L’Italia come la Spagna, arrivano le seconde squadre: lì funziona così…

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real madrid castilla
© foto Wikimedia Commons

Anche in Italia arrivano le seconde squadre secondo il modello mutuato dalla Spagna: ecco come funziona lì. Dal regolamento (promozioni e retrocessioni) al calciomercato…

Lo ha annunciato il vice-presidente federale Alessandro Costacurta: dall’anno prossimo anche in Italia ci saranno le seconde squadre – o squadre B, che dir si voglia – per tutti i club professionistici che vorranno averne una (leggi anche: SQUADRE B: L’ANNUNCIO DI COSTACURTA). Le squadre in questione, composte prevalentemente da under 21 con l’eccezione di un fuori-quota (un under 23) sono il metodo studiato dalla Federazione per favorire la crescita dei talenti (in special modo quelli italiani) che attualmente si trovano chiusi nei grandi club e che trovano poco spazio nei campionati di primissimo livello. Le seconde squadre prenderanno parte tramite un bando alla Serie C (dovrebbero sostituire tutti quei club che ancora oggi, per ragioni economiche, non riescono ad iscriversi al campionato) e potranno essere sia promosse in Serie B che retrocesse in Serie D con un’unica grossa limitazione: non potranno prendere parte alla medesima serie del loro club di riferimento (dove milita la prima squadra) per evitare ovviamente situazioni imbarazzanti e conflitti di interesse piuttosto palesi durante la stagione.

Un sistema – dicevamo – studiato dalla FIGC negli ultimi anni che però non è di certo nuovo e che anzi ricalca quasi in toto il sistema probabilmente più famoso: quello delle seconde squadre in Spagna. Le cosiddette “squadre riserve” in Liga sono state introdotte a partire dagli albori (anni ’30) assumendo poi nel corso del tempo una sempre maggiore rilevanza: basti pensare al caso del Real Madrid Castilla (la squadra B del più noto Real) che nel 1980 arrivò alla finalissima di Coppa del Re (la coppa nazionale) perdendo contro la prima squadra e che l’anno seguendo approdò addirittura in Europa, in Coppa delle Coppe (in quanto squadra sconfitta della coppa nazionale appunto, mentre il Real “ufficiale” approdava alla Coppa Campioni grazie alla vittoria del campionato) venendo però eliminata al primo turno della competizione dal West Ham United. Nel 1984 addirittura il Castilla vinse la Segunda Division (la Serie B spagnola) non ottenendo però alcuna promozione perché vietata da regolamento (non avrebbe potuto militare l’anno seguente nello stesso campionato del Real Madrid). Non è l’unico caso però: negli ultimi anni il Barcellona B si è spesso messo in mostra in Segunda Division B (la nostra Serie C) arrivando primo nel 2016/2017 e arrivando ben due volte terzo in Segunda Divison nel 2010/2011 e quindi in ultimo nel 2013/2014.

spagnaSeconde squadre in Spagna: come funzionano

Il modello spagnolo è stato nel corso degli anni spesso più o meno imitato: ne esiste uno simile in Germania (dal 2008 però non possono più partecipare alla coppa nazionale oltre che allo stesso campionato del loro club di riferimento), in Francia (dove le seconde squadre sono relegate ai campionato dilettantistici, non potendo accedere a quelli professionistici da regolamento), in Inghilterra (dove disputano un campionato a parte, il campionato delle riserve) e, dulcis in fundo, ne esisteva uno all’inizio del ‘900 anche in Italia (inserite prima in Seconda Categoria, l’attuale Serie B, poi addirittura in Prima Divisione, l’attuale Serie A, prima di essere declassate nell’immediato post-Seconda Guerra Mondiale in un campionato a parte, il Campionato Cadetti, che solo poi sarebbe diventato l’attuale Primavera).

Di certo però nel contesto iberico le seconde squadre sono in assoluto quelle che hanno ottenuto i migliori risultati portando benefici concreti ai club che le hanno introdotte e coltivate. Merito di un sistema che dà spazio unicamente ai giovani pur senza un regola precisa che ne limiti l’età (in tali squadre potrebbero giocare, per esempio, anche giocatori esperti, anche se ciò raramente avviene nella realtà concreta). Di più: la federazione spagnola dà libertà quasi assoluta alle squadre A e B di scambiarsi giocatori tra loro, anche al di fuori delle sessioni di mercato stabilite in estate ed in inverno, a patto però che si tratta di calciatori under 23 o giocatori under 25 dotati però già di un contratto professionistico. Non è tutto: spesso tali squadre sono dotate di un piccolo stadio ed hanno anche un discretissimo seguito (affluenza media di 4-5mila persone l’anno nelle partite casalinghe). Negli ultimi anni il movimento spagnolo ha ingrossato nettamente le proprie fila – e la propria capacità tecnica – grazie all’inserimento di preparatori ed allenatori preparati negli staff delle seconde squadre con risultati sotto gli occhi di tutti (basti pensare che nella Spagna campione del mondo 2010 gli unici giocatori convocati a non aver mai giocato in una seconda squadra erano Carlos Marchena e Fernando Torres, che avevano debuttato giovanissimi subito in prima squadra, e Cesc Fabregas, che era emigrato all’Arsenal non ancora maggiorenne). Non è un caso che i club stiano dando vita all’introduzione negli ultimi anni di squadre C…


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