi la mano se ha capito almeno la propensione del giocatore verso una squadra o un’altra. L’attività del procuratore presuppone anche quella di pubbliche relazioni, ma lo scopo ideale di principio sarebbe chiarire, non confondere. In caso contrario, tanto varrebbe starsene in silenzio secondo l’antico assioma per cui un bel tacer non fu mai scritto. Mi risulta perfettamente chiaro che conoscere già a maggio la destinazione estiva di Candreva fosse cosa difficile anche per lo stesso giocatore: gli addetti ai lavori però nelle ultime settimane sembravano avere sete di indicazioni e Pastorello gl’ha dato a bere invece solo mezze frasi di rito, quasi fosse un obbligo costituzionale farlo. Cercare un punto fermo nella vicenda a questo punto è mission impossible: diamo per scontato che Candreva lasci la Lazio alla ricerca di nuovi stimoli, ambizioni, energie ed altre fregnacce di forma usate generalmente come mezzo per spiegare la volontà di un giocatore di gonfiare ancora di più il proprio conto corrente ma, dopo le rivelazioni di qualche mese fa, anche su tale argomento Pastorello negli ultimi mesi pare aver fatto piccoli silenti passi indietro senza una spiegazione plausibile. Alla fine è più che probabile che la tattica sia quella giusta per concludere un buon affare, non dico di no, ma ogni pseudo-tentativo di provare a tradurre gli indizi della questione in prove concrete mi sembrano più inutili della trama in un film porno.

8. BEPPE BOZZO

Procuratore di Federico Bernardeschi in questo caso e già questo per me può bastare a spiegare in parte la classifica buona, non eccellente, di Bozzo questo mese. Bernardeschi è, a ignorantissimo giudizio di chi vi scrive (perché visto che va di moda farsi passare per esperti di calcio, tanto vale distinguersi con arroganza una volta tanto) il miglior prospetto italiano dell’ultimo decennio, Mario Balotelli a parte, se solo provassimo a valutare un giocatore in base esclusivamente alle statistiche in campo e non al Just Cavalli. Proprio in virtù della plausibile esplosione del Gareth Bale di Carrara mi tormenta un dubbio: fin dove può arrivare la transizione di Bozzo da storico procuratore e protagonista del mercato degli anni Duemila a comune operatore di mediazioni tra società e calciatori, come tanto va di moda tra i giovincelli che si accingono oggi a svolgere la professione? Ovvero: è più appagante convincere il padre di Morata che Torino è una “bella-città-anche-se-non-ci-vivrei” pure se c’è poca fregna o curare in ogni suo aspetto la crescita di un Bernardeschi qualunque oggi, così come di un esemplare per fortuna rarissimo di Cassano ieri? La domanda è più complessa di ciò che appare e presuppone una risposta scontata: la questione, in questo caso, non è diventare un comune intermediario, ma il migliore di tutti. Legittima aspirazione. Vero, solo che a me piace pensare che per ogni ragazzino che vuole diventare un calciatore ci sia alle spalle una famiglia tradizionale: una mamma, un papà ed un Bozzo. Un “Bozzo-papà” o un papà Bozzo”, come vi pare.

7. MINO RAIOLA

Procuratore di Henrikh Mkhitaryan, giocatore che a fasi alterne come il ciclo delle donne viene accostato alla Juventus (molto spesso per invenzione di Raiola stesso, aggiungerei a titolo di specificazione deontologica). Quando il mare finisce per essere un po’ troppo pieno di pesci, il grande squalo rischia di rimanere a digiuno perché non riesce a divorarli tutti. Il paradosso di Raiola è un po’ tutto qui: quando c’erano pochi procuratori, ma buoni, in giro per l’Europa, riusciva a spadroneggiarsela strafottente e maledetto come Dylan di Beverly Hills 90210 con l’autoradio a tutto volume ed il gomito di fuori cantandosi selvaggio il greatest hits di Nino D’Angelo su musicassetta prettamente tarocca. Adesso che però la nuova frontiera del calciomercato due punto zero (o tre punto zero, o pinto zero e basta, come vi pare) pare essere composta più che altro da fondi, società, scatole cinesi e matrioske di sorta, Raiola sembrerebbe un pelino in difficoltà, non lo si può negare. Alla fine, probabilmente, i valori reali in campo verranno ugualmente, ma il fatto che per il momento Don Mino si trovi a dover riciclare l’affare Mkhitaryan per il secondo anno di fila come tormentone estivo alla “Asereje” delle Las Ketchup (fingete quanto vi pare di non ricordarle, io so che metite), mi lascia pensare non poco. Qualcosa in mare, inevitabilmente, sta cambiando: sarà che i Balotelli passano, gli Ibrahimovic non sono eterni, i Pogba sono unici ed i Donnarumma non bastano a donarti l’immortalità, se è quella a cui ambisci. Servirebbe allora fare leva su qualcos’altro per lasciare l’impronta, ma cosa? Cioè davvero, cosa? Per fortuna non sono io a dover rispondere a questa domanda.

