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Ferrante carica il Toro: «Vincere o fermare la Juve e fargli uno scherzetto, sarebbe per i tifosi granata un regalone. In parte salverebbe la stagione»

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Marco Ferrante con la maglia del Torino

Ferrante svela sul Toro: «Vincere o fermare la Juve e fargli uno scherzetto, sarebbe per i tifosi granata un regalone»

Marco Ferrante è andato in rete 125 volte con la maglia granata. Possiede perciò tutti i titoli per parlare del Toro di oggi e lo ha fatto in un’intervista a Tuttosport.

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LA CONTESTAZIONE A SUPERGA «Il popolo granata vuole sempre il bene della propria squadra e di coloro che indossano una maglia così prestigiosa. I tifosi sono sicuramente un po’ rammaricati per la stagione negativa, era anche preventivabile che nell’anniversario degli Invincibili ci potesse essere un po’ di maretta, ma tutto è sempre rimasto nei limiti della civiltà. Sarà importante vedere il giusto atteggiamento, quello non deve mai mancare: la squadra dovrà mostrarlo già contro il Sassuolo e poi a Cagliari. Il Sassuolo è a metà classifica dopo un bel campionato da neopromossa, il Cagliari è ormai davvero a un passo dalla salvezza aritmetica… Il Toro non potrà permettersi di avere meno motivazioni… E poi c’è quella gara che chiude il campionato, l’annata, il derby, l’ultima in casa…».
IL DERBY ALL’ULTIMA GIORNATA «Vincere o quantomeno fermare la Juventus, fare ai bianconeri questo scherzetto, sarebbe per i tifosi granata un regalone, in parte salverebbe la stagione. Sbagliarla, invece, sarebbe la goccia che farebbe traboccare il vaso dopo una stagione non positiva, sarebbe una doppia sconfitta. Quella è una partita da preparare al 100% per uscire a testa alta da questo campionato così travagliato. Sarà come una finale, una di quelle partite da giocare col coltello tra i denti. Ed è una cosa che i giocatori devono fare per se stessi, oltre che per rispetto dei tifosi».
I TIFOSI MERITEREBBERO UNA VITTORIA «Sì, e lo dico perché quello granata è un pubblico che farebbe di tutto per quella maglia, che farebbe qualsiasi cosa, che meriterebbe che la squadra potesse raggiungere obiettivi ambiziosi, un po’ come hanno fatto Atalanta e Bologna».
LA MOTIVAZIONE DI GIOCARSI LA CONFERMA «Sì, sono anche partite così che ti garantiscono l’eventuale riconferma oppure ti aprono il mercato. Non ho mai visto nessun giocatore che giochi contro se stesso per poi rimanere senza squadra, ogni partita è una vetrina per un’eventuale riconferma, nell’ottica di allestire un organico più competitivo e cercare di ambire a un qualcosa in più, scalare qualche posizione in classifica».
D’AVERSA «D’Aversa ha accettato un contratto breve e quindi sapeva già della possibilità, eventualmente, di non essere confermato. Io lo terrei, poi è ovvio che molto dipende dal tipo di campionato che il Torino vorrà fare… Se io volessi ambire a qualcosa di più della salvezza, andrei su allenatori abituati a campionati di quel tipo, con obiettivo Conference o Europa League. Un allenatore che possa indicare la strada, che possa far capire che i giocatori servono per vincere. E che venisse accontentato, poi».
JURIC «Non mi piacciono molto i cavalli di ritorno».
IL PUNTO PIU’ BASSO DELL’ERA CAIRO «Questo non lo so, ma non credo sia mai accaduto di avere così a lungo uno stadio senza tifo granata. Un tifoso che paga l’abbonamento della Curva e che poi non va a vedere i propri giocatori manda un segnale forte. Giocare nel tuo stadio con la curva deserta è anomalo, è come se tu praticamente fossi sempre fuori casa. Ero allo stadio per Torino-Lazio ed era impressionante vedere così poca gente, non c’era nessuno, per me è stato imbarazzante; uno stadio senza la sua Curva è come un figlio senza la sua mamma».
COSA SI DEVE FARE «Innanzitutto serve fare un rush finale importante per far tornare un po’ la serenità, anche se non serve ai fini della classifica. È un’occasione anche per l’immediato futuro, sperando in un’ambizione diversa per il prossimo campionato. Certo, sembra difficile ricucire, ma saranno importanti i segnali del prossimo mercato».
I RISULTATI AIUTANO «Potrebbero riavvicinare qualcuno, però quello che è importante ricordarsi è che il Torino non deve sposarsi con una proprietà: quello che conta è il Toro stesso, le proprietà vanno e vengono, ma il brand Toro rimane, la storia rimane».
DA CHI RIPARTIRE «Vlasic, sicuramente. C’è da capire bene cosa fare dell’attacco. Zapata non è più giovanissimo e penso che il Torino non possa permettersi il lusso di averlo part-time, su Simeone c’è qualche sirena di mercato e bisognerà capire se avrà la voglia di giocare per altri obiettivi. La difesa non dico che vada rifondata, ma quasi. Sì agli stranieri purché alzino il livello del campionato, anche per salvaguardare la Nazionale. C’è da capire che tipo di portafoglio si avrà a disposizione».

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