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Provedel: «Cresciuto nel mito di Yashin. Thiago Motta per me che sono interista…»

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Ivan Provedel, portiere dello Spezia, ha parlato a La Gazzetta dello Sport della stagione con i liguri. Le sue parole

Ivan Provedel, portiere dello Spezia, ha parlato a La Gazzetta dello Sport della stagione con i liguri. Le sue parole.

PERIODO COMPLICATO – «La nostra situazione era sotto gli occhi di tutti: per noi c’è stato quasi un mese di isolamento, una cosa mai verificatasi prima e un po’ pesante da vivere. Personalmente, ma credo di interpretare anche il pensiero dei compagni, mi ha dato fastidio vivere proprio il primo periodo della preparazione in quel modo, quando invece il bello del ritiro sta proprio nel poter vivere in gruppo senza dover pensare alla partita. Ma ora stanno rientrando poco a poco molti compagni. Ogni squadra può avere un momento di difficoltà durante la stagione, probabilmente il nostro è stato quello appena trascorso. Peccato, avremmo potuto avere qualche punto in più».

SPEZIA FIORENTINA DELL’ANNO SCORSO – «Innanzitutto, della gara di un anno fa ricordo che fu… particolare. Andammo subito sotto di due gol, ma alla fine pareggiammo e ci fu persino la possibilità di vincere. Siamo cambiati molto da allora, la Fiorentina sta facendo bene, ma io la vivo come un’opportunità per continuare a crescere, cercando di raccogliere punti. Italiano? Io credo semplicemente che ogni squadra sia plasmata nel bene e nel male dalla mano del proprio allenatore. Sicuramente, quindi, quello che sta ottenendo la Fiorentina è frutto di questo tipo di percorso che sta portando avanti, appunto, con Italiano, esattamente come stiamo facendo qui allo Spezia con Motta».

THIAGO MOTTA«Lei pensi che io sono interista, e se riflettiamo su quello che il mister ha fatto in carriera con la maglia nerazzurra… A parte questo, è vero che lui è un uomo molto quadrato, ma anche estremamente tranquillo e trasmette tutto questo anche alla squadra».

TIFOSI – «Ho la sensazione che i nostri tifosi, dopo che nella passata stagione non ci hanno sostenuto come avrebbero voluto a causa della pandemia, ora vogliano trasme».

SQUADRA GIOVANE – «Anagraficamente può essere vero, ma calcisticamente il discorso è differente. Qui ci sono elementi che abbinano grande personalità a una certa intraprendenza e spregiudicatezza, ma anche ragazzi che al di là dell’età hanno già maturato a livello professionale una grande esperienza. Penso a Maggiore, Erlic, Nikolau…».

PERCHE PORTIERE – «Mio nonno viveva vicino a Mosca. Era stato nell’esercito russo insieme a Yashin, si conoscevano. Poi le loro strade si divisero, così mi hanno raccontato a casa, e il fatto che uno di famiglia fosse stato amico dell’unico portiere capace di vincere il Pallone d’oro, mi ha fatto ovviamente fantasticare un po’…, trasmettendomi orgoglio».