Mourinho intervistato dalla Leotta: «Inter? La prossima tappa non sarà in Premier»

Mourinho intervistato dalla Leotta: «Inter? La prossima tappa non sarà in Premier»
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Josè Mourinho, allenatore ex Inter, ha parlato della sua carriera, del suo futuro, ai microfoni di Diletta Leotta

Linea Diletta, il nuovo format di Dazn condotto da Diletta Leotta e che propone interviste ai grandi protagonisti del mondo del calcio apre i battenti con l’intervista a Josè Mourinho. Ecco le parole del tecnico portoghese, alla ricerca di un nuovo club: «I trofei sono la mia garanzia di successo, anche se chi è contro di me cerca di dimenticare tutto questo. Ho vinto l’ultimo un anno e mezzo fa, l’Europa League, non 20 anni fa, l’ultima finale, anche se persa, l’ho giocata 8 mesi fa. Futuro? Mi sto preparando, la mia prossima tappa non sarà la Premier League. L’Inter? Ho trovato una famiglia incredibile, che mi ha fatto essere felice ogni giorno ad Appiano Gentile. In questa connessione coi tifosi ci sono dei risultati, perché quando si vince siamo tutti in luna di miele; abbiamo vinto e creato questa empatia che rimane. Io vado in giro per Londra e arriva un interista che mi bacia e abbraccia, questa cosa rimane. L’Italia è stato un habitat naturale per me; in Inghilterra devo essere diverso in tante situazioni da come sono io naturalmente, in Italia invece il modo di vivere il calcio, 24 ore al giorno, è molto latino».

Mourinho svela alcuni retroscena della sua avventura all’Inter: «Io non sono pirla? Studiavo con un professore fantastico e mi ha detto che avrei dovuto imparare qualche parola che a Milano potrà darti più connessione con la gente. Il discorso prima del Barcellona? E’ un discorso uscito dal cuore. Mio figlio mi aveva detto di voler vincere la Champions per ricordarla per sempre perché quando ho vinto la prima non la ricordava. Ne ho parlato coi giocatori, parlando poi dei figli di tutti, dicendo che per molti di loro era l’ultima opportunità di vincere una Champions. Abbiamo messo tutti insieme quella sensazione per la quale oggi potevamo stare cinque ore e il Barcellona non avrebbe mai vinto. Ibra? Un grande, grande autostima. La squadra ha trasformato la paura di perderlo in ‘possiamo vincerla anche senza di lui’. Maicon? Mi hanno ricordato che era solito prendere il quinto giallo prima della pausa natalizia, per andare in Brasile. Gli dissi, prima di una gara a Siena, che se avesse preso il giallo non sarebbe andato in vacanza. Lui rispose: ‘E se segno?’. Gli risposi di farne due e lui li fece. Poi viene ammonito per essersi tolto la maglia, e alla fine fece una settimana di vacanza in più».