Dainelli e la felicità targata Chievo: «A giugno finisce il contratto, ma…»

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Contro il Napoli non c’era, ma Dario Dainelli è uno dei senatori in casa Chievo: «Qui c’è una grande famiglia. Maran…»

Dario Dainelli, 38 anni, 434 partite in Serie A, ha saltato l’ultima, col Napoli, per un’emergenza da sala parto: «Alle sei del pomeriggio della vigilia mia moglie ha sentito movimento, sono andato in ritiro ma nel dopocena sono dovuto scappare velocemente. Edoardo è nato alle 23.37». Se avesse giocato avrebbe però potuto fare una dedica al neonato, il segno della culla, il pollice in bocca. «La mattina sono tornato in ritiro, ci ho provato. Ho parlato con Maran, ci siamo guardati negli occhi, i miei erano abbottonati e abbiamo deciso che era meglio dare spazio a qualcuno più fresco e concentrato di me». Sviolinata uno: il Chievo è una famiglia. Di che tipo? «Una famiglia che ha regole e abitudini. A volte sono tanto ferree, con una storicità di ambiente e con un presidente abitudinario. Si crede che sia giusto comportarsi come si è sempre fatto, magari chi arriva da fuori non apprezza subito, perché vedi delle diversità da altri posti, però dopo poco capisci che è l’aspetto che fa la differenza. Cambiamenti ponderati, ma pensati e desiderati».

FIDUCIA – Nel suo caso? «Sono arrivato a fine gennaio 2012, da una situazione difficile a Genova, con infortuni e sospetti di presunta combine in un derby. Ma nelle difficoltà ti accorgi delle persone che ti fanno bene, il presidente e il Chievo fanno parte di queste. Ero in prestito, poi sono rimasto anche se dal punto di vista contrattuale non era facile, perché a Genova c’erano altri parametri di stipendi. La mia scelta è stata giusta, sono qui da oltre cinque anni». Sviolinata due: il Chievo sa sempre cosa fare in campo, i giocatori non perdono mai la testa: «Lo spirito del Chievo è sapere da dove viene e quale è la strada. La volontà è quella di aiutarsi l’uno con l’altro perché a livello tecnico, di età o di valori la maggior parte delle squadre ha qualcosa di più». Ci sono elogi per Maran ai microfoni de “La Gazzetta dello Sport”: «Maran è molto conscio dei nostri pregi e difetti, la differenza viene data dalla consapevolezza di questo. Ci compensiamo».

RITIRO – Fino a quando pensa di giocare? «Ho il contratto fino a giugno, mi ero prefissato di continuare finché c’erano entusiasmo, divertimento e la voglia di stare in gruppo che ti tiene giovane. Quando vinci non senti gli anni o la fatica. Spesso parliamo di cosa si farà da grandi, visto che siamo in tanti con una certa età. Mi sento più vicino a restare nella vita sul campo, anche se gli spostamenti di un allenatore possono essere difficoltosi per la famiglia. Allora pensi a un incarico dirigenziale». Dica la verità, lei non vede l’ora di tornare sulla collina di San Zio, in Toscana, a casa. «La collina di San Zio me la sogno, però sto veramente bene a Verona». Lo sa che Tomovic e Gamberini sono stati fra i migliori col Napoli: è un segnale? «In tanti qui possono fare bene. Non sono insostituibile in campo, mentre a cena non so…».