2012
Olanda, è fallimento: le cause di un disastro annunciato
La prima grande decaduta di Euro 2012 è l’Olanda vice-campione del mondo, finalista di Sudafrica 2010 e da molti candidata ad una competizione da protagonista assoluta. Il fallimento è totale: la squadra di Van Marwijk – con la terza sconfitta rimediata dal Portogallo – ha terminato il girone B a zero punti, gruppo che ha consacrato la Germania come assoluta favorita del Campionato europeo ed eletto il Portogallo di Cristiano Ronaldo a possibile outsider.
IL TONFO – La sensazione iniziale di un’Olanda troppo squilibrata nella tenuta dei reparti è assolutamente confermata. Il tecnico olandese ha optato per un 4-2-3-1 i cui ottimi valori nel settore offensivo non erano riscontrati in retroguardia e mediana: difesa troppo lenta, macchinosa e distratta, i due centrocampisti impiegati in copertura – Van Bommel e De Jong – sono risultati del tutto inadeguati sia in interdizione che in costruzione della manovra. Conseguenza immediata: l’Olanda, appena attaccata, va in enorme difficoltà lasciando spazio sia agli inserimenti centrali – vedi le reti di Mario Gomez in Germania-Olanda – che enormi praterie sulle fasce, considerando la semplicità con cui Cristiano Ronaldo e Nani hanno dilagato sugli opposti avversari.
GLI ATTACCANTI: DEMOTIVATI E… DISTANTI – Robben, Snejider ed Afellay dietro Van Persie, con Van Der Vaart, Kuyt ed Huntelaar pronti a subentrare: una batteria di primissimo ordine, che però non ha saputo rendere neanche per il 30% delle proprie potenzialità. Sull’attaccante del Bayern Monaco ha evidentemente pesato sul morale la seconda finale di Champions persa in tre anni; il trequartista dell’Inter è reduce da una stagione condita da più ombre che luci, con i continui infortuni a minare il rendimento in termini di continuità; il bomber dell’Arsenal è probabilmente la delusione maggiore di Euro 2012, atteso come il crac della competizione ha steccato in pieno l’occasione per consacrarsi sulle massime vette europee. Se non bastasse, è emerso un certo scollamento tra gli interpreti più accreditati della nazionale olandese, in riferimento al gioco come al dialogo sul campo: è mancata la determinazione tale per raggiungere l’obiettivo comune, in luogo dell’affermazione – mancata – di tante prime donne.
UN TECNICO DAL CIELO… ALLA TERRA – Il resto lo ha fatto Bert Van Marwijk: autentica rivelazione dell’ultimo Mondiale, occasione in cui è stato abile ad assemblare le stelle del gruppo e trovare il corretto assetto tattico, è caduto proprio sul terreno che lo aveva elevato due anni fa. La compattezza. L’Olanda non si è comportata da squadra risultando poi non all’altezza di una competizione così complessa: grandi responsabilità non possono non essere addebitate all’operato dell’allenatore, apparso quasi delegittimato dal comportamento dei calciatori. Difficile che la federazione olandese possa ripartire dall’ex tecnico del Feyenoord, ma è ancora presto per accennare a profili che possano risultare candidati idonei nel cammino che separa gli Orange da Brasile 2014.