Osvaldo, musicista felice: «Tirai un cazzotto a Mancini dopo Juve-Inter»

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Ha detto basta a trent’anni e Osvaldo prosegue la sua vita con la musica: «E pensare che a dicembre Sampaoli…» – 16 novembre, ore 11

Mai banale Osvaldo! L’ormai ex calciatore ha parlato del suo passato in Italia e ha svelato un retroscena sul suo passato all’Inter. Il giocatore ha litigato con Roberto Mancini e gli ha tirato anche un pugno: «Tirai un cazzotto a Mancini dopo quel famoso Juventus-Inter. Gli dissi: ‘vuoi fare a botte?’. Lui mi disse: ‘Ma non dirmelo davanti a tutti’. Doveva cacciarmi per il ruolo che aveva. Non rimpiango la mia esperienza all’Inter perché dopo andati all’Inter. Mancini? E’ un grande, ha un bel carattere».

Osvaldo, musicista felice: «Il calcio? Non mi manca, sono felice così» – 16 novembre, ore 9.15

Nel 2016 ha detto basta a soli 30 anni. Scelta forte, clamorosa se si considerano le tante offerte respinte: «Quanti soldi dalla Cina, ma non era più il mio mondo. Solo un business che odiavo». Errori, donne, doping e omosessualità. Persone importanti, nemici e band. Non basterebbe un libro per raccontare Pablo Daniel Osvaldo. Lo fa lui stesso, perlomeno ci prova, come ha confessato a “La Gazzetta dello Sport”: «Ora c’è la musica. Con Sergio, Taissen, Julen e Agustin abbiamo fondato i “Barrio Viejo”. Vorrei ci ascoltassero per il nostro valore, non per il mio nome».

RITIRO – Quando ha deciso di lasciare? «Al Boca. Troppo gossip. Non potevo uscire, avevo paura della gente. Non ce la facevo più…». Eppure le offerte non mancavano. «Cina e club da Champions, ma avevo staccato. Iniziavo a odiare ciò che avevo sempre amato. Il calcio merita rispetto. E al denaro preferisco l’asado e una birra». E se la chiamassero ora? «Vuole ridere? A dicembre 2016 mi contatta Sampaoli, all’epoca al Siviglia: “Dani, non ti chiedo nulla. Fai ciò che vuoi in campo e fuori, ma mi serve una punta”. “Mister, ma c’è il Cosquín Rock (festival argentino, ndr)”. E lui: “Dimenticavo! Vai pure, di certo non puoi perderlo”. Due pazzi». In carriera più amici o nemici? «Non saprei… Di certo qualcuno non ha voluto il mio bene. Prandelli mi escluse da Brasile 2014. Ascoltò media e tifosi che non volevano l‘argentino con la 10, portò Cassano. Ero frustrato, ma nulla contro Antonio».

CRITICHE – Di lei si diceva non fosse un vero professionista. «Cazzate. Mi sono sempre allenato al top, parlavano perché ero stravagante. Al 90’ per me finiva tutto e non ero un Cristiano Ronaldo che faceva palestra a casa dopo l’allenamento. Ma questo cosa vuol dire? Avevo altri interessi fuori dal campo, pagai anche per questo». Mancanza dell’Italia? «Tornerò dopo l‘inverno. Da voi è pesante, non ricordo con piacere la neve di Bergamo…». E del calcio? Sia sincero. «Ho vestito maglie importanti e giocato con tantissimi campioni. Al momento non te ne rendi conto, dai tutto per scontato. E solo oggi capisco quella fortuna. Ma no, non mi manca. Credetemi». Soddisfatto di quanto ottenuto? «Mi accontentavo del mio talento naturale. Se fossi stato diverso non avrei avuto certi colpi…».

RICORDI E TABU – Qualcosa che non rifarebbe? «A Roma avrei dovuto gestire meglio certi momenti. Ma lì c’è gente malata di calcio che ti insulta se non baci la maglia, quasi dimenticandosi dei 28 gol in 2 anni. Sarei rimasto un altro anno solo per farmi rimpiangere». All’Espanyol il periodo più bello? «Insieme a quello di Roma». Le persone più importanti? «Famiglia, amici e agente». Tra gli allenatori chi sceglie? «Pochettino un top, ma Conte è il migliore: ti catturava. Poi Zeman. Diverso, meno sanguigno e più boemo, ma un grandissimo». Ha mai visto il doping? «Prima c’era, ma la nostra generazione è più controllata». E l’omosessualità? «I gay ci sono, ma hanno paura del coming out. Il calcio non è pronto, verrebbero distrutti». Oggi chi è Osvaldo? «Un uomo maturo e presente per i propri figli. Quando mi vedono impazziscono».