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Camolese: «Per Baroni difficoltà tecniche e ambientali. D’Aversa? Ecco cosa gli servirà! E vi racconto il mio ricordo di Superga» – ESCLUSIVA
Giancarlo Camolese, ex allenatore del Torino, fotografa il cambio in panchina dei granata, da Baroni a D’Aversa e i ricordi del passato
Sembra trascorsa una vita, ma non è passata nemmeno una settimana. La sconfitta maturata a Genova contro il Genoa è costata caro a Marco Baroni, esonerato dalla panchina del Torino lo scorso lunedì. Al suo posto il club di Via Viotti ha scelto Roberto D’Aversa che – dopo la canonica conferenza stampa di presentazione – domani scenderà già in campo per il suo debutto contro la Lazio. Ne abbiamo parlato con chi, la panchina granata, l’ha vissuta da protagonista: Giancarlo Camolese. Un percorso che unisce il presente al passato, tra i ricordi (dell’ex tecnico) e l’avventura che mister D’Aversa si appresta a cominciare.
Buongiorno Giancarlo. Iniziamo dalla stagione attuale del Torino, ha avuto modo di seguire i granata da spettatore? E nel caso, che idea ha maturato a riguardo?
«Ho visto diverse partite del Toro. È una buona squadra, che però ha dei momenti in cui si perde un po’ nel gioco. Alcune cose le ha anche fatte, in alcune partite anche contro squadre molto forti, però poi cade spesso in errori che compromettono le partite. Questi alti e bassi – questi blackout – che non sono mai positivi».
E proprio dopo l’ultimo di questi errori, contro il Genoa, le strade del Torino e di Marco Baroni si sono divise. Cosa non ha funzionato?
«Baroni è un ottimo allenatore ed è una persona per bene. Però si è trovato di fronte a delle difficoltà che evidentemente anche per lui erano inaspettate. Questo può capitare perché l’allenatore è importante certo, ma poi possono esserci anche delle condizioni intorno…»
La interrompo: con ‘condizioni’ intende dire di tipo ambientale o tecnico?
«Credo un po’ tutte e due. Sono partiti con un’idea di gioco e poi come spesso capita il campo ti fa capire che quell’idea magari non va bene. Poi qualche giocatore che è arrivato non è stato proprio all’altezza della situazione. Però, voglio dire, quando le annate funzionano e perché indovini un po’ tutto già dall’inizio. Poi il Toro ha avuto un inizio di campionato complicato contro tante squadre forti incontrate già all’inizio. A questo si aggiunge un ambiente che, insomma, è un po’ scontento della situazione di classifica degli ultimi anni e che vorrebbe vedere qualcosa in più. Tutto questo non aiuta. Tutto ciò crea queste situazioni. Ora spetterà a D’Aversa e al suo staff cercare di venirne fuori nel modo migliore possibile».
Il malumore dei tifosi è figlio delle difficoltà vissute dal Torino negli ultimi anni ed è legittimo per come viene espresso, crede però che possa influenzare l’andamento della squadra in campionato?
«Nella mia esperienza da calciatore credo che le contestazioni non mi abbiano mai aiutato. Sia chiaro, è giusto che le persone esprimano il loro parere, specie dopo una partita dove la squadra non ha giocato bene. Penso ai fischi ad esempio. Però, io sarò un romantico… ma penso che bisogna sempre tifare per la maglia e per quelli che scendono in campo. È poi è chiaro che se le cose non vanno è anche giusto contestare… al termine della partita è anche giusto fischiare. Ma, ripeto, in questo momento vedo una curva vuota… e non credo aiuti la squadra».
Oltre alle prestazioni e ai risultati D’Aversa in conferenza stampa ha individuato gli allenamenti a porte aperte come un possibile incentivo per riavvicinarsi ai tifosi. Lei cosa ne pensa?
«Mah… io penso che quello che fa cambiare l’umore siano sempre i risultati. Credo che ora l’importante sia concentrarsi su tutte le cose tecniche che servono per raggiungere un risultato. Poi il resto verrà di conseguenza».
A proposito di risultati: il Torino naviga a pochi punti dalla zona retrocessione. Crede che la classifica granata rispecchi fedelmente il valore della squadra?
«Una delle prime cose che serviranno per fare i punti è proprio non pensare di meritare di più o, ad esempio, non pensare che si è bersagliati dalla sfortuna o quant’altro. Ora bisogna fare i punti, anche perchè dopo tante partite di campionato i valori dimostrati più o meno sono quelli. Però… il calcio custodisce una bella cosa: la possibilità di far cambiare idea a chi ti sta guardando. Tutte le partite che mancano fino alla fine del campionato saranno l’occasione per i giocatori del Torino per dimostrare di valere di più della classifica attuale».
Prima ha detto di essere un ‘romantico’ del calcio. Tra due mesi D’Aversa vivrà la sua prima cerimonia in ricordo dei caduti di Superga. Ci può raccontare come ha vissuto quel momento nelle sue varie esperienze in granata?
«Io ci sono andato attraversando stati d’animo diversi (sorride, ndr). È chiaro che molto dipende dalla classifica della squadra in quel momento. Anche se, naturalmente, quello è un momento molto bello dove la memoria prende il sopravvento. Il ricordo di quella grandissima squadra… patrimonio dell’Italia. È chiaro che però proprio su quella giornata ricordo come la posizione in classifica spesso faccia un po’ la differenza. Quindi l’ho vissuta un po’ in tutti i modi diciamo. Ci sono stato quando magari eravamo messi bene in classifica, o quando i tifosi ti ricordavano che non stavi facendo troppo bene».
Il trasporto cambia quindi…
«Esatto, però rimane un momento davvero toccante. Quando il capitano legge i nomi sotto la lapide, è un momento in cui tutti i tifosi del Torino ricordano una grande squadra e rinnovano il rispetto per chi ha dato tanto per quella maglia».
È questo il momento più bello che ha vissuto nei suoi anni al Torino?
«Io sono stato molto fortunato, perché ho vissuto tanti bei momenti. Tra questi ci metto la gratitudine per tutti gli allenatori che ho avuto nel settore giovanile e tutto quello che mi hanno insegnato. E poi, insomma… allenare la prima squadra, la squadra della propria città, la squadra dove si è cresciuti è stata una bella cosa. Poi – nel particolare – magari ricordo di alcuni bellissimi derby, oppure la promozione. Tante situazioni insomma, ma soprattutto tanta gratitudine verso alcune persone che erano con me. E poi verso i giocatori che erano con me e che mi hanno permesso di vivere queste situazioni».
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Si ringrazia Giancarlo Camolese per la disponibilità e la gentilezza mostrate in questa intervista.