6. GASTONE RIZZATO

Procuratore di Manuel Pasqual. Vedere, alla fine anche se hai solo mezzo giocatore, ma ci tieni comunque a fare bene il tuo lavoro, qualche ragno dal buco riesci a cavarlo lo stesso, fosse anche un ragnettino, tra l’altro riuscendo a buggerare con una certa destrezza pseudo-espertoni di calciomercato, giornalisti prezzolati con l’espressione “bomba di mercato” sempre a portata di mano per ogni evenienza, blog e siti internet da strapazzo in generale che anticipano affari che nemmeno un cocainomane in cura con il metadone immaginerebbe mai. Succede così che, proprio quando tutti davano Pasqual, buttato fuori dalla Fiorentina, a un passo dalla firma con la Sampdoria prima e col Cagliari poi, si intravede spuntare il pazzo Empoli (con tanto di nota ufficiale, meglio di una gomitata nei denti) e ciao a tutti. Io la immagino una roba alla Pino dei Palazzi: Rizzato a fare le penne davanti ai giornalisti e i giornalisti muti. Potete crederci o no, ma anche questo è un modo fare mercato, anzi forse “il” modo: senza interviste ad cazzum e senza sensazionalismi alla Lebron James. Adesso, lungi da me far passare Rizzato come il nuovo messia dei procuratori italiani, anche perché la presunta età ed il percorso professionale non certamente di primissimo piano mi darebbero in questo senso fulmineamente torto, dico però che può andare bene pure così: a ognuno il suo, perché a conti fatti si può essere felici anche col catamarano a Baia Domizia senza invidiare necessariamente il vicino con lo yacht a Montecarlo pieno di fica.

5. SERGIO LANCINI

Procuratore di Andrea Belotti e Davide Zappacosta. Anche qui, potremmo discutere lungamente se e quanto merito di un agente ci sia percentualmente per le prestazioni in campo di un proprio assistito, ma si tratterebbe eventualmente di una discussione di lana caprina di cui tutto sommato può anche non fregarci una benemerita sega. Di certo però la scelta di insediare due assistiti su due alla corte di Giampiero Ventura al Torino quest’anno ha pagato in termini prestazionali: non era poi così scontata. Anzi, a ben vedere, anche in virtù di tantissimi esempi di giovani sbocciati nelle big e finiti qualche anno dopo a vendere fazzoletti al semaforo di fronte casa mia, poteva essere più probabile il contrario. Pure in questo caso, però, si pone una questione di fondo di cui ci sarebbe ampiamente da discutere: meglio affidarsi a un procuratore di medio livello fintanto che conviene, salvo poi salutare al momento più o meno giusto (alla siffatta maniera di Sir Jack Bonaventura, per intenderci al volo), o restare fedeli al latte materno di colui che ti ha svezzato quando ancora eri talmente povero da andare a rubare il rame sui binari? Non ne ho la più pallida idea e, in fin dei conti, ogni situazione andrebbe valutata per come si presenta, senza generalizzare troppo. Nel caso specifico però, considerati i risultati, male male non direi che è andata a nessuno, acciderbolina.

