Napoli, Sarri ora perfetto anche nella gestione della rosa

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Il futuro del Napoli passa dal suo allenatore: separarsi sarebbe l’errore più grave

Il Napoli visto a Torino racconta di un presente molto importante e di un futuro radioso: un primo tempo di gran personalità disputato sul campo della squadra più forte e strutturata d’Italia, gli episodi della ripresa avrebbero potuto disegnare un 2-2 finale invece del 3-1 con cui la Juventus ha messo un piede nella prossima finale di Coppa Italia.

L’ANALISI DEL GOL – Assist di Insigne ed immancabile firma di Callejon: in tanti, giustamente, hanno subito ricordato la rete fotocopia della sfida di campionato. Il solito movimento alle spalle della retroguardia da parte dell’esterno spagnolo, premiato dall’altrettanto consueto servizio illuminante dello scugnizzo partenopeo. Nel mezzo c’è la decisiva complicità di Arkadiusz Milik: la sua qualità a servizio di un’azione a cui – se di qualità non ne hai – non puoi partecipare. Il capolavoro di Sarri, in concomitanza dell’assenza del centravanti polacco, è stato quello di forgiare la figura centrale di Mertens (attacco più prolifico della Serie A senza centravanti): questo accurato lavoro tattico ora, con il recupero di Milik, porta l’allenatore campano ad avere due soluzioni alternative di altissimo tenore qualitativo. Ulteriore segnale, per chi ne avesse ancora bisogno, del livello del lavoro sul campo effettuato da Sarri: davvero pochi come lui in tal senso.

GESTIONE ROSA – A chi lo contesta per quanto concerne questo aspetto andrebbe ricordato proprio quanto appena detto: ritrovarsi senza un centravanti di ruolo ed inventarsi quello che è poi diventato un cannoniere a tutti gli effetti non vuol dire attingere il massimo dal proprio organico? A voi la risposta. Ha tenuto banco poi la questione Rog: tardivo in effetti – alla luce della prestazione mostrata allo Juventus Stadium – il suo pieno accesso alle rotazioni d’organico. Ma facciamo un passo indietro e riportiamoci ad una situazione di piena disponibilità: Allan, Diawara, Hamsik, Jorginho, Rog e Zielinski. In ordine alfabetico: sei centrocampisti di assoluto valore per tre posti disponibili. Ci può stare che quello meno addentro al calcio italiano – primo anno in Serie A, mentre tutti gli altri avevano già macinato esperienza nella massima serie calcistica nostrana – paghi inizialmente in termini di impiego. Con l’infortunio di Allan, non appena diventato necessità, Rog ha risposto presente: non spaesato sul campo come in tanti avrebbero voluto per attaccare Sarri nella circostanza, ma al contrario pienamente presente e tra i migliori in campo. Perfettamente a suo agio nelle alchimie tattiche dell’evoluto Napoli.

IL REALE PASSO AVANTI – Molti degli attacchi di cui si legge appaiono dunque assolutamente pretestuosi: l’unico effettivo salto di qualità risiede altrove. Il definitivo compimento del lavoro di Maurizio Sarri starebbe nel rendere questa squadra più solida. Meno vulnerabile. La premessa: in parte non è possibile. Per una semplice ma raramente approfondita considerazione: l’ambizione del gioco del Napoli porta obbligatoriamente a concedere qualcosa agli avversari. Il Napoli lascia spazi perché deve occuparli per assumere il predominio territoriale della gara. Il Napoli, per raggiungere quel livello calcistico, quando viene pressato non può spazzare il pallone dalle retrovie ma deve giocarlo a terra, che l’avversario si chiami Pescara o Real Madrid: in questa circostanza è insito il fattore rischio. Quindi, a meno che i tuoi difensori non si chiamino Maldini e Baresi (il Milan di Sacchi), Maldini e Nesta (il Milan di Ancelotti), Piquè e Puyol (il Barcellona di Guardiola), se scegli di perseguire un certo tipo di calcio scegli anche di concedere materia all’avversario. Sarri può limitare queste concessioni, ma non eliminarle: in quel “limitare” c’è tutto il prossimo step del suo lavoro. Il completamento del tutto. Che passa anche dalla conferma di questo organico: il Napoli ha chiuso la gara dello Stadium con un centrocampo formato da Diawara (’97), Rog (’95) e Zielinski (’94). Aggiungendo Milik (’94), Hysaj (’94) e la definitiva consacrazione dei suoi elementi di esperienza, beh, il quadro sorride. Con Sarri: senza la sua guida, domani, avrebbe poco senso.