Hanno Detto
Esposito racconta l’arrivo al Cagliari: «C’era veramente tanta gente ed è stato un bel abbraccio tra me e la gente»
Esposito, attaccante del Cagliari, è stato il protagonista dell’ultima puntata di “PodCasteddu”, il podcast ufficiale del club sardo
Sebastiano Esposito sta vivendo una stagione di piena maturazione con il Cagliari, dopo aver accumulato esperienze in diverse piazze italiane ed europee. L’attaccante classe 2002 si è raccontato senza filtri ai microfoni di PodCasteddu, il podcast ufficiale del club rossoblù, ripercorrendo il suo percorso e le tappe della sua crescita. Le parole:
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TERRA NATIA – «Sì, sì. Ho i brividi. Diciamo quando si parla un po’ della mia città, della mia infanzia, ho sempre i brividi. È una cosa favolosa per me. Fa parte di quella zona lì, perché per me è una zona spettacolare. Vengo da una città per me bellissima, non sfruttata appieno come un po’ dalle nostre zone abbiamo un po’ questo difetto, però per me è bellissimo».
L’ADDIO A CASA E IL CALCIO IN FAMIGLIA – «Siamo andati via, io avevo 8 anni e come dicevi tu, non so, il calcio l’abbiamo sempre respirato, abbiamo sempre mangiato pane e pallone e ad oggi fortunatamente mangiamo grazie al pallone. Siamo dei privilegiati per questo, però sicuramente ci manca perché noi fin da piccoli abbiamo dato tutto per diventare calciatori e ad oggi diciamo che un po’ ce l’abbiamo fatta».
IL NONNO E LA PASSIONE PER IL CALCIO – «Diciamo che era un’epoca diversa da quella d’oggi, un’altra era. Ok. Sì, perché ad oggi i genitori spingono i figli a giocare a calcio a tutti i costi, anche se magari i figli non vorrebbero. Eh, prima si doveva studiare. Mio nonno non ha giocato a calcio perché la mamma non voleva. E lui faceva di tutto per giocare a calcio, nascondeva i suoi vestiti a casa di compagni per andare a giocare».
L’INTER E IL SALTO DI CARRIERA – «Ti racconto due cose. Quando andammo all’Inter noi potevamo già andare prima. Quando andammo a Brescia, andai a fare il provino, dopo era arrivata l’Inter, aveva fatto l’offerta a me principalmente per andare a fare un torneo con loro a Praga. Solo che ritorniamo al discorso dei genitori, mio padre disse “No, abbiamo già dato la parola a Brescia, non possiamo fare brutta figura con loro, anche se l’Inter è l’Inter, però noi abbiamo già dato la parola a Brescia”. Quindi andiamo a Brescia».
L’ARRIVO A CAGLIARI E L’ACCOGLIENZA DEI TIFOSI – «Allora, ti dico la verità, un po’ me l’aspettavo. Poi c’era il mio procuratore che mi prendeva in giro, mi diceva “Vabbè, non c’è nessuno, ho già controllato”. Allora c’ho avuto quell’attimo di titubanza, poi quando si sono aperte le porte ho visto veramente tanta gente. È stato bellissimo per me perché è la prima volta che mi è capitato, c’era veramente tanta gente ed è stato un bel abbraccio tra me e la gente che è un po’ quello che cercavo, cercavo questa coesione».