4. GIUSEPPE RISO

Procuratore di Sime Vrsaljko del Sassuolo, conteso a maggio da Napoli, Atletico Madrid, et cetera et cetera et cetera… Che Riso sappia il fatto suo è cosa abbastanza nota ai più degli addetti ai lavori: non a caso, lo scorso anno, eravamo stati noi stessi a premiarlo come procuratore emergente. Quello era il diploma di maturità: adesso siamo arrivati alla tesi di laurea che, auguro a Riso, non abbia come relatore quel gran mastino di Aurelio De Laurentiis. Sarebbero uccelli senza zucchero un po’ per tutti. Nulla contro il Napoli, che anzi pure meriterebbe un colpo ben assestato senza troppi teatrini di mezzo una volta ogni tanto, ma in un mondo in cui è il soldo a comandare, capirete bene che lesinare su commissioni, diritti di immagine, ingaggi e clausole di tutti i tipi, lascia ben poco margine alla trattativa: se devo portare fuori a cena Belen e poi fare il tirchio su chi paga il conto a fine serata, tanto vale che me ne resti a casa a mangiare bastoncini Findus solo come un cane, tanto alla tv ci sono pure le repliche di “Non è la RAI”. Tornando a Riso, tutto molto bello, anche se quest’anno il passaggio tra i pro è bello tignoso: non si tratta più di essere il miglior giovane procuratore italiano in circolazione, ma di essere il miglior procuratore italiano in circolazione e basta. La differenza è sostanziale.

3. GIOVANNI BRANCHINI

Procuratore di Mattia De Sciglio e Riccardo Montolivo. Inutile nasconderlo: dopo un iniziale gradimento, Branchini ha preso a starmi sulle scatole. Questo, ovviamente, è un giudizio del tutto personale che non inficia minimamente in sé sulla considerazione del professionista, che rimane pur sempre un capostipite di tutto ciò di cui alla fin fine stiamo parlando adesso: never forget. Da grandi poteri però derivano grandi responsabilità, solo un fesso non lo capirebbe, e con tali responsabilità Branchini non ci vuole avere nulla a che fare: a lui interessa la parte divertente del lavoro, quella in cui si emette fattura, ma non quell’altra, quella in cui bisognerebbe fornire spiegazione. Così siamo tutti quanti bravi. Branchini in buona sostanza non eccelle né per doti di comunicatore, né per capacità empatiche: a tratti sono sicuro che preferirebbe giocare a briscola coi suoi coetanei al bar del paese piuttosto che doversene stare in giro a parlare con la gente. Ce lo teniamo così com’è, ma stentiamo a farcene una ragione onestamente, anche perché, con il rinnovo di Montolivo e le richieste di mercato per De Sciglio, tutto sommato non direi che a Branchini le cose vadano più di tanto male. Certo, viene un po’ male a riflettere sul fatto che prima di ogni operazione riguardante un giocatore di Giovanni, circoli sempre una voce di mercato tendente al contrario di ciò che poi effettivamente accade, ma sarò senz’altro io a pensar male, ci mancherebbe altro.

2. MARIO GIUFFREDI

Procuratore di Vasco Regini, Francesco Bardi e Federico Macheda. Sì, parliamo degli stessi giocatori assistiti da ben altri procuratori fino a non molto tempo fa: non si tratta di omonimi, tranquilli. Nello specifico, visto che mi piace fare nomi: Regini era seguito da Andrea Cattoli, Bardi era seguito da Vincenzo Rispoli e Macheda era invece seguito da Giovanni Bia (in maniera oltretutto abbastanza pessima, se proprio devo farne una questione di sincerità). Alla fine non c’è mai troppo da sorprendersi quando un atleta, evidentemente insoddisfatto dall’andamento della propria carriera, decide di cambiare scialuppa: Macheda, da stella emergente del calcio italiano, è finito ad arare i campi della seconda divisione inglese come i nostri avi contadini. Bardi, da possibile nuovo numero uno della Nazionale del futuro, era finito a fare panchina al Frosinone. Regini a Napoli mi sa che non lo hanno proprio mai visto e c’è chi narra che sia ancora all’aeroporto di Capodichino ad aspettare con un cartello recante la scritta “SSC NAPOLI”. L’impresa a cui è chiamato Giuffredi, che cerca la riscossa come O’ Track di Gomorra (per chi segue la serie), è di quelle insomma belle toste, seppure per demeriti non suoi, ma lode comunque all’intraprendeza: il procuratore napoletano pare dimostrare una certa voglia di imporsi all’attenzione degli addetti ai lavori, voglia che hanno un po’ tutti i suoi colleghi evidentemente, è solo che spesso a fare la differenza non è il fine, ma il mezzo con cui ci si impone. Un conto è ampliare la propria scuderia provando a farsi conoscere, un altro fare selfie allo stadio per provare ad attirare l’attenzione come le fighe. Riconosco che qualche uscita di Giuffredi, decisamente a piedi uniti su allenatori e società, nell’ultimo periodo non gli abbia fatto riscuotere grosse simpatie nell’ambiente, ma è effettivamente sintomo di coraggio e comunque, in fin dei conti, Mario non è uno di quelli che parla tantissimo, specie al di fuori del contesto campano. Per adesso può andare bene così. La nota a margine invece è tutta per il povero Cattoli, che dei tanti procuratori presi in rassegna nell’ultimo anno e mezzo, è sicuramente quello ad aver perso il maggior numero di assistiti finora: se una volta può essere fisiologico, due volte può succedere, tre volte può essere sfiga, alla quarta comincerei ad interrogarmi se non sia forse il caso di cambiare una certa metodologia di lavoro. Come scritto a gennaio, in tempi non sospetti, non avevo particolarmente compreso un determinato tipo di atteggiamento di Andrea (e poteva essere una sensazione del tutto personale, lo riconosco): alla fine però, anche se non sempre, karma is a bitch, bisogna saper far tesoro dei momenti up e saper far fronte a quelli down con la stessa “cazzimma”, come la chiamano dalle mie parti. Questa però è una di quelle cose che ce l’hai o non ce l’hai.

