Si laurea con una tesi su Morosini, poi muore in campo

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Giovane docente di educazione fisica stroncato in campo da un malore mentre giocava a calcetto con gli amici: si era laureato con una tesi sull’uso dei defibrillatori e sulla morte di Piermario Morosini. Disposta l’autopsia sul corpo

Una storia talmente assurda da sembrare irreale, non fosse terribilmente tragica. È quella di Angelo Marco Giordano, 32enne insegnante di educazioni fisica morto l’altro giorno, in campo, mentre con gli amici disputava una partitella di calcetto a cinque. Una storia che assume contorni incredibili se si pensa che, qualche anno fa, Giordano si era laureato in Scienze Motorie, la sua grande passione, con una tesi riguardante l’uso del defibrillatore in campo. Nello specifico la tesi aveva come oggetto la morte in campo di Piermario Morosini, centrocampista del Livorno deceduto in campo, contro il Pescara, nel 2012. La sua storia aveva shockato l’Italia intera e, a riguardo, la Magistratura ha pure aperto delle indagini: Morosini, forse, avrebbe potuto salvarsi con l’intervento subitaneo dell’autoambulanza, ma questa è un’altra storia. Di certo però Giordano, “Giordi” per gli amici, morto all’ospedale di Mestre giovedì sera, non si aspettava di subire una sorte del tutto analoga a quella di Morosini dopo averne studiato la vicenda nei minimi dettagli.

Giovane muore in campo: non c’era il defibrillatore

Assurdità nell’assurdità, pare che in campo, al momento della morte di Giordano, non ci fosse alcun defibrillatore, come invece imporrebbe il Decreto Balducci, che prevede l’utilizzo dello strumento per la ripresa cardiaca per ogni società sportiva. Dall’emissione della legge ad oggi sono arrivate circa quattro proroghe per i club dilettantistici, ma dalla prima scadenza è passato già oltre un anno. Gli inquirenti indagano e sul corpo del giovane insegnante con la passione per il calcio, immediatamente soccorso dai compagni, che pensavano ad un semplice calo di pressione, quando si è accasciato a terra, è stata disposta l’autopsia. «Il suo destino era lasciare ciò che amava – ha detto il fratello Federico . Unica consolazione è che è successo mentre giocava a pallone, la cosa che amava più di tutte».