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Maran: «Che strano non essere in ritiro. Inter senza Conte? Cambia poco»

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Rolando Maran ha parlato della Serie A alle porte, che come poche volte è capitato non lo vedrà al timone di nessuna squadra

Rolando Maran non ha una panchina in questo inizio di Serie A, ma attende l’occasione buone per tornare in carica. In una intervista a La Gazzetta dello Sport, l’allenatore ha parlato del campionato ormai alle porte.

SENZA PANCHINA – «Mi sembra tutto strano, faccio fatica a non programmare il lavoro, il mio orologio biologico dice che in questi giorni dovrei essere in ritiro». 

INTER SENZA CONTE – «Cambierà poco, il modulo è sempre il 3-5-2 con interpretazioni diverse. Anche Inzaghi dà un’impronta forte al suo calcio, la sua Lazio giocava in modo aggressivo». 

NANDEZ – «Uno che a 22 anni ha resistito alle pressioni della Bombonera, non avrebbe problemi nemmeno a San Siro. E’ un trascinatore, va sempre a mille, ha una determinazione pazzesca, oltre a velocità e resistenza Un giocatore di grande temperamento e personalità, l’Inter farebbe un grande colpo. Nel 3-5-2 può giocare sulla fascia a destra e a sinistra, come successo con Semplici, sia fare l’interno per uno tra Barella e Calhanoglu». 

VIA DOPO LO SCUDETTO – «Figuriamoci, il primo scudetto non si molla mai…. Ma bisognerebbe entrare nella testa di Conte, si dice che quando si fa bene, è il momento di andare via. Ci sta di prendere una strada diversa se un allenatore capisce che non vuole vivere di rendita sui risultati. E’ un errore restare per godersi la vittoria, bisogna avere sempre la sfida dentro».

DONNARUMMA VIA DAL MILAN – «Grande perdita, dobbiamo abituarci: il nostro calcio sta salendo di livello, succederà ancora». 

GAVETTA – «Sì, perché aiuta la formazione, la crescita è graduale, ogni stagione è diversa. La gestione dei momenti difficili in una grande squadra è diversa rispetto a una piccola: fa differenza se perdi 5 o 15 volte in un campionato…».

ESONERI CAGLIARI E GENOA – «Il secondo è stato doloroso, perché era una situazione difficilissima, che pochi hanno capito. Ci sono stati 22 positivi, il protocollo era diverso, molti non si sono allenati per settimane. E qualcuno si è infortunato perché dopo il Covid è sempre difficile ritrovare la forma».

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