Mirante e l’amore per Bologna: «Spero di smettere qui»

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Il Bologna deve riprendersi dopo i quattro stop di fila, capitan Mirante spinge la squadra: «Palacio e Destro insieme? Perché no?»

Italia fuori dai Mondiali, Antonio Mirante parte da qui ai microfoni de “Il Corriere dello Sport”: «Prima cosa: onore agli svedesi. Secondo: ora da noi serve una rivoluzione. Ma lo si sapeva già prima, non l’abbiamo scoperto a qualificazione mancata». Che sentimento hai provato davanti alla tivù? «Smarrimento. E un senso di impotenza. Non si può continuare a fare le cose – e parlo di strategie, programmi, strutture – «all’italiana», e poi comunque siamo inferiori a tante nazionali, lo dice la cronaca di questi ultimi anni».

RIPRESA – Mirante si è ripreso dall’infortunio: «Sì, lo stiramento è smaltito. Bravi i fisioterapisti, sono pronto per Verona». Ci sono quattro sconfitte consecutive da cancellare. «Col Crotone pensavamo tutti di vincere, salire a quota 17 punti e all’8° posto. Abbiamo sbagliato lì. Tutte le partite vanno considerate importanti. C’è un’aria diversa rispetto all’anno scorso, più consapevolezza. Ma la maturità si acquisisce col tempo. Noi vecchietti dobbiamo farci trascinare dall’entusiasmo dei giovani». Un anno fa di questi tempi tornavi a vivere dopo lo stop per problemi cardiaci. «Sì, è passato un anno e sono cambiato. Ho temuto di dover smettere, ma quel «problema» dopo dieci giorni era già risolto: il sollievo è arrivato quando gli esami hanno scongiurato patologie gravi e congenite. Io mi sono detto: trattalo come un infortunio…».

TOP 10 E RITIRO – Hai 34 anni, questo è il terzo al Bologna, il tuo contratto scade nel 2019: «Smettere qui non mi dispiacerebbe, certo. Sono capitano e portiere della squadra, a Bologna sto bene, la gente mi dà affetto, ma lascia vivere. E poi la città mi ha sostenuto in un momento difficile. Ma ragiono alla giornata. Io so solo che quando smetterò, tra tre o cinque anni, lo farò da un giorno all’altro, senza titubanze. Mi sforzo di pensare che si può migliorare sempre». Destro e Palacio insieme: verso Verona è un’ipotesi concreta: «Credo sia arrivata l’ora. Palacio si è presentato con un’umiltà unica, corre più di tutti. Mattia ha caratteristiche diverse, può trarre giovamento dal lavoro di Rodrigo. Abbiamo tutti questa curiosità. Penso che sarà bello vederli giocare insieme, non ce ne sono di squadre della nostra fascia con due forti come loro lì davanti». C’è l’ambizione di entrare tra le prime 10. «Un obiettivo nelle corde di questa squadra. Ci serve consapevolezza, non bisogna accontentarsi mai, andare a prenderci punti ovunque, guadagnare posizioni un po’ alla volta».