Morosini, il processo: caos sul defibrillatore

Morosini, il processo: caos sul defibrillatore
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Le testimonianze: imputati i medici di Pescara e Livorno e Vito Molfese

Ormai più di 4 anni fa ci lasciava Piermario Morosini, centrocampista morto in campo il 14 aprile del 2012. Il procedimento per comprendere le dinamiche dell’accaduto e per individuare i responsabili è ancora in corso, nella giornata di ieri l’infermiere Di Francesco, di servizio allo stadio Adriatico, ha sottolineato che nessuno ha utilizzato il defribillatore nonostante questo fosse a pochi passi dal giocatore in arresto cardiaco.

NESSUN ORDINE – I medici di Pescara e Livorno, Sabatini e Porcellini, sono imputati così come il dottor Vito Molfese con l’accusa di omicidio colposo. Andrea Silvestre, volontario della Croce Rossa che si trovava a bordo campo, ha spiegato di aver portato il defibrillatore nei pressi del giocatore ma di non aver avuto ordine di utilizzarlo: «Mi accorsi subito che il giocatore non stava bene, per precauzione andai a prendere il defibrillatore e lo aprii vicino alla testa del giocatore. Non ho sentito nessuno dire di utilizzare il defibrillatore» riporta Il Centro.

ACCUSA E DIFESA – Altri infermieri e volontari presenti allo stadio confermano la versione di Silvestre. Il perito della Procura di Pescara, D’Ovidio, si concentra in particolare sulla posizione di Molfese, medico del 118: era la persona più qualificata ed esperta, per questo sarebbe stato chiamato ad intervenire in modo più tempestivo. La difesa di Molfese, dal canto proprio, ha respinto tale accusa appellandosi al regolamento della FIGC che prescrive ai medici delle squadre di intervenire in caso di malore di un giocatore in campo.