FIGC, Albertini: «Ora diamoci una mossa: sistema da rifare» - Calcio News 24
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2013

FIGC, Albertini: «Ora diamoci una mossa: sistema da rifare»

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SERIE A FIGC ITALIA ALBERTINI – Ospite del Forum in Gazzetta, il vicepresidente della FIGC ha analizzato il calcio italiano con la lente d’ingrandimento e sottolineato l’esigenza di un cambiamento radicale: «A livello economico il movimento è in crescita, nonostante la crisi. Il problema sarà nel 2015, quando scadranno i contratti tv. Oggi più che mai bisogna dare priorità al progetto sportivo, arginando la fuga di talenti all’estero. Valorizzare e vendere: prima lo faceva la Lega Pro verso la A, adesso lo fa la A verso la concorrenza internazionale. Basti pensare a Pastore, a Sanchez. Come si può chiedere ai club medio-piccoli di rinunciare a quelle mega-plusvalenze garantite solo chi i soldi ce li ha davvero? Magari pensando a quanto scade, in termini di appeal e di valore, il prodotto del campionato di Serie A. Prospettiva del lungo termine scarsamente contemplata? E invece non c’è altra via. Proprio con gli occhi rivolti al futuro gli altri Paesi si sono mossi negli anni scorsi. Per esempio, la Germania ha varato i centri di formazione obbligatori, da quelle parti la federazione riveste un ruolo centrale. Da noi, invece, è la sintesi di sei componenti. Così è impossibile per la Figc attuare quella stessa politica sui giovani grazie alla quale ora si parla di modello tedesco. È da due anni che c’è la commissione su seconde squadre e multiproprietà: si è riunita solo due volte. Conosciamo tutte le posizioni, ma se non ci incontriamo per smussarle… Bisogna avere senso di responsabilità e pensare al calcio come bene comune. I soldi delle tv hanno creato divisioni, la Lega di A deve essere più propositiva. Di riduzione a 18 squadre parla singolarmente questo o quel dirigente, ma manca la sintesi», ha dichiarato Demetrio Albertini a La Gazzetta dello Sport, ai cui microfoni ha parlato anche della richiesta del terzo extracomunitario e dell’adesione alla Convenzione di Cotonou per assimilare i calciatori africani, nonché di altre idee: «Tutto è fattibile, ma bisogna chiedersi se sia utile. Si arriva a simili richieste perché si sono trascurati i vivai. E non penso che questa sia la strada per ripartire. Non basta che i club ci dicano che gli stranieri costano di meno. Sono d’accordo invece con l’abbattimento dei paletti economici sul mercato interno, che è fatto solo di parametri zero e prestiti. Per fare respirare le casse si potrebbe guardare all’Olanda, dove i calciatori destinano il 30% dello stipendio, defiscalizzato, in un fondo risparmio fino a fine carriera. Si educherebbero i giocatori a non sperperare il denaro e si troverebbero risorse da destinare allo sport. Seconde squadre? Non so quale sia la ricetta migliore, ma di certo qualcosa va fatta. E senza indugi. L’obiettivo principale è far fare esperienza ai nostri giovani in modo che alzino il ritmo. Torneo riservato agli Under 21 o Under 23 con i fuoriquota? In quel caso i giovani giocherebbero tra loro: un limite non da poco. Certo, la A può farlo autonomamente. Poi magari, tra un paio d’anni, si potrà riparlare con la Lega Pro di seconde squadre…».

Infine, Albertini ha spiegato: «Cosa può essere fatto per migliorare la preparazione della Nazionale? Sulla tattica e l’analisi già ci siamo. Introdurremo una figura in più, l’alimentarista, perché la nutrizione è un fattore sempre più importante. Piuttosto abbiamo studiato i dati su Euro 2012 ed è venuta fuori una sorpresa. Pensavamo di avere un gruppo giovane, eppure eravamo la 5a nazionale più vecchia, ma anche la meno esperta a livello internazionale. Un paradosso. I 23 azzurri avevano totalizzato 800 partite nelle coppe europee contro le 1000 dei tedeschi, le 1100 dei francesi e le 1600 degli spagnoli. C’è dell’altro. Solo 3 dei nostri sono usciti dai vivai della Lega Pro e altri 7 hanno militato almeno una stagione in quella categoria, contro i 18 della Germania e della Spagna. Insomma, altrove la terza divisione ha una mission: la formazione. Da noi no. Lo dicono anche le statistiche sull’Under 21 che ha partecipato ai playoff europei: mancanza di progettualità del percorso di crescita e scarsa esperienza. Sapete quante gare hanno giocato nelle coppe europee gli azzurrini? Diciotto, contro le 120 degli spagnoli e le 84 dei tedeschi. I nostri Under 21 hanno 2-3 anni di esperienza professionistica, gli altri 4-5».