1. ALESSANDRO MOGGI

Procuratore di Lorenzo Tonelli, in una maniera o nell’altra (a detenere tecnicamente la procura sarebbe Marco Sommella, ma parliamo pur sempre di affari Gea World). Anche se ultimamente al centro delle cronache rosa, Moggi junior resta ormai lontano anni luce dall’immagine del figlio di papi che gli era stata (più o meno giustamente, non ne dubito) cucita addosso qualche annetto fa. Nel corso del tempo cioè Moggi ha saputo fare ciò che altri non sono stati in grado di fare: far fronte al cambiamento ed adeguarcisi. Il primo botto ufficiale di mercato, ovvero il passaggio di Tonelli dall’Empoli al Napoli, è un po’ l’emblema stesso di questo cambiamento: sicuramente una decina di anni fa se ne sarebbe parlato più a lungo e, probabilmente, anche meglio. Oggi la situazione è un po’ diversa e va rivista in chiave oggettiva: alla lunga non sono sicuro che la scelta di far approdare Tonelli a Napoli sia stata la più giusta tra le tante. Il difensore toscano pare un tipo esuberante, forse anche troppo per una piazza come quella azzurra e, detto proprio con la massima franchezza, tanto a ripensarci si fa sempre in tempo, non mi pare nemmeno ancora tanto smaliziato da potersi rendere conto in fretta del passaggio dalla provincia alla vetta. Traduco: Tonelli è un colpo che vale la vetta della classifica per rapidità e stile di esecuzione, ma non è detto non possa rivelarsi alla lunga un boomerang per chi l’ha messo in piedi. Sarà quel che sarà, per ora giusto che Moggi si goda festeggiando il secondo primo posto del 2016 nella nostra classifica con

MAGLIA NERA – ALESSANDRO LUCCI

Procuratore di Luis Muriel, Vincenzo Montella e ed Andrea Bertolacci. In sostanza: quest’anno Lucci ne ha azzeccate veramente poche, a partire dalla decisione, francamente ancora incomprensibile, di lasciare che Montella si accasasse in blucerchiato. Di mezzo, nel corso degli ultimi mesi, ci si è messa la sfortuna, ma pure parecchia superficialità: alla fine i risultati sono sotto gli occhi di tutti e non occorre che li commenti più di tanto. Su Bertolacci e Muriel c’è altrettanto poco da sottolineare: se il primo ha fallito miseramente l’occasione per imporsi in un top club, il secondo ha fatto pure di peggio. Nello specifico il colombiano pare ormai essere arrivato a tutti gli effetti al di là della soglia di sopportazione massima per un talento della sua risma: tecnicamente Muriel sarebbe pure un fenomeno, ma psicologicamente resta un giocatore da rottamare alla prima svendita estiva. Luis è Ronaldo (di ieri) imprigionato nel corpo di Ronaldo (di oggi) con la personalità di uno spaventapasseri. Se Lucci vuole ancora fare il miracolo con uno così, allora ha decisamente una considerazione di sé stesso più alta del normale.

