Zielinski, Diawara e Rog: come cambia il Napoli con loro tre

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Rotazioni Napoli: il settore dove si brilla è il centrocampo. Come cambia la squadra di Sarri con gli impieghi di Zielinski, Diawara e Rog

Capitolo rotazioni: abbiamo più volte sottolineato come il Napoli, per quanto concerne l’assetto del pacchetto offensivo, paghi dazio rispetto alle più strutturate Roma e Juventus. La cui dimensione quantitativa permette ai rispettivi allenatori di variare i componenti d’attacco con maggiore serenità, lasciando sostanzialmente invariato il livello complessivo. Il Napoli è in tal senso indietro, anche per via del grave infortunio occorso ad Arkadiusz Milik: c’è un settore però, quello di centrocampo, dove invece le scelte di Sarri risultano essere di rara fattura tecnica ed atletica. Un’alternanza che poche squadre europee possono consentirsi per completezza e profondità, vediamo insieme come l’allenatore partenopeo ha sostanzialmente deciso di impiegare i suoi sei centrocampisti.

Centrocampo Napoli, i minutaggi

Innanzitutto l’analisi quantitativa e dunque l’accumulo dei minuti che i sei calciatori hanno riportato ad oggi, tra tutte le competizioni disputate, ossia Serie A, Champions League e relativo Playoff di accesso: avanti a tutti c’è capitan Hamsik con 1447 minuti complessivi (949 in Serie A, 376 in Champions League, 122 nel Playoff), segue Allan con 1191 (788, 247, 156), Jorginho con 1183 (846, 162, 175), Zielinski con 844 (524, 262, 58), Diawara con 609 (324, 280, 5), infine Marko Rog con 206 minuti (137, 45, 24). L’uomo fidato dunque è Marek Hamsik che, nonostante le continue sostituzioni, è il centrocampista a cui più ricorre Maurizio Sarri: sempre titolare. La mediana base è quella che ha prodotto più minuti, con Jorginho in cabina di regia ed Allan tuttofare nell’abbinamento delle due fasi di gioco. Piotr Zielinski è quello buono per tutte le stagioni: quando gioca titolare lo fa al posto proprio di Allan, pur con caratteristiche palesemente differenti rispetto a quelle del brasiliano, quando subentra lo fa spesso e volentieri in luogo di Hamsik dopo un’ora di gioco. Diawara è l’uomo di Champions: aspetto apparentemente in controtendenza rispetto all’esperienza accumulata, ma segnale evidente – ben che si dica altro – della fiducia che Maurizio Sarri ripone nei calciatori giovani. Se di constatato valore. Chi appare indietro nelle gerarchie dell’allenatore è Marko Rog: centrocampista esplosivo che paga innanzitutto la spiccata concorrenza del reparto, poi probabilmente alcuni aspetti – legati alla gestione dei momenti della partita – che non hanno ancora del tutto spazzato via le remore del tecnico.

Il Napoli con Piotr Zielinski

Lo abbiamo anticipato, il suo impiego differisce se schierato da titolare o a gara in corso da subentrante: nel primo caso va in campo al posto di Allan, nel ruolo del brasiliano ma con caratteristiche ed attitudine piuttosto differenti. Con l’assenza del brasiliano il Napoli perde solidità in fase difensiva e piena partecipazione al costrutto della manovra, lì dove il brasiliano appare – proprio perché cardine su cui Sarri ha impostato il tutto sin dal primo anno – più a fuoco rispetto al polacco. Con Zielinski però il Napoli acquisisce un’arma in più nella soluzione estemporanea, nel colpo secco: Allan non ha la sua facilità di conclusione da ogni distanza, né quell’innata capacità di riversarsi negli spazi e farlo duettando con gli attaccanti nel loro stesso linguaggio. I due recenti gol, contro Milan e Shakhtar Donetsk, tra gli esempi più credibili. Da subentrante ha praticamente sempre rilevato capitan Hamsik: maggiore similitudine nell’interpretazione del ruolo, meno responsabilità rispetto a quelle che toccano ad Allan, non ha la qualità – come logico che sia – del fuoriclasse slovacco ma gli si avvicina molto, anche per capacità di colpire e giocare la palla con ambedue i piedi. Completezza di curriculum che lo hanno reso il primo dei non titolari nelle gerarchie di Maurizio Sarri.

Il Napoli con Amadou Diawara

Ragionamento più semplice ed immediato: è il sostituto naturale di Jorginho. Un impiego, una collocazione: in cabina di regia, al posto dell’italo brasiliano. Sempre da titolare in coppa, con un’alternanza che oramai appare cristallizzata, altre volte a gara in corso, essenzialmente in campionato. Le differenze nell’interpretazione sono significative: Jorginho è il cuore pulsante del Napoli, l’uomo deputato a gestirne i tempi e gli umori, quello che deve accelerare se c’è da farlo e togliere il piede dal pedale in caso opposto. Il regolatore, la scatola nera se vogliamo, quella che registra tutto, la mente in un concetto più esteso di un semplice gestore, deputato anche a servire in prima persona gli attaccanti quando possibile ma soprattutto quando nessuno se lo aspetta. Diawara è un regista differente, se vogliamo più in linea con il calcio moderno, più fisico ed altetico di Jorginho, più completo probabilmente e con una prospettiva potenzialmente devastante, ma meno sarriano nel senso stretto del termine. Meno Jorginho, se vi appare più facile carpirne il senso. Ma senz’altro più difensivo, senza sfigurare affatto in termini di costruzione della manovra. Sulla personalità che dire, classe ’97, siamo su livelli talmente alti che risulta persino superfluo specificarlo.

Il Napoli con Marko Rog

Si è spiegato in precedenza, il gioiellino croato al momento va in campo con minor continuità rispetto ai suoi colleghi di reparto. Mai titolare, subentra nella mezzora finale, lì dove risulta un valore aggiunto per freschezza, atletismo e dinamismo calcistico che riesce ad imprimere sul corso della gara. Negli ultimi mesi è risorsa aggiuntiva anche nelle falcidiate rotazioni offensive, dà infatti il cambio a Callejon sul versante destro dimostrandosi – come ai tempi della Dinamo Zagabria – assolutamente a suo agio. Profilo del tutto completo, qualità e quantità, padronanza dei fondamentali e gran sostanza: la sensazione forte è che sia molto più di un tappabuchi ideale. Poi però si ragiona sul livello del centrocampo partenopeo ed è complesso addebitare colpe e responsabilità a Sarri: dal canto suo Marko Rog può soltanto limitare qualche esuberanza caratteriale – vedi il disastroso ingresso in campo nella trasferta di Ferrara con la Spal, quando il suo evitabile fallo al limite dell’area costò il momentaneo 2-2 al Napoli a pochi attimi dal termine, campani poi salvati da un super Ghoulam – per convincere ulteriormente l’allenatore del suo enorme valore.