Calcio italiano
Gianfelice Facchetti controcorrente per la panchina dell’Italia: «Quando leggo il nome di Conte rimango perplesso per questo motivo»
Gianfelice Facchetti ha parlato così della situazione dell’Italia riguardante il ct e le nomine di Maldini e Leonardo
Intervistato da Internews24, Gianfelice Facchetti ha inquadrato anche il momento attraversato dalla Nazionale italiana, con la fresca nomina di Maldini e Leonardo nei quadri dirigenziali. Queste le sue dichiarazioni.
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Parliamo ora di un tema che sta a cuore a tutti, ovvero l’Italia. Con l’annuncio di Paolo Maldini nel ruolo di direttore tecnico e presidente del club Italia spalleggiato da Leonardo, come vedi questa coppia, pensi che siano i nomi giusti e quale CT consiglieresti alla Nazionale?
«Maldini è un uomo di campo e mi sembra che ha tutti gli elementi per essere utile alla causa del club azzurro. Non ho capito bene il ruolo di Leonardo accanto a lui. Ma Maldini mi sembra un elemento di novità e di discontinuità.
Rispetto alla panchina quando leggo di Conte resto perplesso nel senso che mi è sempre sembrato un allenatore al di là dei meriti e dei successi indiscutibili anche con l’Inter. Non mi sembra uno che abbia la pazienza per fare un progetto di lungo corso che oggi servirebbe alla nazionale per ricostruire sulle macerie di tre mondiali mancati. Mi sembra che non abbia quel tipo di pazienza perché c’è sempre Conte prima di qualsiasi cosa. L’Inter di Conte, la Juve di Conte, l’Italia di Conte. Non mi sembra che sia in mezzo a tante qualità di allenatore che la pazienza e la durata rientri tra quelle. Lo dice la sua carriera piena di successi ma poi puntualmente va in collisione con l’ambiente attorno per qualche ragione e lascia tutto a metà. Sicuramente no.
Abbiamo avuto la figura di Mancini che ha fatto molto bene con la nazionale e che potrebbe essere sicuramente la figura che riprende un po’ un lavoro interrotto anche se poi qualcuno gli rimprovera l’Arabia. Gli rimprovera l’Arabia ma credo che nell’era della comunicazione si possano trovare le parole giuste per una scelta di quel tipo.
Se non fosse Mancini Ancelotti avrebbe l’esperienza e forse tutte le caratteristiche per essere il commissario tecnico della nazionale. Anche se è vincolato alla federazione brasiliana. Non so sui termini dei tempi di contratto che lo tengono vincolato ma sicuramente potrebbe essere un bel allenatore. Se no è anche una scelta coraggiosa di un allenatore straniero che però conosca la cultura italiana, per esempio Guardiola. È un allenatore che ha fatto già tanto a livello di club, conosce l’Italia molto bene. Potrebbe essere una figura che dia nuova linfa, che porti idee diverse per un paese come il nostro che è molto chiuso, soprattutto a livello federale.
È un mondo che si è incartato su se stesso dove fondamentalmente c’è una sorta di impermeabilità rispetto a certi ruoli. Per cui una figura straniera se messa nella condizione di poter incidere e decidere in autonomia potrebbe essere un prospetto che avrà uno scenario di cambiamento. È da capire quanto il calcio italiano abbia voglia di vedere un cambiamento e che le cose possano cambiare.
Noi siamo molto bravi ad aprire processi e crisi e non abbiamo mai la voglia e la forza per sostenere le trasformazioni. Ci piace fare rumore quando le cose non funzionano, ma non abbiamo l’energia per accompagnare i cambiamenti che hanno bisogno di tempo per produrre risultati. Tutte le nazionali che oggi si bagnano il naso a livello mondiale e che fino a qualche decennio fa ci inseguivano sono passate da cambiamenti. Non è casuale quello che succede in Francia e non è casuale quello che succede in Spagna. O ci si dà una sveglia e ci si prova a mettere in discussione sul serio, sennò metterli i nomi come figurine per dire che facciamo la rivoluzione senza poi farla dal basso… Se il cambiamento non è accompagnato da qualcosa che parte proprio dalle radici e dall’essenza del gioco, fondamentalmente da chi lo pratica, come lo pratica, dove lo pratica e dalla cultura che ci sta attorno è tutto inutile».
L’INTERVISTA ESCLUSIVA DI GIANFELICE FACCHETTI A INTERNEWS24