2013
Chievo, Corini: «Salvezza? Ho mantenuto la promessa»
CHIEVO CORINI – Con la bella vittoria ottenuta domenica sul campo del Siena, il Chievo ha fatto un passo importante, probabilmente decisivo, per riuscire a ottenere la matematica salvezza. L’allenatore degli scaligeri Eugenio Corini, intervistato dai colleghi di Tuttosport per l’edizione odierna, ha svelato di aver promesso la permanenza in Serie A, sin dal primo giorno in cui è tornato a Verona per fare da allenatore, dopo i tanti anni da capitano: «Quando mi sono presentato ai giocatori ho detto: nel 2001 sono salito in A con il Chievo, farò di tutto per non retrocedere. Ho avuto la fiducia del presidente Campedelli e del ds Sartori, la squadra mi ha seguito. Tra la vittoria a Siena e i pari di Genoa e Palermo è quasi fatta. La promessa è mantenuta. Ora sembra facile, quando sono arrivato non lo era. Quando è arrivata la svolta? Contro il Genoa, all’andata. Venivamo dal pari in casa col Siena, prima c’erano state le sconfitte con Milan e Catania, in mezzo il pari di Udine. Loro avevano appena vinto a Bergamo. E’ finita 4-2 per noi in uno stadio dove è sempre difficile fare risultato. E poi la vittoria contro il Napoli, dopo aver raccolto un punto in cinque gare. Siamo stati sempre bravi a ripartire subito dopo le sconfitte, mai perso più di due gare di fila. Abbiamo cambiato l’inerzia negativa in fretta, perché sapevamo leggere la prestazione dietro il risultato. La sfida contro il Genoa di domenica? Abbiamo l’occasione per chiudere il discorso, con un margine di errore più alto. Loro hanno valori importanti, ma hanno perso certezze dopo la prima frustata data da Ballardini. Sarà giocata sui nervi. Perchè il Chievo è rimasto sempre concentrato? Perché ho un grande staff e ottimi professionisti. I miei collaboratori mi hanno aiutato a gestire 29 calciatori, sono tanti. Ma abbiamo fatto sentire tutti determinanti. E’ stato importante anche chi ha giocato poco, come Papp e Farkas, grazie a loro ci siamo allenati bene. La panchina per Pellissier? Non gli ho mai regalato niente, pur conoscendo la sua storia. S’è meritato una chance con impegno e lavoro. Ha ripagato con grandi prestazioni, a Siena è stato determinante.»