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Morte Commisso, il ricordo di Jacobelli: dall’emozione per il grande Torino, a quel «Fast fast fast» per il Viola Park
Morte Commisso, il ricordo di Xavier Jacobelli: l’emozione per il Grande Torino e quel famoso “Fast fast fast”
In ricordo del presidente della Fiorentina, Xavier Jacobelli ripercorre su Tuttosport momenti privati e lotte pubbliche di un uomo che ha segnato il calcio italiano con passione e visione.
Era l’8 dicembre 2019. A Torino, prima della sfida contro il Toro, Rocco Commisso volle salire a Superga. Un pellegrinaggio sentito, compiuto con la moglie Catherine, Joe Barone e Alessandro Ferrari. Davanti alla lapide del Grande Torino, tra i nomi di Capitan Valentino e Renato Casalbore, fondatore di Tuttosport, Commisso si commosse. Il suo sguardo si posò sul drappo viola con il numero 13 di Davide Astori. Mormorò: «Raggiunta Torino con la squadra, venire qui è stata la prima cosa che ho pensato fosse giusto fare. Per pregare e per pensare a questi Eroi, anche a nome dei tifosi della Fiorentina. Il Grande Torino appartiene a tutti, è la squadra nel cuore di tutti».
Quel giorno svelò l’anima sensibile di un uomo spesso descritto come focoso e diretto. Un uomo di “pietra”, Pitozzu, come lo chiamavano da bambino in Calabria. Ma capace di piangere per gli eroi granata e per le ferite della sua Fiorentina.
L’altra immagine indelebile è quella del 5 febbraio 2021, durante la visita al cantiere del Viola Park. «Fast fast fast», ripeteva Commisso, impaziente di vedere realizzato il suo gioiello, la sua eredità più tangibile. Un’opera voluta con «feroce determinazione», parte di un investimento massiccio che allora ammontava già a «oltre 300 milioni di euro».
Si è battuto come un leone per la Fiorentina, Commisso. Ha combattuto contro le pastoie burocratiche per regalare a Firenze uno stadio di proprietà, pronto a investire cifre da capogiro. Una battaglia spesso impari nel nostro Paese.
L’ultimo anno è stato il più duro. La perdita improvvisa di Joe Barone, suo “amato fratello minore”, braccio destro e alter ego a Firenze, è stato un colpo al cuore. Poi la malattia, che lo ha tenuto lontano dall’Italia ma non dalla sua Fiorentina, seguita passo dopo passo fino all’ultimo giorno.
Astori, Barone, Commisso: tre lutti devastanti in pochi anni per il popolo viola. Ma anche tre esempi di coraggio e passione. Rocco, l’ingegnere industriale partito da Marina di Gioiosa Ionica e diventato gigante della Mediacom negli USA, è stato padrone del suo destino. Come scrive Camus, oltre la fatalità della morte resta la libertà di costruire il proprio mondo. E Rocco Commisso il suo mondo lo ha costruito con tenacia, lasciando un segno indelebile nel calcio italiano. «Ci mancherai sempre», ha scritto la Fiorentina. Sarà così.
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