Serie A
D’Ambrosio mette a nudo un problema del calcio italiano: «Vedi allenatori che esultano ai gol come se fossero in Champions. Molti tecnici non pensano più al bene dei ragazzi!
D’Ambrosio ha rilasciato un’intervista, nella quale ha voluto posare la sua lente d’ingrandimento sulla crisi del calcio italiano
In una recente intervista rilasciata alle colonne de Il Giornale, l’ex difensore dell’Inter e della Nazionale Danilo D’Ambrosio ha analizzato senza filtri la profonda crisi che sta attraversando il calcio italiano dopo la mancata qualificazione ai Mondiali. Oggi attivo fuori dal campo con la sua nuova startup Vidall, D’Ambrosio porta avanti proprio all’interno delle giovanili nerazzurre un progetto di educazione finanziaria. Riguardo a questa importante iniziativa didattica, ha sottolineato: “I valori per la scelta sono lavoro, sacrificio, meritocrazia. Diamo lezioni di educazione finanziaria, piuttosto che di uso consapevole dell’online“.
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L’allarme sui campi di periferia: l’atteggiamento di genitori e allenatori
Il declino del movimento calcistico tricolore, secondo l’ex terzino, parte dalla base e dall’esasperazione che si respira a bordo campo. L’esperienza vissuta in prima persona è emblematica: “Parlo anche da padre: quando i miei figli hanno cominciato a giocare, la domenica alle partite li portava mia moglie. Mi raccontava certe cose e pensavo che esagerasse: ora ci vado io e posso dire che è ancora peggio“.
Un clima tossico che purtroppo coinvolge direttamente anche chi è chiamato a formare i talenti del futuro: “Al di là dei genitori, vedi allenatori che esultano ai gol come se fossero in Champions. Molti tecnici non pensano più al bene dei ragazzi, ma a far carriera“.
I soldi, le pressioni e la perdita dei valori fondamentali
Il sistema, fin dalle categorie inferiori, appare ormai compromesso da logiche che allontanano i ragazzi dallo sport autentico. Il duro atto d’accusa di D’Ambrosio fotografa una realtà molto preoccupante: “Dalle basi: la crisi è sui valori fondamentali. E dal merito: i ragazzi non crescono in ambienti sani, trasparenti, dove chi lavora meglio viene premiato. Contano solo i soldi: il talento si perde e i giovani non imparano il valore dell’impegno“.
I giocatori in erba non hanno più il tempo vitale per crescere e sbagliare: “Vero, nel senso che una volta si imparava ad aspettare, a rispettare i tempi, a stare in gruppo. Oggi tutto è più rapido e organizzato, ma si perde la parte umana e formativa. I bambini devono tornare a divertirsi, soprattutto a sbagliare e a imparare senza la pressione continua del risultato. E in questo conta molto la famiglia: il calcio non è solo campo, è presenza, accompagnamento. Si deve aiutare i ragazzi a vivere il percorso con equilibrio, invece si pretende tutto e subito”.
La ricetta per rifondare la FIGC
Infine, lo sguardo si proietta sulle istituzioni sportive e su come agire concretamente per il futuro. L’ex nerazzurro ha le idee chiarissime su come agirebbe per invertire la rotta: “È come negli affari: punterei su una squadra di persone competenti che possono insegnare qualcosa a me e agli altri. Servono educatori, allenatori e dirigenti che amino davvero il calcio e i giovani. Se formi uomini e donne consapevoli, allora puoi anche formare calciatori migliori. Altrimenti restano solo atleti senza identità”.