INTERMEDIARI – MAGGIO 2016

5. FEDERICO PASTORELLO

Intermediario di Stephan El Shaarawy o almeno definiamolo tale. Non molto altro da aggiungere al profilo tracciato poco sopra, quando si parlava del Pastorello procuratore: finora le cose non girate bene e non è detto debbano cominciare a girare male proprio ora.

4. GIUSEPPE CIOFFI

Intermediario per Lucas Ocampos in Italia ed è onestamente tutto quello che saprei dirvi di lui. Il nome di Ocampos, collegato alla Fiorentina, non è da sottovalutare in vista dei prossimi mesi: l’argentino ha caratteristiche interessanti per il campionato italiano, non costa nemmeno tantissimo e all’Olympique Marsiglia lo cederebbero volentieri senza strapparsi i capelli di testa. Resta un unico problema: se con Daniele Pradé d. s. viola era abbastanza semplice poter trattare, con Pantaleo Corvino al contrario non ci metterei la mano sul fuoco. Parliamo pur sempre di uno che, per ogni giocatore di primo piano che si accinge a trattare, ha sempre tra le mani una copia tarocca made in Slovenia o Romania.

3. VINCENZO MORABITO

Intermediario in Italia per André Gomes, giocatore che seguono un po’ tutte le big nostrane e che dunque, di conseguenza, non andrà probabilmente in nessuna di queste secondo una tendenza statistica a cui ho fatto ormai il callo: più di un giocatore si parla in ottica di una squadra, maggiori saranno le probabilità di quest’ultimo di finire all’estremo opposto del mondo. Morabito, che svolge il lavoro di intermediario ormai già da un bel po’ di anni e che appartiene alla schiera (folta) di quegli addetti ai lavori laziali che non lavorano più per la Lazio, pare avere forse alle spalle gli anni migliori di carriera, ma c’è sempre tempo affinché i fatti dimostrino che ho detto una belinata.

2. BEPPE BOZZO

Intermediario di Alvaro Morata e Mateo Kovacic, molto attivo dunque sul fronte Real Madrid, ma magari ne parleremo più approfonditamente nella classifica del prossimo mese. Bozzo sicuramente lo sa, ma ha tra le mani un assegno in bianco che, potenzialmente, vale la vincita alla lotteria: è, a quanto mi risulta, ad oggi, l’unico agente italiano che lavora constantemente per la Casa Blanca. Se ci sono altri che possono affermare il contrario poi, si facciano avanti o tacciano per sempre.

1. STEFANO QUADRI

Intermediario di Antonio Rudiger in Italia. Faccio una brevissima premessa, ma proprio breve breve breve: a me Rudiger non piace. Intendo dire, nello specifico, che ritengo il livello medio dei centrali mondiali drasticamente calato nell’ultimo decennio e che il tedesco sia un po’ l’esempio in carne e muscoli di quanto oggi basti sufficientemente poco per mettersi in mostra in quel ruolo a livello planetario. Punto e a capo però. Quadri, che è ancora in fin dei conti un giovincello, ha avuto la capacità di saper apparecchiare la trattativa per il giocatore con la Roma e, un anno più tardi, può pure coglierne i frutti senza dire di aver rubato assolutamente nulla, tutt’altro. Pure Quadri, tra l’altro, appartiene alla schiera di addetti ai lavori laziali che non lavora con la Lazio (e ci imbattiamo già nel secondo di questi in poche righe di testo, sarà un caso o magari no), ma che anzi riesce ad interfacciarsi più facilmente con la Roma (il lavoro è lavoro e i soldi per pagare le bollette a fine mese non ti chiedono di certo per che squadra tieni, a me almeno non è mai successo). Se vi pare comunque che Claudio Lotito sia un tipo difficile con cui avere a che fare in ambito lavorativo, avete perfettamente ragione, ma è anche perché non avete mai sentito parlare nell’ambiente di Walter Sabatini: non dico che cambiereste idea su Lotito, ma vi fareste magari un paio di domande in più.